I sì del mondo scientifico i nì della Rai al referendum

Votare, votare, votare. Per segnare quattro sì sui quattro quesiti referendari contro le assurdità dellalegge 40/05 sulla procreazione assistita. Lo dicono tre insigni biologi e genetisti che aderiscono al documento “Ricerca e Salute”: il premio Nobel per la Medicina e Presidente del “Salk Insititute For Biological Studies”, Renato Dulbecco; il biologo Vittorio Sgaramella, ordinario di biologia molecolare dell’Università della Calabria e il genetista Alberto Piazza, ordinario di Genetica Umana all’Università di Torino. La ritengono una legge antiscientifica.

«La Comunità scientifica non può accettare l’imposizione del divieto alla diagnosi pre-impianto sugli embrioni – dice Sgaramella – è un assurdo, una violenza inaudita contro la donna costretta a dover poi abortire entro il terzo mese di gravidanza». E questo per l’intangibilità o meglio la sacralità dell’embrione. «Mettiamoci davanti a un piccolo numero di cellule che viene chiamato embrione – suggerisce il Premio Nobel, Dulbecco – potergli prelevare una cellula per sapere se è affetto da malattie gravi mi pare un grande progresso medico, molto utile per l’uomo: proibirlo è un insulto alla medicina».

Un’imposizione religiosa dunque l’embrione persona umana che si scontra con l’evidenza scientifica, un ammasso di cellule per di più indifferenziate. «Se la legge ci impedisce di fare il nostro lavoro – sottolinea Dulbecco – ossia scoprire le malattie ereditarie per battere le patologie che affliggono l’umanità, non capisco perché si continui a far ricerca scientifica». «Meglio nessuna legge che la legge 40» aggiunge Sgaramella che di fatto condanna «tutti quelli che come Pincus si occupano di partogenesi».

Mentre dal mondo scientifico continuano ad arrivare appelli per il voto e per il sì, il Comitato per il referendum continua la sua protesta contro l’oscuramento che la Rai riserva alla consultazione referendaria. Ieri mattina ha organizzato un sit-in di protesta davanti al “cavallo” di Viale Mazzini.

«Abbiamo visto Cattaneo inchinarsi i giorni scorsi più volte davanti al Papa, fino a rischiare il colpo della strega – ha detto il radicale Capezzone – non chiediamo una tale prostrazione davanti alla Commissione di vigilanza Rai, ma semplicemente il rispetto delle regole». Tra i presenti al sit-in di protesta il segretario del Dipartimento donne dei Ds, Barbara Pollastrini, che indossando un cappello con su scritto «Referendum tabù» ha commentato: «La Rai nei suoi vertici e non nei suoi professionisti, ha deciso con una scelta politica, di dare una mano al fronte astensionista, sapendo che se il referendum raggiungesse il quorum, vincerebbero i sì».

Davanti all’entrata principale della Rai un piccolo palco e un microfono dove si sono alternati i rappresentanti, del Comitato per il sì, tra loro la parlamentare diessina Katia Zanotti che ha spiegato: «il nostro è un comitato trasversale che riunisce molte associazioni, tra le quali l’Arcigay, e diverse forze politiche. Il presidente del comitato è il repubblicano Antonio Del Pennino, e spazia dal Comunisti italiani, ai Verdi fino ai Radicali». Per informazioni sulle attività del Comitato: www. comitatoreferendum.it.