I grandi temi della sanità e il partito democratico

di Ignazio Marino
Caro Direttore, la prima volta che ho discusso di politica con Walter Veltroni risale a dieci anni fa. Lui era a Washington in qualità di vice-presidente del Consiglio con Bill Clinton, io ero un chirurgo specializzato in trapianti d’organo, emigrato negli Stati Uniti da undici anni e vivevo tra la sala operatoria ed il laboratorio di ricerca.

Abbiamo condiviso alcuni pensieri tra cui l’idea di realizzare un grande partito riformista in grado di guidare l’Italia nel processo di modernizzazione necessario. Oggi abbiamo la possibilità di trasformare le ambizioni in atti concreti ed ho visto nascere e crescere il consenso attorno a Walter Veltroni tra i senatori dell’Ulivo, me compreso.

Mi pongo però qualche domanda e mi sembra giusto farlo pubblicamente perché credo così debba essere se si desidera rivolgersi ad una vasta parte della società che chiede rappresentanza. Penso che non possiamo ignorare alcuni temi cruciali per il timore che dal confronto emergano le diversità. Nei mesi scorsi abbiamo conosciuto e condiviso le drammatiche vicende di Piergiorgio Welby e Giovanni Nuvoli che, coraggiosamente, hanno reso pubblica la loro sofferenza sollevando il velo sulla difficile questione dell’assistenza ai malati terminali e l’autodeterminazione nella scelta delle terapie. Esistono strutture specializzate, gli hospice, dove i pazienti nelle ultime fasi della vita sono assistiti da una medicina umanizzata basata sulla riduzione del dolore e sull’accompagnamento sereno verso il momento più importante della vita. Queste strutture sono complessivamente 120, ma solo 17 nel centro-sud dove vivono più di venti milioni di italiani. I conti non tornano, soprattutto di fronte ad una popolazione che invecchia e che diviene, quindi, più fragile. Ampliando il ragionamento non possiamo ignorare che dei nostri 1066 ospedali più di 500 sono stati costruiti prima del 1940. Un’età che male si concilia con le esigenze della medicina moderna. Come armonizzare il contenuto di una scienza in rapidissima evoluzione con i contenitori, le strutture edilizie degli ospedali? Sarebbe come voler mettere il motore di una fiammante Ferrari nel telaio della cara, vecchiotta Topolino! Siamo disponibili ad avviare un piano di grandi opere per ricostruirli con investimenti che definirei epocali?

Ritornando a Welby e Nuvoli: come affrontare la questione dell’autodeterminazione dell’individuo nella scelta delle terapie e dei supporti tecnologici a cui si vuole o non si vuole essere sottoposti? Il .Partito Democratico si impegnerà a difendere la libertà di scelta delle cure come un diritto inalienabile di ogni paziente? Un diritto del quale io sono profondamente convinto, ma la risposta non è scontata basti ricordare che Rosy Bindi, donna coraggiosa e di grande esperienza politica in campo sanitario, ha affermato proprio dalle pagine di questo giornale che non si possono sospendere le terapie ad un paziente che le ritiene sproporzionate e per le quali intende ritirare il proprio consenso in piena coscienza e lucidità, insomma che le richieste di Piergiorgio Welby non andavano accettate. Le posizioni di Rosy Bindi, assolutamente legittime, sono dunque note. Ma come pensa di affrontare questi temi Walter Veltroni?

Immaginiamo anche un’altra situazione: due persone che convivono da trent’anni, si amano, hanno condiviso momenti felici e difficoltà. Uno dei due viene ricoverato per un infarto e si trova tra la vita e la morte; l’altro resta al di là del muro della rianimazione perché non ha un certificato di matrimonio e quindi, secondo la legge, non può partecipare alle decisioni terapeutiche e non potrebbe nemmeno entrare nel reparto per accarezzare la fronte dell’affetto che rappresenta tutto il suo mondo. E’ accettabile lasciare in sospeso questi problemi, che riguardano almeno un milione di italiani che hanno scelto di vivere insieme senza sposarsi? lo non credo che la famiglia tradizionale, che costituisce il nucleo della società, fortemente radicata nella storia e nella cultura laica e religiosa dell’Umanità, si difenda limitando la libertà altrui o proibendo forme alternative di convivenza.

Un partito nuovo, che tra i suoi obiettivi ha anche quello di coltivare un continuum tra la politica e la società civile, come si comporterà di fronte a temi che possono creare divisioni? Un partito forse non ha il compito di formare le coscienze, ognuno è libero di seguire il proprio credo ed i propri principi; ma un partito deve tracciare linee di indirizzo, e chi vi aderisce non dovrebbe sentirsi vincolato? Su questo serve chiarezza.

Queste sono le riflessioni di un uomo che è anche medico, di un cattolico, di chi ha scommesso sul suo paese, di un rappresentante di quella società civile che è pronta a sostenere Walter Veltroni con entusiasmo ma che cerca punti di riferimento rispetto a questioni sulle quali le domande restano più che mai aperte.