Per il rilievo delle questioni in gioco consideriamo l’astensione una fuga dalle nostre responsabilità di cittadini e di giuristi. Intendiamo affermare e tutelare i diritti fondamentali oggi calpestati dalla legge 40 sulla fecondazione assistita.
Le norme che riconoscono all’embrione, fin dal primo momento della sua formazione, la qualità di soggetto titolare di diritti introducono una vistosa incoerenza nel nostro ordinamento che riconosce capacità giuridica ai soggetti solo in seguito alla nascita.
Viene rimesso in discussione il delicato equilibrio già fissato prima dalla giurisprudenza costituzionale e poi dalla legge 194 sulla interruzione volontaria di gravidanza, tra la tutela del processo vitale dell’embrione e i diritti della madre alla vita, alla salute e alla dignità.
Questi diritti vengono ora compressi restringendo la libera scelta della donna e della coppia, rendendo arbitrariamente più arduo il ricorso a tecniche che possono favorire la procreazione e la vita. I divieti che negano la libertà di decisione della donna in ordine alla sua gravidanza e al suo corpo contrastano con la legge 194 ed aprono la strada alla sua revisione.
Limitando la fecondazione assistita alle coppie per le quali l’infertilità o la sterilità siano state sicuramente e definitivamente accertate, si introduce una irragionevole disparità di trattamento, in contrasto con i principi costituzionali.
Le norme che vietano di produrre più di tre embrioni, che proibiscono ogni diagnosi circa eventuali malattie ed obbligano al loro immediato impianto sono in contrasto con l’articolo 32 della Costituzione, laddove esso riconosce e tutela il diritto di ogni cittadino alla salute. Infatti i trattamenti sanitari obbligatori sono ammessi solo se disciplinati con legge e se finalizzati alla tutela della salute. In questo caso avviene il contrario: non solo viene messa a rischio la salute della donna, ma anche quella del nascituro, incentivando assurdamente il ricorso all’aborto terapeutico.
Le norme che impediscono la ricerca scientifica sulle cellule staminali embrionali, finalizzate alla cura di gravi malattie come l’Alzheimer, il Parkinson, il diabete e la sclerosi comprimono irragionevolmente un altro diritto fondamentale: la libertà della ricerca e della scienza fissata nell’articolo 33 della Costituzione. Il diritto della scienza è qui ancora più forte e meritevole di tutela, poiché esso non è che un mezzo per favorire l’ampliamento del diritto alla salute.
Infine, il divieto assoluto della cosiddetta fecondazione eterologa comprime la libera determinazione dei coniugi incidendo negativamente sui diritti della famiglia. Esso è il prodotto di una visione materialistica della genitorialità, già ampiamente superata nel diritto italiano degli ultimi decenni.
Hanno aderito:
I professori universitari : Michele Ainis, Salvatore Aloisio, Ernesto Bettinelli, Antonello Calore, Enzo Cheli, Adolfo Di Majo, Giovanni Fiandaca, Alfredo Galasso, Stefano Rodotà, Tania Groppi, Carlo Federico Grosso,Enrico Grosso,Giorgio Pighi, Cesare Pinelli, Luisa Torchia, Maria Grazia Scacchetti, Alessandro Somma, Paolo Storchi , Gianfranco D’Alessio, Costantino Visconti, Vittorio Villa, Gragorio Arena, Paolo Ridola, Stefano Ceccanti, Marco Cammelli, Mauro Volpi, Gianmario Depuro, Silvio Gambino, Oreste Massari.
Parlamentari: Massimo Brutti, Luciano Violante, Giuseppe Ayala, Franco Bassanini, Sandro Battisti (margherita), Francesco Bonito, Guido Calvi, Elvio Fassone, Anna Finocchiaro, Giacomo Mancini, Andrea Manzella, Riccardo Marone, Luigi Olivieri, Cesare Salvi, Vincenzo Siniscalchi, Francesco Carboni, Antonio Soda, Massimo Villone. Luigi Berlinguer, componente laica Csm, Augusto Barbera, costituzionalista, Mario Papa, Presidente Aiga, Massimo Pineschi, avvocato e Presidente Consiglio Regionale del Lazio, Oliviero Di liberto, Docente universitario e Segretario Comunisti Italiani, Elena Paciotti Fondazione Basso, Gianni Di Cagno, avvocato Fondazione Italianieuropei.