I diritti dimenticati

di Stefano Rodotà

Negli ultimi giorni l’agenda  elettorale è cambiata.  Sembrava che i te-  mi riguardanti i diritti civili, le  questioni «eticamente sensibili»  dovessero rimanerne fuori,  per una tacita intesa tra i grandi  contendenti, timorosi di discussioni  difficili che potevano  rendere più polemici i confronti,  e così provocare divisioni all’interno  di Pd e Pdl. Le cose sono  andate diversamente.   

Perché qualche irriducibile non si rassegnava  a questa rimozione e, soprattutto,  perché una cronaca impietosa  mostrava una realtà insensibile agli   ammiccamenti tra i partiti, com’è avvenuto  a Napoli quando una donna che aveva appena  interrotto una difficile gravidanza si è trovata  nelle mani della polizia.

Da qui una  fiammata di consapevolezza, con le donne  che si riprendono la piazza e la parola; con  categorie professionali abitualmente assai  prudenti, come quella dei medici, che assumono  posizioni nette; con l’arrivo nel Pd delle  candidature «scandalose» dei radicali e di  Umberto Veronesi.   Qualcuno dirà, ancora una volta, che le elezioni  si vincono dando risposte precise ai bisogni  materiali, che oggi sono quelli dell’economia,  del fisco, del lavoro, della crescita dei prezzi,  della sicurezza. In tempi tanto difficili, i diritti  civili vecchi e nuovi appartengono ad un «secondo  tempo» della politica, sono un lusso che  ci si può permettere solo dopo aver risolto le  questioni davvero urgenti. «Prima la pancia, poi  vien la morale»- canta alla fine del secondo atto  dell’Opera da tre soldi di Bertolt Brecht Al re dei  mendicanti», Mackie Messer.

Ma può la politica  vivere senza ideali, senza gettare il suo sguardo  aldilà delle contingenze, non per sfuggire ad esse,  ma per coglierne il significato più profondo?  «L’uomo non vive di solo pane, ma di ogni parola che viene  dalla bocca di Dio».

Anche il non credente  coglie in questo passo del Vangelo di Matteo  un insegnamento che non può essere trascurato,  e che consiste appunto nella necessità  di trarre ispirazione da qualcosa che non consista  solo nell’amministrazione del quotidiano.   Ma-si può ancora obiettare – tutti i sondaggi  ci mostrano che temi come il testamento biologico  o le unioni di fatto raccolgono un consenso  modesto.   Ora, a parte la considerazione che i risultati  dei sondaggi sono fortemente influenzati dal  momento in cui sono effettuati e dal modo in cui  sono strutturate le domande, l’esistenza di un  gruppo di elettori sia pur limitato, ma che farà le  sue scelte proprio in base al modo in cui i partiti  si pronunceranno su quelle questioni, deve far  riflettere quanti sottolineano che il risultato  elettorale dipenderà probabilmente dall’orientamento  di fasce ristrette dell’elettorato.

E, se si  vuole rimanere nella dimensione dei sondaggi,  vale la pena di ricordare che, quand’era ministro  della Salute, Umberto Veronesi aveva un gradimento  altissimo, superiore a quello degli altri  suoi colleghi di Governo.   Nasce forse da qui il risentimento di alcuni  ambienti perle candidature dei radicali e di Veronesi,  per il comunicato sui temi della nascita  della Federazioni dei medici. Si chiede chiarezza,  ma in realtà si è disturbati proprio dal fatto  che quelle candidature sono chiarissime, comprensibili per i cittadini senza distorsioni tattiche.  Disturbano perché rifiutano il monopolio  Dell’etica da parte di chicchessia, perché manifestano  convinzioni forti, ma in nome del dialogo  e del confronto, non della pretesa di schiacciare  gli altri sotto il peso di «valori non negoziabili».

 È buona cosa per la democrazia quando  tutte le opinioni possono stare in campo con  eguale forza e dignità.   Alle considerazioni contenute nel comunicato  della Federazione di medici dovrebbero essere  riservati lo stesso rispetto e attenzione che  ambienti e giornali cattolici dedicarono, qualche  settimana fa, a quel che disse un gruppo di  primari medici romani sulla necessità di rianimare  i feti nei casi di aborti tardivi. Si è sostenuto,  da parte dell’«Avvenire», che quel testo non  corrisponde al documento effettivamente votato.  Chiarimenti a parte su questo aspetto, è bene  ricordare che lo stesso giornale riconosce che  nella Federazione sono ufficialmente emerse  posizioni critiche sulla legge sulla procreazione  assistite e di pieno sostegno alla legge sull’aborto  ed alla pillola del giorno dopo.

Come si diede  piena legittimità alla privata presa di posizione  dei primari romani, allo stesso modo si deve riconoscere  rilevanza ad una posizione espressa  nell’ambito della massima organizzazione dei  medici, se non altro perché smentisce la tesi tante  volte avanzata di un massiccio rifiuto dei medici  delle nuove tecniche che la scienza mette a  disposizione delle donne.   Arricchita l’agenda elettorale con gli includibili  temi che riguardano la vita delle persone e i  loro diritti, si tratta ora di vedere come questa  novità sarà gestita politicamente.

La salute si  presenta giustamente come un tema centrale,  che sollecita l’auto candidatura di Giuliano Ferrara  ad occupare quel ministero e fa nascere il timore  che, invece, il ministro possa essere proprio  Umberto Veronesi. Al futuro ministro, quale  che sia, conviene ricordare che, proprio in materia  di salute, l’articolo 32 della Costituzione  stabilisce che «la legge non può in nessun caso  violare i limiti imposti dal rispetto della persona  umana». É, questa, una delle dichiarazioni più  forti della nostra Costituzione, poiché pone al  legislatore un limite invalicabile, più incisivo  ancora di quello previsto dall’articolo 13 per la  libertà personale, che ammette limitazioni sulla base  della legge e con provvedimento motivato  del giudice.

Nell’articolo 32 si va oltre. Quando  si giunge al nucleo duro dell’esistenza, alla  necessità di rispettare la persona umana in  quanto tale, siamo di fronte all’indecidibile.  Nessuna volontà esterna, fosse pure quella coralmente  espressa da tutti i cittadini o da un Parlamento  unanime, può prendere il posto di  quella dell’interessato.

Il governo del corpo e  della vita appartiene all’autonomia della persona.  Un principio non ispirato da una deriva individualistica,  ma memore dell’orribile sperimentazione  dei medici nazisti, processati proprio  mentre si scriveva la nostra Costituzione. E  da quella esperienza nacque il Codice di Norimberga,  che subordina ogni intervento sul corpo  al consenso dell’interessato.   Tornando al presente, si deve sperare che non  si avvii una spirale «compensativa», un bilanciamento  affidato a candidature cattoliche.

Se così  fosse, il Pd diverrebbe prigioniero di una schizofrenia  paralizzante, la stessa che nella passata  legislatura ha impedito ai disegni di legge sul testamento  biologico e sulle unioni di fatto di arrivare  in aula. E, poiché è tempo di programmi e  di promesse e Veltroni ha parlato della immediata  presentazione in Parlamento di una serie  di proposte se vincerà il suo partito, si può chiedere  un altro impegno.

Qualora il Pd non raggiunga  la maggioranza, presenti lo stesso le sue  proposte e usi gli spazi e i tempi riservati alle opposizioni  dai regolamenti parlamentari per  chiederne la discussione e sollecitarne il voto.   Certo, in questo modo si corre il rischio della  bocciatura. Ma sarebbe peggiore il silenzio, e il  rifiuto di chiedere il consenso sociale, di promuovere  in concreto la cultura dei diritti. Vi sono  comportamenti «impolitici» che sono il miglior antidoto all’antipolitica.