Gli Ogm, l’Europa e i diritti

Sole24ore

FERMO POSTA – In questa rubrica ospitiamo ogni settimana la lettera di un lettore a un collaboratore della «Domenica» e la risposta del destinatario. Le lettere, della lunghezza massima di 4o righe per 6o battute, vanno inviate a «Il Sole 24 Ore Domenica», via Monte Rosa 91, 20149 Milano, oppure per email, al seguente indirizzo: fermoposta@ilsole24ore.com

L’ articolo di Armando Massarenti «Domande contaminate sugli Ogm », pubblicato il 10 giugno, introduce un ragionamento diverso dalla tesi prevalente secondo cui i ciliegi e gli olivi transgenici dell’Università della Tuscia non avrebbero potuto contaminare i campi adiacenti in quanto sterili. L’autore sceglie invece dimettere in discussione la necessità di appurare l’eventuale passaggio del transgene a piante tradizionali dando ciò come dato acquisito. Tanto acquisito che la Fondazione diritti genetici avrebbe chiesto lo svolgimento delle ricerche in tal senso per alimentare le fobie del pubblico. Ora, aldilà del fatto che la proposta della Fondazione andava oltre la verifica sulla contaminazione da piante Gm comprendendo la caratterizzazione biochimica e proteomica della piante Ogm e lo studio della rizosfera, non è certo invocando lo spettro del creazionismo e dell’oscurantismo scientifico che si risolvono le cose Se c’è stata contaminazione (termine adottato dalla legislazione europea, piaccia o meno)del transgene o se i semi di piante Gm sono finiti lontano trasportati dagli uccelli dando vita a nuove piante Gm non è un dato da poco dal momento che dimostrerebbero che le forme di contenimento, che sono parte integrante del protocollo di ricerca, non hanno funzionato. Sotto il profilo giurisprudenziale ciò corrisponderebbe all’immissione in ambiente di eventi transgenici non autorizzati, ovvero un atto illegale. Tutto ciò detto, noi, a differenza di Massarenti, non siamo affatto sicuri che la contaminazione sia avvenuta, fatto che vorremmo appurare con l’approssimazione che una tale ricerca implica. Non entro nemmeno nel merito delle superficiali considerazioni di carattere tecnico proposte dall’autore dal momento che in ballo c’è qualcosa di diverso, ovvero il tentativo di legittimare ciò che legittimo non è, di derogare alle regole del gioco presentando le leggi come ostacoli contro la scienza. Un atteggiamento assai pericoloso di dogmatismo scientista che rischia di allargare ancora di più il solco tra ricerca e pubblico.

Fabrizio Fabbri Direttore scientifico Fondazione diritti genetici

Gentile Fabrizio Fabbri, la fondazione che lei dirige, oltre ad avere un nome assurdo, è nota per aver ricevuto ingenti finanziamenti pubblici che hanno lo scopo non di promuovere ma di bloccar la ricerca. Per favore non alimenti ulteriormente gli sprechi e si accontenti di far rispettare le leggi demenziali che il nostro Paese si è dato in tema di Ogm. L’Italia è l’unico Paese che, in nome di un mal interpretato principio di precauzione, ha bloccato interamente la ricerca in questo campo da più di un decennio. Anche punto vuole spingere il nostro anacronismo e il nostro oscurantismo? Nel 2010 la Commissione europea ha concluso le sperimentazioni sulla sicurezza degli Ogm finanziati con soldi pubblici (7o milioni di euro) affermando che «non esistono prove scientifiche che provochino rischi più elevati per l’ambiente o perla sicurezza dei prodotti alimentarie animali, rispetto alle colture e agli organismi tradizionali». Non le basta? Dall’Unione europea la settimana scorsa è arrivata un’altra chiara indicazione: non è più consentito agli Stati membri vietare a livello nazionale la coltivazione di Ogm. I veri diritti da difendere dunque sono quelli dei nostri coltivatori, che non meritano di essere boicottati da istituzioni inutili come quella da lei diretta. Armando Massarenti