Per Francesca Merzagora, l’Italia sta imboccando la strada della Germania: «Sette milioni di tedeschi hanno depositato un testamento biologico anche senza nessuna normativa ad hoc – ricorda -. E’ il segno che se non si fa presto a mettere a punto una legge si svilupperanno iniziative autonome. Un altro esempio viene dall’Olanda, dove vent’anni fa è nata una mobilitazione popolare a favore dell’eutanasia». Ma il presidente della commissione Sanità del Senato, Ignazio Marino, azzarda una previsione: entro maggio potrebbe arrivare in aula al Senato un disegno di legge unico sul testamento biologico, «Il Parlamento deve affrontare la questione sottolinea il ministro della Salute, Livia Turco, nel corso di una registrazione di Porta a Porta -. Finora il tema è stato poco trattato».
Già mille i testamenti biologici alla Fondazione di Veronesi
La legge sul testamento biologico tarda ad arrivare, ma poco importa: «La società civile si è già organizzata per opporsi autonomamente all’accanimento terapeutico». Francesca Merzagora guida il comitato della Fondazione Umberto Veronesi che da quasi un anno si batte a favore delle «Direttive di volontà anticipata» , il documento che permette di dichiarare in anticipo le cure mediche che si vogliono ricevere e quelle a cui si intende rinunciare quando non si sarà più in grado di decidere: «I numeri dicono che i cittadini sono pronti a esprimersi – rileva la Merzagora -. Alla nostra fondazione sono stati depositati oltre mille testamenti biologici». Mentre il caso Welby fa ancora discutere, cresce il movimento a favore del living will, fortemente sostenuto dallo scienziato Umberto Veronesi. Ieri la presentazione a Roma del nuovo libro dell’oncologo (Nessuno deve scegliere per noi) è stata l’occasione per contare, per la prima volta, gli italiani che hanno deciso di opporsi alle cure obbligate facendo ricorso ai moduli scaricabili dal sito www.fondazioneveronesi. it: «I tempi per una legge sono maturi – osserva Veronesi -. Sarebbe un passo importante, Umberto Veronesi ma paradossalmente non è indispensabile perché i cittadini si stanno già muovendo singolarmente».