Senza aiuti pubblici, gli scienziati sono costretti a battersi a ‘mani nude” contro malattie fin qui considerate incura bili e per le quali oggi, grazie alle cellule staminali, cominciamo a ipotizzare soluzioni terapeutiche. Ma non è solo questo: bocciando senza appello la ricerca che utilizza embrioni, il governo rinuncia a fissare standard, procedure e garanzie a livello federale. Un vuoto che complica enormemente lo sviluppo di un sistema di regole che possa essere accettato sul piano internazionale in un campo, quello della genetica, oggettivamente molto delicato e non solo per questioni di ordine etico e religioso”.
Il «veto” che il presidente Bush intende porre anche su una versione molto circoscritta della legge sull’utilizzo di embrioni umani a fini di sperimentazione, discussa martedi sera dal Congresso, allarma Gerald Fischbach, preside della facoltà di medicina della Columbia, un neurobiologo considerato tra le maggiori autorità mondiali nel campo della ricerca genetica (l’anno scorso ha presieduto il «forum” delle Nazioni Unite sulle staminali). Dì pari passo con il progredire della ricerca, fioriscono speranze ma anche paure: impiantando un numero crescente di cellule dell’uomo negli animali non rischiamo di dare vita a “chimere” capaci di reagire e comportarsi come esseri umani? Esiste, anche al di là dei convincimenti religiosi, un limite oltre il quale la sperimentazione sugli embrioni va sospesa? Si può aprire la strada alla cosiddetta medicina rigenerativa senza vivere nell’incubo della clonazione dell’essere umano? E, se le cellule staminali diventeranno il motore di vere e proprie fabbriche di organi di ricambio per i nostri corpi malati o invecchiati, fino a che punto sarà lecito spingersi nello sfidare la «mortalità