di Dacia Maraini
Cosa sta succedendo alla Chiesa di casa nostra che si fa ogni giorno più arcigna, più intollerante, più aggressiva? E’ la paura che la spinge a rinnegare la tradizionale intelligenza politica, lo spirito di adeguamento che l’ha tenuta in piedi per millenni? O si tratta di una reazione, forse anche meditata, al fondamentalismo islamico che ci circonda? Quasi a dire: a un estremismo rispondiamo con un altro estremismo, per non farci schiacciare? Oppure è la consapevolezza di stare perdendo terreno con precipitosa velocità a suscitare il bisogno di azionare tutti i freni, compresi quelli che faranno ribaltare il veicolo? Mi hanno colpito le parole del Papa che dal Brasile ha condannato sia l’aborto che l’uso dei contraccettivi.
Strana e ripetuta contraddizione che la Chiesa ripropone con spavalda incoscienza. La logica vorrebbe che proprio per non abortire si ricorra ai contraccettivi. Se tutte le coppie del mondo usassero gli anticoncezionali, anche il semplice e meccanico preservativo, non ci sarebbero più gravidanze indesiderate. E se non ci fossero gravidanze indesiderate, non ci sarebbero aborti. Quindi la battaglia dovrebbe essere per una maternità responsabile: fare un figlio quando lo si può crescere con un minimo di cura e di affetto, non farlo prevenendo la concezione. C’è una illogicità assoluta, anzi direi una pretesa irresponsabile in questa condanna di ogni forma di regolamentazione delle nascite. Una illogicità di fronte alla quale storicamente le coppie si sono sempre arrangiate. Facendo prosperare il grande affare degli aborti clandestini. E a questo che si vuole tornare? La condanna dell’aborto non ha mai fermato l’aborto, l’ha solo cacciato nelle zone oscure della società, dove le donne morivano di setticemia, e i medici si arricchivano. Doppiamente irresponsabile questo rifiuto dei contraccettivi oggi che sappiamo essere la sola protezione contro una malattia contagiosa che sta distruggendo tante famiglie, uccidendo tanti bambini innocenti. Di tutti i preti coraggiosi che ho conosciuto in Africa non ce n’era uno che fosse d’accordo con questa assurda pretesa. A dispetto delle regole e forse col consenso tacito delle gerarchie lontane, gran parte dei missionari hanno favorito e continuano a favorire l’uso dei preservativi. Non è una ipocrisia dichiararne pubblicamente il bando? Mi hanno scandalizzato le parole del monsignor Betori, segretario della Conferenza episcopale italiana. Non un prete qualsiasi che esprime un parere personale, ma il rappresentante della Chiesa ufficiale, che non viene smentito pubblicamente quando, con parole grossolane inveisce contro le donne che abortiscono, contro gli omosessuali, contro chi è favorevole al’leutanasia, contro coloro che riflettono sui testamento biologico, mettendoli tutti sullo stesso piano e chiamandoli «fomentatori di guerre e terrorismo» . «Sarebbero loro i responsabili dei mali del mondo» scrive Chiara Saraceno sulla Stampa, «non i dittatori politici ed economici che fomentano guerre etniche e religiose, non gli sfruttatori di donne e bambini, non i mercanti di uomini, e neppure di coloro che in nome della morale sessuale si oppongono all’utilizzo di semplici precauzioni per evitare il diffondersi dell’Aids che solo in alcune parti del mondo fa ancora più stragi delle guerre civili». Possibile che in questo momento difficile, di contrasti e paure, la Chiesa voglia contribuire a dividere gli italiani – anziché trovare ragioni per unirli e rappacificarli? Possibile che in questo forzato ripensamento dei rapporti col diverso, la Chiesa voglia gridare all’untore nei riguardi degli omosessuali, delle coppie non sposate, dei figli nati fuori dal matrimonio?
Strana e ripetuta contraddizione che la Chiesa ripropone con spavalda incoscienza. La logica vorrebbe che proprio per non abortire si ricorra ai contraccettivi. Se tutte le coppie del mondo usassero gli anticoncezionali, anche il semplice e meccanico preservativo, non ci sarebbero più gravidanze indesiderate. E se non ci fossero gravidanze indesiderate, non ci sarebbero aborti. Quindi la battaglia dovrebbe essere per una maternità responsabile: fare un figlio quando lo si può crescere con un minimo di cura e di affetto, non farlo prevenendo la concezione. C’è una illogicità assoluta, anzi direi una pretesa irresponsabile in questa condanna di ogni forma di regolamentazione delle nascite. Una illogicità di fronte alla quale storicamente le coppie si sono sempre arrangiate. Facendo prosperare il grande affare degli aborti clandestini. E a questo che si vuole tornare? La condanna dell’aborto non ha mai fermato l’aborto, l’ha solo cacciato nelle zone oscure della società, dove le donne morivano di setticemia, e i medici si arricchivano. Doppiamente irresponsabile questo rifiuto dei contraccettivi oggi che sappiamo essere la sola protezione contro una malattia contagiosa che sta distruggendo tante famiglie, uccidendo tanti bambini innocenti. Di tutti i preti coraggiosi che ho conosciuto in Africa non ce n’era uno che fosse d’accordo con questa assurda pretesa. A dispetto delle regole e forse col consenso tacito delle gerarchie lontane, gran parte dei missionari hanno favorito e continuano a favorire l’uso dei preservativi. Non è una ipocrisia dichiararne pubblicamente il bando? Mi hanno scandalizzato le parole del monsignor Betori, segretario della Conferenza episcopale italiana. Non un prete qualsiasi che esprime un parere personale, ma il rappresentante della Chiesa ufficiale, che non viene smentito pubblicamente quando, con parole grossolane inveisce contro le donne che abortiscono, contro gli omosessuali, contro chi è favorevole al’leutanasia, contro coloro che riflettono sui testamento biologico, mettendoli tutti sullo stesso piano e chiamandoli «fomentatori di guerre e terrorismo» . «Sarebbero loro i responsabili dei mali del mondo» scrive Chiara Saraceno sulla Stampa, «non i dittatori politici ed economici che fomentano guerre etniche e religiose, non gli sfruttatori di donne e bambini, non i mercanti di uomini, e neppure di coloro che in nome della morale sessuale si oppongono all’utilizzo di semplici precauzioni per evitare il diffondersi dell’Aids che solo in alcune parti del mondo fa ancora più stragi delle guerre civili». Possibile che in questo momento difficile, di contrasti e paure, la Chiesa voglia contribuire a dividere gli italiani – anziché trovare ragioni per unirli e rappacificarli? Possibile che in questo forzato ripensamento dei rapporti col diverso, la Chiesa voglia gridare all’untore nei riguardi degli omosessuali, delle coppie non sposate, dei figli nati fuori dal matrimonio?