Fra moratoria e libertà

di Stefania Rossini

Cara Rossini, sono sconcertato, dispiaciuto e anche indignato. Da almeno due settimane sembra che in Italia ci sia un problema urgente e gravissimo che incombe sulla società civile, che incide sulle vite di tutti noi, che pesa "come un macigno". La precarietà del lavoro? La crisi istituzionale? L`attuale stallo politico? Macché, si tratta di una legge varata più di trent`anni fa e confermata da un referendum che dà alle donne la possibilità di interrompere una gravidanza non desiderata. La campagna contro questo diritto, che fu giustamente chiamato "civile" e che oggi con l`uso improprio della parola "moratoria" viene equiparato alla pena di morte impartita da uno Stato, ignora volutamente che esso fu conquistato dopo un dibattito che allenò le coscienze a distinguere tra moralità e moralismo. E una campagna pressante e al tempo stesso inesistente. Pressante, perché grazie alla potenza caratteriale del suo promotore, Giuliano Ferrara, i giornali traboccano di interventi e commenti. Inesistente, perché, come ha notato Emma Bonino, non tocca la vita e i pensieri delle persone vere. Non so dove porterà tutto ciò, forse si sgonfierà presto come molti fracassi mediatici, forse darà respiro ai cattolici più intransigenti e ci farà arretrare davvero rispetto al resto dell`Europa e del mondo civilizzato.

Lucio Tomassini

Pubblico la sua lettera, tra le molte che arrivano sul tema, perché propone una sintesi convincente del successo della cosiddetta "moratoria sull`aborto", che già nel termine avvicina la donna al boia. È un salto di qualità lessicale che fa strame delle consapevolezze e delle legalità, dei problemi reali e dei numeri. Nell`abile tela tessuta da un grande comunicatore, tutto è sommerso da un fiume di parole che porta sempre li: all`asserzione che l`aborto è l`omicidio di un bambino. Quindi non si discute, non si cercano strade migliori o alternative, ma si minacciano le coscienze e si interdisce il pensiero. Ho visto, in questi giorni, donne piangere calde lacrime al ricordo degli aborti passati. La predicazione, quando è cosa perentoria, sa risvegliare colpe mai sopite. Ma le incattivisce, le rende sterili e vane. Asciugate le privatissime lacrime, quelle stesse donne tornano a dire che lo rifarebbero. Perché ieri come oggi, come ogni donna in ogni tempo, di una cosa sola sono sicure: non c`è vita se non c`è l`accoglienza del corpo e della mente di una donna che si fa madre.