Paola Di Caro
IL CASO AN – Una sollevazione. Corale, al grido di «inaccettabile» (Alemanno), «incredibile», (Tremaglia), «sconcertante» (Mantovano). Sintetizzata brutalmente da un critico di lungo corso come Publio Fiori: «A questo punto, o Fini lascia An, o An lascia lui». Ha provocato un terremoto vero l’intervista di Gianfranco Fini al Corriere della Sera , nella quale il vicepremier ribadisce il suo sì a tre dei quattro quesiti referendari sulla fecondazione e soprattutto sferza chi sceglie la strada «diseducativa» dell’astensione. Un affronto, così sono dunque vissute le parole di Fini da gran parte del suo partito, che nella quasi totalità (almeno del gruppo dirigente) ha scelto proprio «l’astensione attiva», come la chiama il ministro Alemanno, per far sentire la propria voce. Così, si capisce come contro il segretario si rivoltino in tanti, e a suo favore si schierino in pochi, tanto che l’unico commento scorato del vicepremier è un «in questa società c’è chi continua a usare la clava, a demonizzare, tanto che discutere pacatamente è sempre più difficile…».
Certo, nello stato maggiore di via della Scrofa pochi mettono direttamente Fini sul banco degli imputati per aver espresso la sua scelta di «coscienza», che è «legittima» ed è stata dal leader ampiamente annunciata: «Rispetto la sua posizione, anche se io mi asterrò», dice per esempio Maurizio Gasparri, mentre il ministro Mario Landolfi ritiene che la scelta del vicepremier non crei «nessun problema ad An» e dunque Fiori sbaglia a dare aut aut».
C’è poi chi plaude a Fini, come Ida Germontani, perché «non fa lo struzzo», come Giuseppe Consolo secondo il quale «chi lo critica non ne sa cogliere la strategia di ampio respiro», come i deputati Raisi, Strano e Scalia orgogliosi di un partito «della destra pragmatica e riformista». Ma sono eccezioni. Perché anche da parte di chi come Altero Matteoli riconosce a Fini «il diritto di spiegare la sua scelta» c’è un rimprovero: «Se si sceglie la libertà di coscienza non si deve voler portare altri sulle proprie convinzioni». E non fatica a parlare di «errore» del capo il coordinatore Ignazio La Russa: «Premesso che non c’è da drammatizzare, che non sono né sconvolto né scandalizzato né sconcertato, dico che Gianfranco poteva evitare di definire “diseducativa” la scelta dell’astensione. Ma non si può per questo dare di lui un giudizio strabico: anche lui, come tutti, può fare cose giuste e cose sbagliate».
Insomma, si capisce che anche in chi non vorrebbe creare un caso devastante, il problema è ben presente. Gaetano Rebecchini annuncia che si autosospende da An, Teodoro Bontempo chiede un congresso straordinario, sottovoce qualcuno si dispera perché non si sa «cosa stia succedendo a Fini», e c’è chi vede sempre più concreta l’ipotesi di una candidatura di Alemanno alla segreteria alternativa a quella di Fini, magari già a luglio quando si terrà l’assemblea nazionale. D’altra parte, Alemanno ieri è stato molto duro: «Le affermazioni di Fini sono sbagliate e inaccettabili» visto che «l’astensionismo è l’unica posizione giusta per chi rifiuta questo referendum». Per cui, ha continuato il ministro «non c’è alcuna lotta di potere all’interno di An, ma dei temi su cui la maggioranza del partito non vuole transigere».
E che la situazione sia seria, d’altronde, lo conferma La Russa: «Se Fini oggi è più debole? Tutti lo siamo: l’Italia, il centrodestra, An, ciascuno di noi… È un momento di grande fibrillazione, in ballo c’è il partito unico, ci sono le elezioni, le candidature, c’è un nuovo sistema da mettere in piedi dopo che sono state azzerate le correnti, abbiamo un grosso vuoto ora… Ma c’è l’assemblea nazionale per discutere e confrontarci, e da lì ripartire».
Certo, nello stato maggiore di via della Scrofa pochi mettono direttamente Fini sul banco degli imputati per aver espresso la sua scelta di «coscienza», che è «legittima» ed è stata dal leader ampiamente annunciata: «Rispetto la sua posizione, anche se io mi asterrò», dice per esempio Maurizio Gasparri, mentre il ministro Mario Landolfi ritiene che la scelta del vicepremier non crei «nessun problema ad An» e dunque Fiori sbaglia a dare aut aut».
C’è poi chi plaude a Fini, come Ida Germontani, perché «non fa lo struzzo», come Giuseppe Consolo secondo il quale «chi lo critica non ne sa cogliere la strategia di ampio respiro», come i deputati Raisi, Strano e Scalia orgogliosi di un partito «della destra pragmatica e riformista». Ma sono eccezioni. Perché anche da parte di chi come Altero Matteoli riconosce a Fini «il diritto di spiegare la sua scelta» c’è un rimprovero: «Se si sceglie la libertà di coscienza non si deve voler portare altri sulle proprie convinzioni». E non fatica a parlare di «errore» del capo il coordinatore Ignazio La Russa: «Premesso che non c’è da drammatizzare, che non sono né sconvolto né scandalizzato né sconcertato, dico che Gianfranco poteva evitare di definire “diseducativa” la scelta dell’astensione. Ma non si può per questo dare di lui un giudizio strabico: anche lui, come tutti, può fare cose giuste e cose sbagliate».
Insomma, si capisce che anche in chi non vorrebbe creare un caso devastante, il problema è ben presente. Gaetano Rebecchini annuncia che si autosospende da An, Teodoro Bontempo chiede un congresso straordinario, sottovoce qualcuno si dispera perché non si sa «cosa stia succedendo a Fini», e c’è chi vede sempre più concreta l’ipotesi di una candidatura di Alemanno alla segreteria alternativa a quella di Fini, magari già a luglio quando si terrà l’assemblea nazionale. D’altra parte, Alemanno ieri è stato molto duro: «Le affermazioni di Fini sono sbagliate e inaccettabili» visto che «l’astensionismo è l’unica posizione giusta per chi rifiuta questo referendum». Per cui, ha continuato il ministro «non c’è alcuna lotta di potere all’interno di An, ma dei temi su cui la maggioranza del partito non vuole transigere».
E che la situazione sia seria, d’altronde, lo conferma La Russa: «Se Fini oggi è più debole? Tutti lo siamo: l’Italia, il centrodestra, An, ciascuno di noi… È un momento di grande fibrillazione, in ballo c’è il partito unico, ci sono le elezioni, le candidature, c’è un nuovo sistema da mettere in piedi dopo che sono state azzerate le correnti, abbiamo un grosso vuoto ora… Ma c’è l’assemblea nazionale per discutere e confrontarci, e da lì ripartire».
Paola Di Caro