Il gene si chiama Brca-1 e ha condannato a morte tre generazioni di donne nella famiglia di Helen, una giovane signora di Bedford in Inghilterra. Per questo lei, d’accordo con il marito, ha deciso di rivolgersi a un ospedale di Londra per sottoporsi a una analisi degli embrioni e a una selezione che elimini quelli portatori del Brca-1 responsabile del cancro al seno. La donna vuole avere figli liberi dalla minaccia della malattia. Il London University College Hospital ha inoltrato la domanda alla Autorità governativa per la fertilità umana, che ha già espresso parere positivo in via di principio. Il si allo screening dovrebbe arrivare nel giro di settimane. Ma subito si sono levate voci critiche. Gli oppositori della pratica la condannano perché si tratta di distruggere anche alcuni embrioni che non svilupperebbero forme tumorali. E poi, la malattia non si presenterebbe comunque prima di molti anni di una vita sana. In base a questi ragionamenti, il fronte no alla manipolazione degli embrioni conclude che questa pratica spinge la società britannica un passo in più verso il precipizio dell’ «architettura genetica» che permette di «disegnare i bambini» secondo criteri di aspetto o intelligenza. Helen la vede tutto in altro modo. Il Times racconta la storia di dolore che l’ha spinta a rivolgersi alla Human Fertilisation and Embryology Autorità. Helen, 22 anni, ha visto a madre aggredita dal cancro al seno, guarire, ma poi morire a 48 anni per recidiva alle ovaie. Prima di lei era successo alla nonna e alla bisnonna; e i test hanno accertato che la ragazza ha ereditato nei suoi geni lo stesso rischio. «Ho trascorso la maggior parte della mia vita a contatto con il cancro e la morte dei miei cari, e la paura di trasmettere la malattia ai miei figli se ne avessi avuti», ha detto.
E a chi le chiede dei dubbi etici risponde: «Non credo che siano argomenti validi di fronte al rischio di trasmettere i geni di una malattia terribile. C’è un abisso di differenza tra il mio caso e il sogno di avere figli con gli occhi blu». Il servizio sanitario ha accettato di pagare le 20 mila sterline (30 mila euro) della selezione embrionale. C’è una seconda coppia britannica che aspetta il si dell’Authority. Questa volta il portatore del gene Brca-1 è l’uomo: ha perso di tumore la madre a 43 anni, una zia a 40 e la sorella a 33. Nei maschi il gene procura solo un 5 per cento di possibilità di sviluppare un tumore, ma una figlia avrebbe una probabilità del 50 per cento di ereditarlo. L’uomo, sposato, non ha chiesto sostegno pubblico perché è un professionista della City con buona disponibilità economica. Ma il Times presenta anche il caso drammatico di Kerry, 27 anni. Non è stata sorpresa quando un medico le ha detto che anche lei portava quel gene Brca-1: da bambina aveva visto la mamma uccisa dal tumore alla mammella; come la nonna. Tre anni fa a Kerry è stata praticata una mastectomia preventiva che secondo i medici ha ridotto dall’80 al 5 per cento le probabilità di sviluppare la malattia. Ma rifiuta il procedimento si selezione degli embrioni. «Se dovessi accettare l’idea di rimuoverli sarebbe come dire di non volerli far nascere. Io ho avuto una vita normale fino ai 24 anni e dopo l’operazione mi sono ripresa e ho un’esistenza normale. Questo prova che si può sopravvivere anche al tumore, perché la scienza progredisce in continuazione».