”La legittimita’ di non partecipare al voto referendario, -spiega Casale- e’ una scelta che si configura come opposizione ferma ai contenuti del referendum. Ma in questa dichiarazione non abbiamo toni ultimativi, abbiamo indicazioni offerte alla coscienza dei cattolici”. ”Non parlo di una cosienza astratta -continua il vescovo- che va per conto suo.
Mi riferisco sempre alla coscienza di un cattolico, che stando nella Chiesa ascolta il magistero e non ne prescinde mai”. E in merito alla legge 40 sostiene che ” si dovrebbe
cercare di arrivare ad una legge meno problematica dell’attuale con un tentativo serio, anzi laico nel senso piu’ forte del termine, per regolamentare il problema senza un’imposizione dottrinale ne’ di una parte ne’ dell’altra”.
L’indicazione astensionista e’ invece per Casale ”una mentalita’ tattica per utilizzare l’assenza abituale degli elettori, ed una scelta nata dalla paura di misurarsi”. Si dice poi contrario al legame tra il quotidiano ”Avvenire” e la campagna astensionista, perche’ ”lega il quotidiano dei cattolici , che poi e’ della Cei, a una campagna che riaccende nella societa’ contrasti che avevamo cercato di superare”. ”Questa campagna giunge nelle parrocchie, -sostiene Casale- che sono state invase da tutti i volantini del comitato Scienza e Vita con l’effetto che la gente li prende, ritenendoli la linea che la gerarchia propone. Personalmente ho sempre combattuto qualsiasi intrusione di propaganda politica nelle parrocchie e nelle diocesi”.