Fecondazione da Far West

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Chiara Valentini (L’espresso, 21 giugno 2007)
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"……..In realtà un quadro attendibile dei guasti provocati dalla legge 40 si sta già componendo, attraverso le ricerche di alcuni dei migliori operatori del settore. Dai dati dei Cecos, un gruppo di 20 centri sparsi in tutta Italia, viene fuori una diminuzione complessiva delle gravidanze attorno al 2 per cento. Secondo Andrea Borini, il presidente dei Cecos Italia, è una diminuzione già significativa da un punto di vista statistico. "Se poi ragioniamo in termini concreti vien fuori che solo per quel che riguarda il nostro campione si sono avute in un anno 158 gravidanze in meno", dice Borini. Ma sono soprattutto varie categorie di pazienti a essere duramente penalizzate.

Cali significativi di gravidanze, come si vede da una ricerca dei centri Tecnobios, colpiscono le donne meno giovani, addirittura a partire dai 35 anni, a causa del divieto di congelare gli embrioni. Ma i dati peggiori, come osserva Guido Ragni, direttore del Centro per la fecondazione assistita del Regina Elena a Milano, uno dei padri della provetta, riguardano le coppie dove è l’uomo ad avere problemi di fertilità. Ragni fa parte della Società italiana di embriologia e riproduzione, che ha promosso in 13 dei più importanti centri italiani una ricerca su 1.640 coppie, condotta dalla biologa Rosanna Ciriminna. Viene fuori che le gravidanze sono calate di dieci punti, dal 32,6 per cento che si otteneva prima della legge al 22,6 di oggi. Nei casi particolarmente gravi, quando è necessario un intervento chirurgico per estrarre gli spermatozoi, c’è stato addirittura un crollo del 17 per cento. Anche qui tutto dipende dal divieto di fecondare più di tre ovociti. Avendo a disposizione spermatozoi deboli sarebbe importantissimo produrre un maggior numero di embrioni per scegliere i migliori e congelarli per tentativi successivi: oltretutto senza costringere l’uomo a tornare sotto i ferri del chirurgo.

Allarmano anche i dati della ricerca dei Cecos sulle gravidanze multiple. Se nel 2003 la percentuale dei gemelli era del 14,1 per cento, nel 2005 è salita al 17,5. Ma le preoccupazioni maggiori riguardano le gravidanze trigemine, considerate dai medici ad alto rischio perché spesso non arrivano a termine, mettendo in pericolo anche la madre, e per i danni permanenti che possono presentare i bambini. Se nel 2003 queste gravidanze erano l’1,8 per cento, dopo la legge sono schizzate poco sotto il 5. E fra le donne con meno di 35 anni raggiungono la cifra record del 7 per cento. L’allarme ormai è così alto che le donne più giovani cominciano a mandare diffide scritte al proprio medico perché non impianti tutti e tre gli embrioni".