Fecondazione assistita: il dialogo impossibile

di Luigi Cancrini
Faccio parte di un ‘associazione di coppie che non riescono, per varie ragioni, a concepire un figlio in maniera naturale. Molti di noi trovano speranza di diventare genitori nelle tecniche di procreazione medicalmente assistita (Pma) ma questa legge ha reso la strada, già difficoltosa, un vero e proprio supplizio, a livello fisico e psicologico, col risultato che non solo ci troviamo a dover affrontare un iter lungo e laborioso, ma anche il fantasma del tempo che passa, col terrore di non riuscire a farcela, l’indifferenza di chi i figli li ha avuti senza problemi e l’ignoranza di chi crede che la Pma serva a decidere il colore degli occhi che vorremmo avessero i nostri figli… Parlare di questa legge è diventato impossibile, quasi un tabù e noi vi chiediamo di fare di tutto per parlare della legge 40. Dell’idea di partire dalla tutela dell’embrione, alla pari di un individuo completo. Ci sembra assurdo e irriverente tutelare qualcosa che non ha cuore, cervello e anima a discapito di qualcuno che cuore, cervello e anima ce l’ha: gli aspiranti genitori. Eppure è questo che fa la legge 40 quando vieta l’analisi pie-impianto di embrioni prodotti da coppie che hanno anomalie genetiche: l’embrione non si analizza e si obbligano le coppie ad accettare un embrione che potrebbee rivelarsi malato. La cosa letteralmente paradossale e che, una volta scoperta l’eventuale malformazione, ci viene data la libertà di abortire. Ma non è questa una cosa fuori da tutti i canoni dell’universo? Perché portare una donna (e una coppia) a dover affrontare non solo il dilemma interiore di un aborto, ma anche un operazione vera e propria con tutti i rischi e le sofferenze che ne conseguono?

Un’altra illogicità è il divieto di congelare gli embrioni: in caso di tentativi falliti, le donne sono obbligate a sottoporsi a nuove stimolazione aumentando il rischio di tumore, a spendere altro denaro e altro “prezioso” tempo. Trattate come carne da macello. Altra assurdità è l’obbligo di produrre non più di tre embrioni e, nel caso in cui ci si riesca, di impiantarli tutti e tre, nonostante le gravidanze bi e tri-gemellari abbiano percentuali di rischio di aborto o di malformazioni molto più alte. Altro divieto: la fecondazione eterologa. Questo punto scavalca e lede senza alcun rispetto l’amore egli accordi interni e più privati di una coppia. Nessuno di noi ha il diritto di giudicare la grandezza di un amore talmente grande e forte da “bypassare” la propria infertilità a favore della fertilità del proprio compagno/a, un amore che non chiede all’altro di rinunciare alla propria fertilità ma che fa della fertilità dell’altro un punto di forza per realizzare il sogno comune di un figlio biologico. E qui cogliamo l’occasione per dire che è oro di finirla di “suggerire” l’adozione a chi non riesce ad avere figli. E un iter lunghissimo, fatto di burocrazia, anni di vita che passano per poi essere costretti (anche lì) ad andare all’estero, visto che qui in Italia molti dei bambini che potrebbero essere resi adattabili sono “congelati, bloccati” dalla burocrazia (anche se loro, a differenza degli embrioni, hanno cuore, cervello e anima e un urgente bisogno di una famiglia. ..) Perchè all’estero le cose scorrono sempre in modo più semplice? Siamo amareggiati e sviliti, ci sentiamo soli con la nostra sofferenza, fisica e murale. Soli con questo bisogno dell’anima che non abbiamo cercato.
Lettera firmata

La ragione per cui in Italia non è possibile, sui temi eticamente sensibili, discutere come negli altri Paesi è semplice. In nessun Paese come in Italia la Chiesa ha oggi una così grande influenza. Su linee che sono, secondo me, assai discutibili e di cui, tuttavia, non si discute ancora abbastanza. «Avvenire», 8 Marzo. In un articolo di terza pagina significativamente intitolato «Il Papa: Cesare non è tutto», Benedetto XVI in persona spiega partendo da una lettera ai Corinti di San Clemente, vescovo di Roma negli ultimi del primo secolo, che la legittimità delle istituzioni politiche rientra nell’ordine stabilito da Dio. Esse devono tuttavia, ed e questa la preoccupazione costante del Papa, essere docili a Dio ed esercitare il potere che Dio ha dato loro «nella pace e nella mansuetudine, con pietà». Cesare, chiosa il Papa di oggi, non è tutto. Emerge un’altra sovranità la cui origine ed essenza non sono di questo mondo ma “di lassù”: quella della verità che vanta anche nei confronti dello Stato il diritto ad essere ascoltata. Una verità con la V maiuscola perchè proposta da Dio stesso «che ha inviato Gesù Cristo il quale a sua volta ha mandato gli apostoli che hanno mandato i primi capi delle Comunità e hanno stabilito che ad essi succedessero altri uomini degni». Sacramentale e non politica la Chiesa esprime «l’agire di Dio che precede (ed ispira) le nostre decisioni e le nostre idee». La verità con la V maiuscola lo Stato che deriva la sua autorità da Dio e non dal popolo che elegge i suoi rappresentanti. Un Cesare a sovranità limitata che deve confrontarsi “docilmente” con la voce di chi ha la verità. Un governo ed un Parlamento a sovranità limitata in cui una minoranza in contatto con la Verità può battersi con qualsiasi mezzo per tutelarla (anche con il boicottaggio del voto).

Degli uomini resi infallibili del loro agire in nome di Dio che precede ed ispira le loro azioni e le loro idee rendendole di qualità e valore diversi da quello degli altri uomini cui quel Dio non dedica la stessa attenzione. Sono affermazioni dure da accettare per chi ha letto il Vangelo e per chi ha amore per la democrazia. Capaci di incidere concretamente però sui comportamenti reali di chi, in politica, si preoccupa di avere un accesso privilegiato ai voti dei cittadini italiani che subiscono ancora oggi l’influenza della Chiesa ed a cui discorsi come quello citato di Benedetto XVI suggeriscono con forza il grande ricatto della Chiesa cattolica: “fai quello che ti dico Io, Io che parlo nel nome di Dio o commetterai peccato offendendo, attraverso di Me, il Dio che prevede e ispira le mie azioni e le mie idee”. Un ricatto che funziona soprattutto con quelli che pensano di meno perchè pochi dei politici che lo utilizzano sono più disposti ad accettarlo nella loro vita privata dove Pacs, aborti e divorzi sono accettati senza particolari problemi. E in questo pantano di ipocrisia che è affogato, nel corso dell’ultima legislatura, il desiderio legittimo di cui lei parla nella sua lettera. È in questo pantano di ipocrisia che affonda ancora oggi, nel silenzio di troppe persone, «la sofferenza fisica e morale» delle coppie che restano sole con questo «bisogno non cercato dell’anima». È da questo pantano di ipocrisia che dobbiamo avere la forza di uscire al più presto se vogliamo essere all’altezza del mandato che abbiamo ricevuto dai nostri elettori e non da un Dio. Sapendo che se Benedetto XVI avesse ragione, questo man dato Lui non ce lo avrebbe affidato.