Manca appena un mese al voto del 12 e 13 giugno sulla legge che regola la fecondazione assistita. La difficoltà del tema e la delicatezza dei problemi morali che la questione solleva mettono sicuramente in imbarazzo milioni di cittadini che, fra poco più di quattro settimane, dovranno esprimere il loro giudizio. Cerchiamo, perciò, di aiutare i lettori a formarsi un’opinione più approfondita anche attraverso una serie di interviste a personaggi della politica, della scienza, della cultura. Cominciamo con uno dei firmatari dell’iniziativa referendaria, il segretario dei Ds, Piero Fassino.
Rispetto al clima del referendum sul divorzio e sull’aborto, sembra di cogliere nello schieramento del sì un minor slancio, quasi una minor convinzione. Una materia così complicata può essere sottoposta a un giudizio referendario?
«Innanzi tutto vorrei ricordare che la fecondazione assistita non riguarda una élite di persone, ma coinvolge milioni di coppie alle quali i grandi progressi della medicina, negli ultimi 15 anni, hanno consentito di avere bimbi che non avrebbero potuto avere o di averli senza il rischio di farli nascere malati. La fecondazione assistita non è dunque qualcosa contro la vita e contro l’uomo. Al contrario, è una tecnica che aiuta a far nascere, e far nascere bene altre vite. Poi, bisogna osservare che, questa volta, non si va al voto popolare per difendere una buona legge, com’era quella sul divorzio o sull’aborto, ma per migliorare una brutta legge. Quindi l’identificazione nella battaglia è forse meno immediata, ma non meno importante».
Perché dite che è una brutta legge? La scienza non deve avere limiti morali?
«Certo che ci vogliono controlli sulle degenerazioni dello scientismo. Noi non siamo apologeti di una ricerca senza limiti morali: ci vogliono strumenti per controllarne gli esiti, ma non bisogna impedire la ricerca».
A questo proposito sembra che la destra in tutto il mondo, a partire dall’America, sia più attenta alle questioni morali di quanto non sia la sinistra. Eppure, una volta, era il contrario…
«Contesto assolutamente questa tesi. Io chiedo: è più morale lasciar nascere un bambino malato, sapendolo, o è più morale ricorrere alla fecondazione assistita e garantire che quel bambino nasca senza ereditare la malattia dai genitori? E’ più morale buttare via gli embrioni non utilizzati per la fecondazione assistita o metterli a disposizione della ricerca per vincere malattie come i tumori, l’Alzheimer, il Parkinson e tante altre? E’ più morale soddisfare l’aspirazione di tante coppie ad avere figli o impedire a loro quella felicità? Ma, più in generale, mi oppongo a questa rappresentazione, perché credo che il mio sì sia ispirato da principi morali, così come riconosco l’assoluta legittimità dei principi morali di chi è contrario».
Però criticate la Chiesa che si batte per far fallire il referendum. Perché quando la Chiesa dice no alla guerra va tutto bene e quando dice no alla modifica di questa legge va male…
«No. Io non contesto affatto, a differenza di altri, alla Chiesa di dire la sua. Siccome questo è un tema che investe una grande questione come la vita e la sua trasmissione, è del tutto naturale che la Chiesa non solo abbia un punto di vista, ma lo esprima in tutta libertà. Troverei, anzi, curioso il contrario: cioè, che davanti a un tema del genere, la Chiesa fosse agnostica o tacesse. Sono pronto a discutere, in qualsiasi sede con il cardinale Poletto, in un confronto tra persone civili e aperte, questi temi, in modo tale che le ragioni mie e le sue possano essere valutate dai cittadini che devono prendere posizione».
L’arcivescovo di Torino, il cardinale Poletto, ha criticato il relativismo etico che sta, a suo giudizio, alla base del vostro atteggiamento…
«Non capisco perché. Ci sarebbe relativismo etico se si dicesse: ognuno faccia quello che vuole, faccia nascere figli come vuole, senza nessuna norma, senza nessuna legge. Ma questo non è il caso, perché c’è una legge che prescrive condizioni e controlli. Noi vogliamo migliorare questa legge per rendere ancor più responsabile tale scelta e più sicura».
Allora, la critica è sull’astensione. Eppure è una scelta legittima, prevista dalla legge e, in qualche passato referendum, anche da voi suggerita.
«Sì, è legittimo proporla, a patto che si sia chiari nel dire agli elettori qual è l’esito dell’astensione. Come dice la parola stessa, questa scelta è la forma con cui un cittadino non prende posizione. In un referendum che prevede il quorum, l’astensione, invece, incide sulla possibilità di realizzare questo quorum. In questo caso, l’astensione è un voto contro. Allora, se si vuol essere limpidi e trasparenti, si deve proporre di votare no o, per chi non vuol prendere partito, suggerire la scheda bianca che non impedisce il quorum e che consente a chi non vuol pronunciarsi di poterlo fare».
Torniamo alle vostre proposte di modifica della legge. Lei è sempre convinto che si debba votare 4 sì, senza dubbi? Il presidente dei Ds, Massimo D’Alema, pur dichiarando di votare 4 sì, ha espresso perplessità sulla cosidetta fecondazione eterologa, cioè quella con il ricorso a un donatore esterno alla coppia.
«Ognuno, ovviamente, ha diritto ad esprimere dubbi su questi temi così delicati. Io credo che anche la fecondazione eterologa possa essere accettata, stabilendo, però, limiti molto precisi: ad esempio, solo nei casi di assoluta e incurabile sterilità di uno dei coniugi. Si possono stabilire, insomma, norme molto rigorose per evitare ogni forma di abuso. E, poi, non è detto che si debbano per forza esprimere 4 sì: il voto è affidato alla libera coscienza dei cittadini, tanto è vero che non ci sono schieramenti politici precostituiti: i ministri di Forza Italia Prestigiacomo e Martino e anche Alfredo Biondi, sempre di quel partito, si sono espressi per il sì. Milioni di donne che votano per il centrodestra, credo che in questa occasione sceglieranno il sì. Così come nella Margherita, per guardare al centrosinistra, ci sono esponenti che voteranno no o si asterranno».
Certo sarebbe stato meglio trovare un accordo in Parlamento piuttosto che costringere i cittadini a scelte difficili in questioni così delicate, in questioni che richiedono conoscenze complesse…
«Noi abbiamo proposto emendamenti e modifiche alle Camere per trovare una intesa che migliorasse la legge, ma la maggioranza di centrodestra è stata assolutamente sorda e arroccata nel respingere la discussione su qualsiasi punto del testo approvato. Così siamo stati costretti a ricorrere al referendum».
In concreto, quali sono questi miglioramenti alla legge da voi proposti?
«Noi vogliamo una legge che consenta di ricorrere alla fecondazione assistita, garantendo di più la salute della donna, con tecniche meno pesanti e invasive. Che assicuri ai bambini di genitori che hanno malattie potenzialmente ereditarie di poter, invece, nascere sani. Una legge che consenta di utilizzare gli embrioni non fecondati per la ricerca scientifica, perché si possa arrivare a sconfiggere gravi malattie. E, infine, una legge che, a determinate condizioni, e sotto un rigoroso controllo medico, permetta la fecondazione eterologa in casi di sterilità assoluta. Vorrei che fosse chiaro che coloro che, come noi, hanno raccolto le firme per i referendum lo hanno fatto in nome della vita, perché la vita fosse più tutelata e più difesa. Quella donna, quella del bambino e quella di tanta gente che può essere guarita se la scienza sarà libera di ricercare. Tanto è vero che il nostro slogan sarà: “Quattro sì per un atto di amore in più