A Faenza un’ «officina» che ricostruisce le ossa

di Alessandra Turchetti
All’Istituto di scienza e tecnologie dei materiali ceramici (Istec) del Cnr di Faenza è attiva una vera officina per le ossa. La messa a punto di un materiale ceramico biointegrabile già sperimentato su pazienti ha aperto nuove strade perla ricerca e le strategie terapeutiche in ortopedia.

«Progettiamo sostituti per la rigenerazione ossea e l’ingegneria tessutale – spiega Anna Tampieri, coordinatore del Dipartimento bioceramici – . Questo materiale mima la morfologia e la porosità dell’osso naturale. Era molto importante, infatti, ricreare la composizione chimica dell’osso ma anche le sue caratteristiche. La sua utilizzazione è duplice: da un lato, parliamo di rimodellamento osseo quando l’impianto con la struttura biocompatibile viene posto in una cavità dell’ organismo con osso naturale circostante che piano piano la invade e la digerisce; dall’altro, entrano in gioco le cellule.

In questo caso, il materiale viene inseminato con le cellule staminali prelevate dal midollo osseo del paziente. Per una settimana le cellule vengono lasciate crescere in vitro sulla struttura sintetica e poi si procede all’impianto». Quando è impiantato il materiale colonizzato con cellule staminali, la vascolarizzazione del tessuto avviene più facilmente rispetto alla strada del rimodellamento. E un altro fattore importante a favore di questa via terapeutica per traumi e fatture ossee è sicuramente l’assenza di rigetto.

Il passaggio dal laboratorio Cnr alla sala operatoria è stato possibile grazie all’intervento di un impresa di ricerca, la Finceramica, che ha ottenuto la certificazione europea per intervenire con il materiale innovativo sull’uomo. «Esiste un progetto europeo di cui sono la coordinatrice – prosegue Tampieri – che ha la finalità di studiare il materiale ceramico unito alle cellule staminali per ottimizzare sia le prestazioni del primo sia di quelle del bioreattore. Quest’ultimo è la camera a temperatura e PH controllati dove viene fatta sviluppare la struttura riproducendo le condizioni fisiologiche dell’organismo.

L’obiettivo è quello di creare delle unita decentralizzate dove permettere al paziente di fare il prelievo delle cellule e tornare dopo una settimana quando l’impianto è pronto». Un altro aspetto del progetto attivato nell’ambito del Sesto Programma quadro dell’Unione europea è lo studio di questi materiali dal punto di vista della fissazione e del rilascio in modo mirato di farmaci come antibiotici, fattori di crescita o antitumorali.