Eutanasia, il medico di Welby «Non posso decidere da solo»

Piergiorgio Welby chiede a uno dei medici che lo seguono di «staccargli la spi­na», ma il medico non può prendere questa decisione da solo. Impotente dinanzi a una simile richiesta, il professionista si è oggi rimesso alle de­cisioni delle autorità competenti

La drammatica vicenda di Welby, dunque, sembra non trovare una soluzione, mentre esponenti di maggioranza e opposizione continuano a sostenere posizioni con­trapposte e il mondo medico lancia un appello: sul problema eutanasia il Parlamento deve decidere, e subi­to. «Ritenendo, in questo caso, di non poter decidere io in prima persona — afferma il medico di Welby — mi rimetto alle decisioni delle auto­rità competenti». Spiega: «Su richiesta del paziente — scrive — ri­spettandone la volontà ed essendo egli lucido, do­vrei staccare e sedare per evitare sofferenze. Nel momento che il paziente è sedato e quindi non è più in grado di decidere, risultando in pericolo di vita, dovrei procedere immediatamente a riattac­carlo e ristabilire la respirazione. Pertanto sono ob­bligato per legge a rispettare la volontà, ma allo stesso tempo sono obbligato a rispettare la legge nel momento che perde conoscenza e quindi non è più in grado di decidere». E aggiunge: «II paziente sta però soffrendo in una maniera incommensurabile, sia dal punto di vista psicologico che spirituale». Una risposta che non può non alimentare il dibattito politico e deontolo­gico.

«Noi siamo per la vita ma contro l’accanimen­to terapeutico», ha affermato il sottosegretario alla Salute, Antonio Gaglione: «Come medico — ha ag­giunto — penso che bisogna lottare fino alla fine». Ed è un forte e deciso ‘no’ all’eutanasia anche quel­lo dell’associazione «Scienza e Vita». E monsignor Elio Sgreccia, presidente della Pontificia Accade­mia della Vita, avverte: «Si vuole ar­rivare alla legittimazione dell’eutana­sia, strumentalizzando un caso estre­mamente pietoso, estremamente de­licato e al confine della sopportabilità umana e per arrivare a un secondo scopo, che è quello politico». Sostengono, invece, la richiesta di Welby Tommaso Pellegrino, capogruppo dei Ver­di in Commissione Affari sociali Sanità alla Came­ra, e il sottosegretario alla Giustizia, Luigi Manconi.

Marco Cappato segretario dell’Associazio­ne Luca Coscioni giunto al sesto giorno di sciope­ro della fame per sensibilizzare l’opinione pubbli­ca sul caso, annuncia: «La formalizzazione della ri­sposta del medico che ha in cura Welby, che si ri­mette alle decisioni delle autorità competenti e si rifiuta di staccare i macchinari, ci consente la preparazione di un ricorso d’urgenza alla magistratu­ra».