Embrioni, deciderà la Consulta

di Gabriele Mastellarini

Le legge sulla fecondazione artificiale finisce all’esame della Corte costituzionale. Il Tar Lazio ha chiesto alla Consulta di pronunciarsi sulla costituzionalità della legge 40 che fissa a tre il numero massimo di embrioni producibili. Annullate, poi, per eccesso di potere le linee guida del ministero della Salute che non consentivano di intervenire sull’embrione per finalità terapeutiche o diagnostiche.  La sentenza 398, depositata il 21 gennaio della terza sezione quater del Tar, ha accolto il ricorso della «Warrn», associazione senza finalità di lucro, in rappresentanza dei centri che svolgono attività di procreazione medicalmente assistita. Ora spetta alla Consulta valutare la compatibilità tra articolo 14, commi 2 e 3 della legge 40/2004 e gli articoli 3 e 32 della Costituzione. Il Tar contesta lai possibilità di produrre un numero di embrioni «comunque non superiore a tre», consentendo la crioconservazione solo se «il trasferimento nell’utero non risulti possibile per forza maggiore». Secondo i giudici, la disciplina contrasta con l’articolo 3 della Costituzione.

Infatti, «nell’impianto contemporaneo di due o tre embrioni, la legge, ammette implicitamente che, nel caso in cui uno solo dia, luogo a una gravidanza, gli altri possano disperdersi». In sostanza «la legge consente che la tutela dell’embrione affievolisca per lasciare spazio ad una tecnica di procreazione medicalmente assistita, garantita da concrete speranze di successo». Il legislatore ha messo su piani diversi la «tutela dell’embrione» e «l’esigenza di procreazione», quindi «non si comprende» la previsione di un numero di embrioni «non superiore a tre». Per il Tar «se la tutela dell’embrione non è assoluta», la legge avrebbe dovuto considerare le variabili della procreazione assistita (salute, età della donna e possibilità che produca embrioni non forti) consentendole di averne a disposizione un numero maggiore di tre, per «realizzare il risultato della gravidanza e della procreazione». L’altro problema sollevato è  relativo alle condizioni di salute della madre.

«In caso di tentativo non andato a buon fine è necessario assoggettare la donna a un successivo trattamento ovarico», che potrebbe essere evitato, eliminando: il tetto degli embrioni. La violazione all’articolo 32 della Costituzione,(diritto alla salute) si ravvisa anche in un ulteriore passaggio: «La legge 40 non tiene in nessuna considerazione» il fatto che la procreazione assistita «è un trattamento sanitario». Il Tar Lazio ha poi parzialmente annullato le linee guida della Salute (decreto 21 luglio 2004) secondo cui ogni indagine sulla salute degli embrioni deve limitarsi alla osservazione. «Previsione illegittima per eccesso di potere» hanno sentenziato i giudici, rimandando alle previsioni della legge che consentono ricerca e sperimentazione terapeutica sugli embrioni.