Avevano già un figlio di sette anni e non pensavano al raddoppio. Poi è uscita la legge, si è cominciato a parlare di embrioni abbandonati, da trasferire a doppia mandata in una banca a Milano (come vuole un decreto dell’ex ministro Sirchia) o da destinare alla ricerca sulle staminali (come chiedono i referendari in uno dei quattro quesiti). «Io e mio marito ci siamo guardati negli occhi e abbiamo preso la stessa decisione: i nostri embrioni non avrebbero imboccato nessuna delle due strade. Ci avremmo fatto un altro bambino» racconta la donna, diventata pochi mesi fa mamma per la seconda volta. Forse, se non fossero arrivate le norme sulla fecondazione artificiale e tutte le discussioni su cosa fare dei frutti del concepimento conservati sotto zero (grumi di cellule o persone, a seconda dei punti di vista), il loro primogenito sarebbe rimasto figlio unico. Effetti imprevisti di regole che, secondo chi le osteggia, sono un ostacolo alla vita.
I DATI — Una delle storie romanzesche legate ai circa 31 mila minuscoli ospiti dei congelatori italiani. Entro giugno i centri dovranno comunicare all’Istituto superiore di sanità quanti sono quelli abbandonati spontaneamente dai genitori e che quindi prenderanno la strada del Maggiore di Milano. Il censimento è in corso, per ora gli orfani sono poche centinaia, a giudicare dai dati preliminari di alcune delle maggiori strutture. Quindi i frigoriferi non sono stracolmi di