Eluana EnglaroLa decisione della Procura generale di Milano di presentare ricorso in Cassazione, contro l’ordinanza della Corte d’Appello che aveva consentito di sospendere le cure che tengono artificialmente in vita Eluana Englaro, è il frutto velenoso delle fortissime pressioni politiche e religiose delle ultime settimane.
Dal punto di vista giuridico, questo ricorso si guarda bene dal mettere in discussione i principi che erano stati alla base delle decisioni precedenti. Del resto, come avrebbe potuto ? Si riconosce la facoltà di Eluana di rifiutare l’accanimento terapeutico, e la possibilità di esprimere questo rifiuto attraverso la testimonianza delle persone care. Furbescamente però, la Procura contesta ai giudici di avere agito con troppa premura: avrebbero dovuto procedere a nuovi accertamenti clinici, invece di basarsi su quelli già in loro possesso. Ma se lo stato vegetativo permanente di Eluana è acclarato da tempo, e giudicato irreversibile, cos’altro c’era da "accertare"? Ai giudici milanesi è stata insomma contestata la sollecitudine, la doverosa premura nei confronti di Eluana e dei suoi famigliari. Un fatto davvero curioso, visti i tempi
notoriamente biblici della giustizia italiana.
Ma poco importano i principi e il diritto. L’importante per la Procura era bloccare di nuovo tutto, creare altri impedimenti, per dare il tempo al clericalismo politico di agire sul fronte parlamentare. Mentre la Procura appella, il Parlamento solleva il conflitto di attribuzione davanti alla Corte costituzionale. Così quest’ultima potrà a sua volta mettersi in mezzo, anche se non si capisce bene come e perché. Tutti sanno che i giudici sono obbligati a rispondere alle istanze dei cittadini: non possono esimersi. Tutti sanno anche che in Italia non esiste una legge sul testamento biologico (per espressa mancanza di volontà politica, non certo per un impedimento). La Cassazione ha dunque agito sulla base della normativa vigente. Dov’è il problema?
In realtà, il tempo guadagnato con questo "impossibile" conflitto di attribuzione, servirà appunto al Parlamento per varare una nuova legge: non "per" il testamento biologico, ma "contro" il testamento biologico, come ha commentato amaramente Benedetto Della Vedova. Per stabilire cioè che alimentare dal naso una persona che non può deglutire, ed evacuare l’intestino di una persona che non può defecare – anche all’infinito – non costituisce accanimento terapeutico. Macchè. Neppure se la persona in questione non lo desidera affatto, precisa Paola Binetti, perché sarebbe eutanasia. Così l’Opus Dei tiene in ostaggio il sedicente Partito democratico, che "veltronianamente" si astiene.
Fra l’ostruzionismo delle strutture sanitarie lombarde, la Procura generale di Milano, l’alleanza fra clericali di destra e di sinistra, sembra davvero di assistere a una partita di "briscola chiamata", che ha per posta in gioco il corpo di Eluana Englaro, da mettere sotto sequestro di Stato, affinché la fine della sua sofferenza non si trasformi in una sconfitta del potere sacerdotale e della politica di restaurazione oscurantista.
Sarà un caso, ma dei sondaggi in circolazione sulla vicenda di Eluana Englaro si parla assai poco. Perché il Corriere della Sera non ne commissiona uno serio, su un vasto campione, da pubblicare in prima pagina ? Perché non lo fa il TG1 delle 20 ? Chi cerca su Internet, scopre che gli italiani sono dalla parte di Beppino Englaro e in disaccordo con il Vaticano, in percentuali comprese fra l’80 e il 90 per cento. Ecco il reale consenso dei difensori della vita "dal concepimento alla morte naturale". Le gerarchie religiose vincono la loro battaglia nel fortilizio della politica, ma perdono la guerra nei cuori e nelle coscienze. La vicenda di Eluana Englaro dimostra che, anche in Italia, esse non rappresentano ormai nulla e nessuno