Nuovo esposto dei pro-fife
Mentre la Regione Lombardia e il suo presidente Formigoni continuano a porsi fuori da ogni norma legale, disconoscendo la sentenza del Tar che ha accolto lunedì il ricorso di Beppino Englaro contro il diniego della sanità lombarda a interrompere l’alimentazione forzata che tiene in vita Eluana da 17 anni, è sempre più probabile che la giovane vivrà i suoi ultimi momenti in Friuli. La casa di riposo "La Quiete" di Udine, dopo il parere favorevole del Distretto sanitario, aveva già dato la sua disponibilità, sta infatti lavorando alla definizione del cosiddetto "contratto di ingresso".
«Si tratta di uno degli aspetti procedurali – ha detto Luciano Cattivello, vicedirettore generale dell’istituzione – forse il primo atto che faremo, ma solo se riscontreremo la possibilità di dare una risposta positiva alla richiesta della famiglia Englaro». Le riserve dovrebbero essere sciolte fra alcuni giorni: «Stiamo lavorando alacremente – ha aggiunto il dirigente della clinica – per disegnare un percorso di garanzia, sia per noi, sia per la famiglia Englaro». I giorni scorsi il cda della casa di cura si era già espresso in modo positivo all’accoglienza e nei prossimi giorni sarà chiamato a. pronunciarsi definitivamente sul percorso proposto dalla dirigenza. Parallelamente a questo doloroso braccio di ferro tra la magistratura da un lato e un potere politico, che dall’esecutivo nazionale fino ai vertici della Regione Lombardia cerca di arrestare un iter che sarebbe dovuto arrivare da tempo a conclusione, si susseguono dichiarazioni di ogni tipo. Molte puntano l’indice contro un vuoto legislativo colmato appunto dalle diverse decisioni della magistratura. «Se la decisione sui confini della vita deve essere presa da un giudice e non dalla politica – sostiene l’ex presidente della Camera Luciano Volante – questo segna la crisi della politica». L’ex magistrato si è riferito alla vicenda di Eluana parlando davanti a una platea di avvocati nel corso dell’inaugurazione dell’anno giudiziario a Milano. Contro l’arroganza di un potere politico che invece non intende mettere in pratica le sentenza della magistratura si è invece scagliata, nella stessa sede, la vicepresidente del Senato Emma Bonino.
«Quello che è preoccupante per tutti i cittadini è che ormai questo caso dimostra che lo stato di diritto non c’è» ha detto l’esponente radicale. «E’ preoccupante – ha proseguito l’ex europarlamentare – nel merito ma soprattutto nel metodo quando di fronte a sentenze esecutive il governo, nelle sue varie espressioni, locali e non locali, decide che non intende applicarle». Ciò per il vicepresidente della Camera dimostra «che lo stato di diritto non c’è e che la separazione dei poteri comincia a diventare una pietosa opinione». Dal canto suo monsignor Fisichella pretende addirittura che, in assenza di una legge, la magistratura si astenga dall’intervenire: «Su questo caso si dovrebbe fare qualche passo indietro e su alcune tematiche, soprattutto in mancanza di una legge, la magistratura penso non possa e non debba intervenire». «Mi auguro, come si augurano tanti cittadini – ha detto il presidente della Pontificia Accademia per la Vita a margine dell’inaugurazione della prima struttura pubblica perla diagnosi pre-concepimento sull’ovocita presso l’azienda ospedaliera S. Andrea di Roma – che si possa arrivare a formulare una legge sulla quale poi i magistrati stessi potranno intervenire.
Ma intervenire prescindendo da una legge – ha concluso – credo non sia positivo». Resta comunque un vuoto legislativo e un parlamento incapace d’esprimersi e di formulare una legge laica e rispettosa dei diritti dell’individuo. Per il presidente della Corte Costituzionale Giovanni Maria Flick «il principio del consenso informato e dell’autodeterminazione è un cardine del nostro sistema costituzionale. Ma – ha aggiunto – diverso problema è determinare cosa sia trattamento sanitario, e nel caso accanimento terapeutico, e cosa sia invece semplice alimentazione». Flick ha dunque rinnovato l’appello al Parlamento affinchè si arrivi a una «soluzione legislativa» perché è rischioso «affidare a una supplenza giudiziaria il compito di risolvere questioni del genere caso per caso».
Ma gli estremi per un dialogo non esistono quando i pasdaran della "vita" a tutti i costi non si fermano di fronte a nulla. Ieri Piero Pirovano, giornalista e presidente dell’associazione Solidarietà – Libertà, Giustizia e Pace; Paolo Gulisano, medico e presidente del Centro di Aiuto alla Vita di Lecco e Alcide Maria Nícoli, avvocato e presidente del movimento per la vita di Tradate, hanno presentato un nuovo esposto alla Procura Generale presso la Corte d’Appello di Milano sostenendo «priva di giuridica rilevanza» la sentenza della Corte di Cassazione dell’ottobre scorso e il Decreto della Corte d’Appello di Milano che autorizzavano la sospensione dei trattamenti che tengono in vita Eluana.