Eluana e una spina che sa di discriminazione

Englaro. In coma, non ha la possibilità di pronunciarsi sulle cure.

Cinquemilasettecentotrentotto giorni, ovvero 15 anni, nove mesi e 16 giorni, non sono stati ancora sufficienti. Per conoscere la sorte di Eluana Englaro ne serviranno altri, una sessantina, forse meno: tutti quelli che la Corte di Cassazione deciderà di prendersi per decidere se, quasi 16 anni dopo l’incidente che ridusse la ragazza in stato di coma vegetativo, si potrà staccare la spina, come chiede il padre Beppino, oppure se ciò non sarà possibile, come ha chiesto il sostituto procuratore generale della Cassazione, Giacomo Caliendo. Si è conclusa così, infatti, l’udienza svoltasi ieri di fronte alla prima sezione civile della Cassazione chiamata a pronunciarsi sul ricorso presentato da Beppino Englaro contro il decreto della Corte di appello di Milano che aveva negato la possibilità di staccare la spina.  La notizia, però, è nelle motivazioni che hanno spinto il sostituto pg a chiedere il rigetto: qui infatti sembra cogliersi oggettivamente una apertura al testamento biologico che, espressa in una sede così autorevole, non potrà non incidere sul futuro del dibattito politico su questo tema. Svolgendo il suo ragionamento di fronte alla Corte, il sostituto pg ha infatti affermato che «la vita è un valore supremo tutelato dalla Costituzione» e che «la decisione di come vivere o di come morire va lasciata al diretto interessato e non può essere gestita da altri».

Dunque, ogni decisione, naturalmente nei limiti delle leggi vigenti, è rinviata all’autodeterminazione dell`individuo.  Ebbene, nel caso di Eluana ciò non è possibile in quanto giace dal giorno dell’incidente in una condizione di incapacità. È dunque facile immaginare che, in presenza di una legge che regoli le dichiarazioni anticipate di volontà questa obiezione in linea generale potrebbe essere superata, anche se naturalmente ciò non può valere nel caso specifico di Eluana, considerato il suo stato attuale e la particolare natura di uno strumento come è la dichiarazione anticipata di volontà.  Al caso di Eluana – afferma Beppino Englaro – è emblematico per la vicenda del testamento biologico che può restituire la voce alle persone che, una volta nelle condizioni di Eluana, non  hanno più voce, proprio in quanto estensione del consenso informato con cui si danno con anticipo indicazioni di cura». Poi, tornando al caso della figlia, afferma: «quella di queste persone senza voce che improvvisamente perdono il diritto della libertà di cura, che invece le persone capaci di intendere e volere hanno fino alle estreme conseguenze, è una tragedia dimenticata. Le persone come Eluana diventano vittime del codice deontologico dei medici e dell’ordinamento giuridico. Basta pensare al caso della signora che non si fece amputare la gamba malata: nessuno l’ha condannata a vivere».

«Eluana – aggiunge – non può perdere il diritto ad autodeterminarsi, il diritto di dire no alle cure deve essere ripristinato. Eluana non può essere discriminata a causa della sua condizione di incapacità. La Costituzione non ammette discriminazioni».  Beppino Englaro ricorda poi come la figlia si fosse comunque espressa su questi temi anche perché una tragedia simile aveva colpito un suo amico. «Eluana aveva detto che non era tollerabile rimanere in balia di mani altrui – spiega il signor Englaro – Quando a casa parlavamo del suo amico lei diceva che medici e giudici in buona fede vogliono fare del bene e che, se fosse capitato a lei, si sarebbe invece accontentata che non le facessero male perché tenere le persone in queste condizioni è fare del male. Disse anche che la morte fa parte della vita ma condizioni di vita estranee al suo modo di concepire l’esistenza, imposte, sono da considerare barbarie. Lei lo aveva visto, aveva visto il suo amico, aveva visto attuare i protocolli rianimativi ad oltranza. Lei si era resa conto di tutto». «Io oggi non voglio sfidare nessuno conclude – ma non voglio rinnegare il bene più prezioso che ho: la libertà. Come faccio a rinnegare me stesso o Eluana? Ciò che nessuno capisce è quanto di certe cose con lei avevamo parlato».  A portare la propria solidarietà al papà di Eluana ieri c’era Mina Welby, la moglie di Piergiorgio, protagonista di una lunga battaglia che oggi prosegue sul fronte del testamento biologico. All’udienza sono intervenuti l’avvocato Franca Alessio, curatore speciale di Eluana Englaro, e il legale di Beppino Englaro, l’avvocato Vittorio Angiolini.