«Eluana è come un neonato da nutrire»

di Paolo Rodari

Parla Sgreccia. La Chiesa deve dire la verità.

Oggi ha ottant`anni e, fino a un mese fa, era il massimo esperto di bioetica in forza alla curia romana. Il vescovo Elio Sgreccia, dopo la nomina di monsignor Rino Fisichella alla guida della pontificia accademia per la vita, si è «ritirato» all`Istituto di Bioetica della Cattolica di Roma dove dirige, insieme ad Angelo Fiori, la storica rivista Medicina e Morale fondata nel 1951 da padre Gemelli. Molte università gli hanno offerto ruoli di docenza ma lui, per il momento, si gode un po` di relax dopo anni di lavoro. 

Parliamo del caso Eluana Englaro e partiamo dal catechismo. Al numero 2278 si dice che «l`interruzione di procedure mediche onerose, pericolose, straordinarie o sproporzionate rispetto ai risultati attesi può essere legittima». È il caso di Eluana?
«Assolutamente no. Qui si tratta di interruzione dell`alimentazione e dell`idratazione e quindi non si può parlare di procedure straordinarie». 

Di cosa si deve parlare?
«Di omissione colpevole dell`alimentazione». 

La Corte di cassazione milanese ha sbagliato? Ieri sono state aperte  le procedure per sollevare il conflitto di attribuzione tra Senato e Corte di Cassazione…
«Dico solo che con questa sentenza viene leso il diritto alla vita. Viene leso il diritto per cui la vita non è un bene disponibile». 

Lo stato vegetativo di Eluana non conta nulla?
«La sua situazione è paragonabile a quella di un neonato in braccio alla mamma. Anche Eluana deve essere nutrita. Non mi sembra che quando si dà il latte a un neonato si parli di accanimento terapeutico. E semplice nutrizione». 

Però Eluana è da sedici anni che non comunica col mondo…
«E’ simile a un neonato o, se vogliamo, a un handicappato grave o a un infermo. Farla morire di fame e sete significa farla morire di stenti e questa è una pena aggiuntiva, né più, né meno». 

Non significa smettere di accanirsi inutilmente?
«No. Qui, come in altri casi in passato, siamo davanti a una trasformazione epistemologica tipica del giornalismo. Non si toglie l`accanimento terapeutico perché di accanimento terapeutico non si tratta. Semplicemente si dà a una persona inferma una pena aggiuntiva». 

Se rimanesse in vita, che vita sarebbe?
«Nessuno può dire il grado di coscienza di Eluana. Tra l`altro, ci sono stati casi di persone svegliatesi da situazioni simili dopo molti più anni di coma». 

Il padre dice che Eluana non avrebbe mai voluto una vita simile.
«Anche se Eluana in passato  avesse detto o addirittura scritto "Io voglio morire", nessuno né eticamente né giuridicamente è legittimato a farla morire. Il rifiuto delle terapie di cui parla la Costituzione non è applicabile in questo caso. Qui non ci sono terapie, ma cure ordinarie. Un esempio a cui chiedo sempre di guardare è quello di Emmanuel Mounier». 

Cioè?
«Il filosofo cattolico francese aveva una figlia che si trovava più o meno nella stessa situazione di Eluana. Solo che vi si trovava dalla nascita. Era nata con una malattia neurologica. Riusciva a mala pena a percepire le carezze. Mounier, per sostenere la moglie, le scriveva delle lettere in cui le diceva che la fragile presenza in casa della figlia era come la presenza dell`eucaristia. Anche Cristo, nell`eucaristia, è muto, ma cambia la realtà». 

Se Eluana muore, qualcuno la uccide?
«La responsabilità è condivisa. E di più persone. Di chi chiede la morte e di chi la autorizza». 

Tre giorni fa, su Avvenire, dei caso Eluana ha parlato il cardinaleTettamanzi. Come giudica il suo intervento? Secondo Giuliano Ferrara spesso la Chiesa soffre di una sorta di «afasia del pulpito»: non è sicura delle proprie ragioni e per questo arretra, risponde in modo intimidito… 
«E’ sempre difficile parlare in questi casi. Anche io, come credo Tettamanzi, soffro quando devo intervenire su tali questioni. Da un a parte occorre dire la verità (non si può dire che due più due è uguale a cinque), e dall`altra occorre avere comprensione di chi soffre. Tettamanzi, comunque, non ha negato che qui si lede il diritto della vita. Però è vero: la Chiesa non deve mai dimenticare che la verità va sempre detta». 

Cosa dice dell`iniziativa "acqua per Eluana"?
«E’ un segno politico. Nel senso che è un modo per influenzare l`opinione pubblica. Si porta l`acqua per ricordare che non c`è accanimento terapeutico».