Elena Cattaneo: “E’ ingiusto che il governo finanzi solo le ricerche su staminali adulte”.

Elena Cattaneo fa ricerca all’Università di Milano nell’ambito delle malattie cerebrali. Madre di due bambini, si professa cattolica praticante, e reputa le staminali embrionali «delle semplici cellule, tecnicamente molto interessanti». La incontriamo a Roma al termine del convegno da cui è uscita la lettera a Prodi.

Qual è l’aspetto che l’ha colpita di più?

Certamente quello legale. E’ stato chiarito che non stiamo commettendo dei reati, nemmeno nel momento in cui utilizziamo delle cellule staminali prodotte all’estero. Insomma, se un ricercatore straniero ha soppresso un embrione per ricavarne delle staminali, e poi noi in un secondo tempo utilizziamo quelle staminali, non possiamo essere considerati colpevoli dalla legge. Lo saremmo se avessimo richiesto esplicitamente al ricercatore straniero di sopprimere l’embrione.

Cosa pensa della confusione che si è creata attorno al vostro lavoro?

Da sempre noi diciamo pubblicamente che stiamo facendo ricerca sulle embrionali. Non capisco come Paola Binetti o il ministero della Salute possano cadere dalle nuvole. Inoltre c’è un parere positivo del Comitato nazionale di bioetica del luglio 2004 – dunque posteriore all’entrata in vigore della legge 40 – ad un progetto di ricerca sulle staminali embrionali dell’Ispra, in ambito italiano.

Utilizzate cellule derivate prima della legge 40 o anche successivamente?

Non è importante il momento in cui sono state derivate, perché la legge su questo punto non dice nulla. Sono cellule, non sono più embrioni, e provengono unicamente da embrioni sovrannumerati e congelati, destinati alla distruzione. Tra l’altro è importante derivarne di nuove poiché quelle “vecchie” sono state coltivate su un substrato di cellule di topo, che le ha contaminate. Oggi è possibile fare a meno di questa tecnica.

Chi vi finanzia?

Questa è la vera nota dolente. L’Italia si deve impegnare a dedicare una piccola fetta dei finanziamenti anche alle staminali embrionali. Finora non abbiamo ricevuto un soldo dallo Stato, e viviamo grazie ai fondi europei che seguono cinque regole rigorosissime: il lavoro deve essere scientificamente rilevante; deve passare il vaglio della commissione etica di Bruxelles; deve rispettare le leggi nazionali; ottenere il via libero del comitato etico dello Stato e il parere positivo delle delegazioni nazionali. Questa serie di certificazioni dimostra quanto seria sia la nostra ricerca.

E’ possibile che il ministero alla Salute non conosca il vostro lavoro?

Mi riesce difficile crederlo. Posso solo dire che durante la campagna per il referendum sulla fecondazione assistita io e Giulio Cossu eravamo in piazza Duomo a Milano a parlare della nostra ricerca sulle embrionali. Insomma, non ci nascondiamo.

Non avete il timore che pubblicizzando le vostre posizioni, seppur sacrosante, possa far venire la voglia a qualcuno di vietare la ricerca sulle embrionali?

Non credo. Il governo è cambiato.

Cosa chiedete a Prodi?

Che si smetta con questa leggenda metropolitana, che si faccia chiarezza. Noi per primi vogliamo trasparenza.

Cosa pensa di chi sceglie di fare ricerca sulle staminali adulte perché più promettenti dal punto di vista scientifico?

I due tipi di ricerca possono beneficiare una dell’altra. Per fare un esempio: la mia équipe è riuscita dapprima a ottenere cellule del cervello dalle staminali embrionali e ora, applicando il medesimo protocollo, stiamo ottenendo le medesimo cellule cerebrali da staminali adulte del cervello, eliminando dunque le embrionali.

Se lo Stato italiano non finanzia le vostre ricerche, chi potrà beneficiare delle vostre scoperte?

Questa è un’altra domanda che poniamo sempre e alla quale non riescono a darci una risposta. La verità è che la scienza non è a compartimenti stagni.

Lei è cattolica?

Sì, e mi sono posta molte questioni. Ma sono anche pragmatica: perché vietare la diagnosi pre-impianto (divieto stabilito dalla legge 40, ndr) a coppie portatrici sane di malattie genetiche molto gravi?