Effetto Welby, finalmente si scrive di eutanasia

di Daniele Barbieri

In libreria abbondano i titoli sulla morte dignitosa, da "Vite sospese" di Adriana Pannitteri all’ inchiesta sui malati terminali dell’ istituto Mario Negri. Oppure " Il dolore e la politica" di Luigi Manconi o il " Diritto a morire" di Umberto Veronesi

E` il 23 settembre 2006 quando per la prima volta in tv viene trasmesso l`appello di Piergiotgio Welby al presidente della repubblica Chiunque lo abbia ascoltato ne ricorda probabilmente alcune frasi: «Morire mi fa orrore, purtroppo ciò che mi è rimasto non è più vita […] Benedetto XVI ha detto che occorre ribadire la dignità inviolabile della vita umana dal concepimento al termine naturale. Ma cosa c`è di naturale in una sala di rianimazione? […] Vorrei che anche agli italiani sia data la stessa opportunità concessa ai cittadini svizzeri, belgi, olandesi».

 Chiede di morire serenamente Welby ma ha contro tanti no e tanti scarica barile. La notte fra il 20 e il 21 dicembre il medico Mario Riccio gli stacca il respiratore. In quei neanche 60 giorni sul corpo diWelby si scatena una battaglia che spesso dimentica lui-e altre persone in analoghe condizioni – per ribadite etichette e principi, astrazioni e condanne etiche. Pochi giorni fa i mass media si riaccendono per un attimo su un altro uomo, Giovanni Nuvoli che chiede di metter luce ad atroci sofferenze. La regola sembra sbattere il dramma in prima pagina, poi far cadere il silenzio totale. Invece servirebbe riflettere fuori dal clamore e dai microfoni-avvoltoi. Ci prova Adriana Pannitteri con Vite sospese eutanasia, un diritto? Per Aliberti editore(pp.284, euro 17): è una giornalista del Tg1 ma sembra in scarsa sintonia con quei suoi colleghi che hanno già pronto il pezzo prima di verificare i fatti e lo cancellano se la testarda realtà tenta di intrufolarsi nei loro servizi precotti. Vite sospese è costruito come un’ indagine, approfondita e rispettosa, in alcune storie drammatiche i cui protagonisti affrontano vita e morte in modi ben diversi: Giuseppe Nardi; Giampiero Steccato; Cesare Scoccimarro («voglio vivere il più a lungo possibile»); Elena Forzatti e suo marito Ezio; Mario Melazzini; Beppino Englaro la cui figlia è da 15 anni in «una condizione che non esiste in natura e che è soltanto una non morte»; Salvatore Crisafulli; Nuvoli e naturalmente Welby. Ci sono voci di altri personaggi che hanno un ruolo importante nella discussione sull`eutanasia i giornalisti lndro Montanelli e Gennaro De Stefano; i medici Umberto Veronesi e Alberto Costa; giuristi come Stefano Rodotà; sul versante religioso persone con idee molto differenti come Carlo Maria Martinie Alessandro Maggiolini, vescovo di Coma che sembrano non abitare sullo stesso pianeta; riferimenti a Jack Kevorldan cioè il «dottor morte» e alla vicenda di Terry Schiavo. A chiudere il libro riflessioni di Gustavo Zagrebelsky, Ignazio Marino, due dialoghi (la Binetti e Marco Cappato, Maurizio Mori e Maria Luisa Di Pietro), Francesco Paolo Casavola e Annelore Homberg. Iniziare o sospendere le terapie intensive? L’ accanirsi di una tecno-scienza, sovrana assoluta sui corpi, è giustifcato oppure, come scrisse Hans Jonas «autentica vocazione della medícinna è avere a che fare con l` integrità della vita […]li suo compito è mantenere la fiamma viva non la sua cenere ardente […] non l`imposizione di pene e umiliazioni che servono soltanto all`indesiderato prolungamento dell`estinzione». Come il libro della. Pannitteri indaga senza risposte preconfezionate così fa scelte sulla vita: l`esperienza di vita nei reparti di terapia intensiva appena edito da Guerini

E` una ricerca dell`istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri in 84 reparti con 3800 pazienti: un approccio tecnico epidemiologico e uno più di riflessione, interessanti interviste e incontri di gruppo con medici e infermieri. Mantiene la promessa «non vuole offrire conclusioni: fa solo presente quali siano i reali scenari di fronte al vivere o al morire». Se desiderate leggere altro su questi difficili argomenti ncordate che Welby ha pubblicatole sue ragioni in Lasciatemi morire (Rizzoli, 2006, pp. 146, euro 9). E`da poco uscito il dolore e la politica (Bruno Mondatori ,pp. 208,euro 13) di Luigi Manconi, una riflessione importante e converrà madame con calma. Altri testi utili? Di sicuro il diritto a morire (Mondadori, 2006, pl. 102, euro 8,40) di Umberto Veronesi, sottotitolo «la libertà e il laico di fronte alla sofferenza». E la ristampa del fondamentale Quando la vita finisce la sostenibilità morale dell’eutanasia (edizioni Sonda, pp. 262, euro 18) di James Rachela un testo del 1986, poi aggiornato, ricco di documenti, analisi di casi concreti e considerazioni storico-flosofiche_ Nel 2006 Il sole 24ore e la Fondazione Veronesi hanno edito Testamento biologico riflessioni di 10 giuristi. L’ istituto giuridico del testamento biologico è la possibilità che una persona scelga in anticipo di indicare i trattamenti sanitari che vuole ricevere e quelli che rifiuta: in Italia non esiste e i diversi disegni di legge giacciono sotto il tappeto cometa polvere chele persone pigre preferiscono non vedere illudendosi che così tutto sia a posto. Particolarmente importante è il libro, del 1998 ma tradotto solo nel 2004 in italiano da Avverbi La morte opportuna: i diritti dei viventi sulla fine della loro vita (pp.283, erro 14) anche perché l`autore, Jacques Pohier è stato religioso domenicano dal`49 al 1989 e ha pubblicato numerosi saggi di teologia morale prima di essere condannato dal Vaticano.

Nell`appendice, Pohier raccontala della francese Amd (Associazione per il diritto ad una morte dignitosa) e accenna alla Federazione mondiale Right – to – Die societes che ha affiliali in 23 Paesi e della quale ora fa parte anche Exititalia (per saperne di più www.exititalia.net) che è attiva dal `96. Se avete perso il film Mare dentro di Alejandro Amenàbar (due mesi fa Liberazione lo ha riproposto in edicola) recuperatelo: racconta la storia di Ramòn Sampedro e della solidarietà che si scatenerà intorno al suo desiderio di non soffrire più. Così il quotidiano spagnoIo, SPY raccontò il 12 gennaio S8 questa eutanasia collettiva: «Uno ha comprato il cianuro, un altro ha analizzato il prodotto, il terzo ha calcolato le proporzioni […] il quarto lo ha portato a casa, il quinto lo ha ricevuto; il sesto ha preparato la bevanda, il settimo lo ha versato nel bicchiere, l`ottavo vi ha messo il tubetto […]il nono lo ha avvicinato alla bocca di Ramon. Il decimo ha preso la lettera che Ramon ha scritto ai giudici, l`undicesimo ha registrato in video tutta la scena fino al momento in cui Ramon, dopo aver sorriso alla telecamera,beve il veleno». Sembra una sorta di Delitto sull` Orient Express ma qui i colpevoli non cercano di darsi un alibi come nel giallo di Agata Christie:prendono sulle spalle una parte della colpa per dire ad un intero Paese che il gioco cinico dei principi, fatto sulla pelle dei più deboli, deve finire. Vivere è un diritto non un dovere, che la sofferenza inutile non deve essere imposta Scriveva un filosofo latino, Seneca: "Tuomo saggio vive finchè deve non finché può». E nella legge belga è scritto «non si deve accettare un male che arrechi sofferenza fisica o psichica costante ed inaccettabile».