E la questione del contrassegno europeo sembra imboccare la giusta via…

disabilA questo punto, infatti, manca solamente la seconda lettura alla Camera del Disegno di Legge recante "Disposizioni in materia di sicurezza stradale", approvato nei giorni scorsi. Vi è infatti in esso un articolo (il 42°) che consentirebbe finalmente di recepire – dopo dodici anni – una Raccomandazione del Consiglio Europeo, arrivando anche in Italia al modello di contrassegno unificato europeo.

Eravamo sostanzialmente rimasti all’estate del 2009, con l’Interrogazione parlamentare elaborata dalla Lega Arcobaleno – federazione di associazioni impegnate sui problemi della disabilità e dell’handicap, costituita nel dicembre del 1998 e aderente alla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) – presentata alla Camera dai deputati Maria Antonietta Farina Coscioni, Maurizio Turco, Elisabetta Zamparutti, Rita Bernardini e Marco Beltrandi, con la quale si era chiesto «quali iniziative di carattere normativo si intendano tempestivamente intraprendere che consentano […] l’adozione in Italia del contrassegno disabili previsto dalla Raccomandazione 98/376/CE del Consiglio Europeo del 4 giugno 1998», a partire dall’abrogazione del comma 1 dell’articolo 74 del Codice della Privacy (Decreto Legislativo 196/03).

Il contrassegno italiano – come ben sanno i nostri Lettori, che più volte hanno potuto leggere di tale questione in Superando – si diversifica da quello europeo per il colore e le diciture; ma il grande problema è che ambedue recano sul davanti il pittogramma ONU dell’individuo in carrozzina, mentre nel Codice della Privacy del 2003 – al citato articolo 74, comma 1 – è stabilito espressamente che «è proibito riportare sul fronte del contrassegno il pittogramma o diciture da cui possa desumersi la qualità di disabile dell’intestatario».

Ebbene, finalmente – è proprio il caso di dire – sembra che la strada giusta sia stata imboccata: infatti, nel Disegno di Legge n. 1720, recante Disposizioni in materia di sicurezza stradale – provvedimento che definisce una serie di modifiche al Codice della Strada, approvato nei giorni scorsi dal Senato – l’articolo 42 (Modifiche all’articolo 74 del codice in materia di protezione dei dati personali, di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, concernente contrassegni su veicoli a servizio di persone invalide) recita testualmente: «1. All’articolo 74 del codice in materia di protezione dei dati personali, di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, sono apportate le seguenti modificazioni: a) al comma 1, le parole: "di simboli o diciture dai quali può desumersi la speciale natura dell’autorizzazione per effetto della sola visione del contrassegno" sono sostituite dalle seguenti: "di diciture dalle quali può essere individuata la persona fisica interessata"; b) il comma 2 è sostituito dal seguente: "2. Per fini di cui al comma 1, le generalità e l’indirizzo della persona fisica interessata sono riportati sui contrassegni con modalità che non consentono la loro diretta visibilità se non in caso di richiesta di esibizione o di necessità di accertamento». Vale la pena ricordare anche che la mancata legiferazione in questo settore ha causato innumerevoli disagi a persone con disabilità all’estero, spesso anche costrette a pagare multe salate.

«Una volta approvato il Disegno di Legge n. 1720 in seconda lettura alla Camera – ha sottolineato dal canto suo Gustavo Fraticelli, consigliere dell’Associazione Luca Coscioni, battutasi anch’essa a lungo su questo fronte – il Governo ha assunto il preciso impegno, facendo proprio un ordine del giorno presentato dalla deputata Maria Antonietta Farina Coscioni, di emanare idonea norma di rango regolamentare, volta a rendere effettiva e immediata l’adozione dello stesso contrassegno europeo». Attendiamo dunque con fiducia, anche perché dopo dodici anni…
 

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