Le notizie sono tre e di importanza storica: primo, il premio Nobel per la medicina e la fisiologia è stato assegnato per la prima volta dalla sua istituzione a due donne insieme, la biologa Elizabeth Blackburn e l’allieva Carol Greider, oltre al genetista jack Szostak
secondo, a essere premiato è ancora il campo della genetica – sette volte su dieci, in questo decennio – a conferma che le maggiori aspettative del mondo scientifico oggi siano concentrate sulla biologia e in particolare sul Dna; terzo, la scoperta premiata, che segnala quanto le grandi urgenze della scienza, e in particolare della medicina, siano le stesse della società, e cioè la comprensione dell’invecchiamento e le malattie che ne derivano. Infatti «la scoperta di come i cromosomi sono protetti dai telomeri e dall’enzima telomerasi», com’è scritto nel motivo del Comitato svedese, è un’informazione di base legata alla genesi di numerosi fenomeni dell’invecchiamento: la cancerogenesi, per esempio, e anche l’apoptosi, cioè la morte naturale e programmata delle cellule, i cui meccanismi sono partecipi nelle malattie d’Alzheimer, Parkinson e in altre malattie neurodegenerative come la Sla. Ma cosa sono i telomeri, e in cosa consiste la scoperta della terna di scienziati? I telomeri sono la punta estrema dei cromosomi, e fungono da `cappuccio` a ciascuno di essi. Servono a numerose funzioni, indispensabili per tenere ordinato il materiale genetico nel nucleo della cellula: avvolgendone le punte i telomeri tengono ben separate le parti centrali dei cromosomi ed evitano che pezzi di genoma si fondano gli uni con gli altri. Inoltre servono a `guidare` l’apparato di enzimi che duplica il Dna mentre è in corso la divisione cellulare. In questa impresa, a ogni replicazione, un piccolo pezzo di telomero si degrada fino a che la cellula, rimasta sprovvista, s’avvia alla morte. Per questo motivo numerosi scienziati ritengono che i telomeri siano una sorta di orologio biologico della cellula. Ma dalla metafora alla realtà ci sono delicati meccanismi, molti dei quali ancora sconosciuti, che rendono l’invecchiamento cellulare, per certi aspetti, ancora un mistero. Di sicuro sappiamo che le cellule umane hanno una limitata capacità di dividersi circa cinquanta volte – e che superato questo limite, imposto dalla lunghezza dei telomeri, divengono `senescenti`, cioè cominciano a invecchiare. Ma se l’invecchiamento è dovuto alla `tenuta` dei telomeri, da cosa dipende questa tenuta? Se la vita delle cellule è appesa a questi `cappucci`, chi e quali regole li mantiene integri? Quando Carol Greider, negli anni Ottanta, entrò come dottoranda nel laboratorio della Blackburn alla Berkeley (California), ci si stava ponendo proprio queste domande. Insieme, maestra e allieva, per tutto il 1984 hanno cercato le risposte nei saggi sul Tetrahymena termophila, un piccolo protozoo che contiene una notevole concentrazione di telomeri. Grazie a questi esperimenti, il 25 dicembre 1984 le donne dimostrano che è un enzima, chiamato telomerasi, a `fabbricare` i telomeri. L’anno successivo passano in rassegna le sue funzioni e infine pubblicarono. Ieri il riconoscimento, condiviso con il collega della Blackburn, Jack Szostak. Un riconoscimento che ha sorpreso Rita Levi Montalcini, che dichiara si tratti di «un segnale rilevante e di estrema importanza per il mondo femminile», e anche un’altra donna della scienza italiana, la più grande esperta di staminali del nostro Paese, Elena Cattaneo. Per la Cattaneo, dal momento che la Blackburn fu discriminata per la sua posizione sull`uso delle staminali embrionali «il riconoscimento è anche una prova di apertura che ha un senso etico».