Dopo la lite torna il rosa. I radicali eleggono tre donne

di Eduardo Di Blasi
Vincono tutti. Capezzone che non si è fatto divorare, Pannella che ottiene il ricambio

Il V Congresso dei Radicali Italiani si è chiuso con l’elezione di tre donne: la nuova segretaria è Rita Bernardini, designata da Marco Pannella, eletta con 182 voti a favore, 27 bianche e 24 nulle. Maria Antonietta Coscioni, vedova del presidente scomparso Luca, prende il suo posto. Elisabetta Zamparutti, gia tesoriera di «Nessuno tocchi Caino», va alla tesoreria del partito. Altra notizia, affatto scontata, l’approvazione, a larghissima maggioranza, di una mozione unitaria, primo firmatario il segretario uscente Daniele Capezzone. La conclusione ecumenica, dopo una quattro giorni di discussioni feroci, e il risultato della lunghissima direzione che l’ha preceduta e che è terminata dopo le 3 della mattina. Una discussione in cui, riporta la Bernardini,«c’è stato anche un “maschione” che ha pianto quando si iniziava a capire che il problema si stava sciogliendo».

Quale problema? Quello che i Radicali si portavano dietro da diversi mesi: «una questione di toni», per dirla con Marco Pannella. Una questione di metodo, ribatteva nella notte di sabato Capezzone, rinfrancato dalla reazione degli iscritti del Congresso al «wrestling amorevole» (la definizione è di Capezzone) di Pannella. Marco lo aveva attaccato dal palco, e il Congresso non lo aveva assecondato nelle critiche. Anzi, lo aveva interrotto. Il segretario glielo ha fatto notare subito. Un modo anche per dire che, con una sua contrarietà, anche l’elezione della Bernardini, sarebbe stata, per usare un eufemismo, più complicata. Capezzone è arrivato al Congresso per dare battaglia, per non rendere cosi «automatico» il suo siluramento. E ha vinto. Pannella è arrivato al Congresso per cambiare la dirigenza e rilanciare il partito, anche dal punto di vista economico. Ha vinto anche lui, per ora. Lo scontro rischiava di atterrare la Bernardini. Che, però, se l’è cavata bene, non solo per l’elezione, ma anche perché, avendo posto dal primo intervento la questione femminile nel partito, ha potuto raccogliere il successo politico di tre nomine di peso. Ha vinto anche Gianfranco Spadaccia, di ritorno alla casa Radicale.

Sua l’idea, accolta dalla mozione unitaria, di rilanciare l’azione della Rosa nel Pugno attraverso la costituzione di club. Ma torniamo alla notte di sabato. La notte in cui la tesi e l’antitesi, dopo essere fronteggiate selvaggiamente, sono divenute sintesi. Si è conclusa da qualche ora la veemente critica pubblica di Panneila. La direzione ne è ancora scossa. Marco Cappato, Sergio D’Elia, Rocco Berardo e Diego Galli provano a gettare acqua sul fuoco: l’intervento dell’anziano leader non è stato, dicono, distruttivo. Ricordano che a Benedetto Della Vedova era andata peggio. Emma Bonino non ci sta. Al posto di Capezzone, dice, «mi sarei chiusa in un armadio a piangere». Parla anche la Bernardini. Ricorda che dentro il partito si parla di «astensioni». Per lei, una delegittimazione. Poi i nodi si sciolgono. Dal punto di vista dell’azione politica la relazione iniziale di Capezzone, i suoi «7 punti» non differisce di molto dal «7 punti» Radicali (« e anche da quelli della RnP» sottolineerà dopo D’Elia, riassumendo la vicenda congressuale con una «continuità nella politica radicale e una discontinuità nella gestione pratica»). Lo diceva anche Pannella sabato sera, tra un affondo e l’altro. Lo scoglio da superare è nel metodo con il quale si è arrivati al Congresso.

Un appuntamento da cui Capezzone esce più forte. Un minuto e quindici secondi di applauso quando si presenta sul palco per il discorso finale ne sono la testimonianza limpida. Non si è fatto mangiare. Ha dimostrato di essere «indigesto». Infatti è lui a tracciare nuovamente una linea d’azione politica. Verso il governo:«Prodi, siamo con te. E quindi affari tuoi perchè cominciamo a discutere, perché non si può finire per essere impopolari senza nemmeno fare le riforme. Se lo fai non ti rialzi più». E verso la RnP:«Dobbiamo aiutare Boselli e Villetti ad aiutarsi. Visto che loro non ci hanno aiutato.Lo Sdi non è monopolista del socialismo italiano».

Nella mozione c’è una ricetta Radicale allo sviluppo della Rosa. Ma, come farà notare in una nota il segretario dello Sdi Enrico Boselli:«Non è stata data alcuna risposta alle nostre proposte per dare insieme un futuro alla RnP. Niente sulla proprietà comune del simbolo, né sulla partecipazione alle amministrative del prossimo anno e tanto meno sulla costruzione di un partito federato.Dal Congresso è stata indicata una strada che vale solo e soltanto per un rilancio radicale. Un “tiremm innanz” dei Radicali che mette la RnP in un vicolo cieco». Una prima grana per la segretaria Bernardini. Autodefinita «segretaria operaia» .

La rosa del ministro Bonino per le dirigenti dei Radicali
«Tre donne ai vertici del Partito Radicale. Rita Bernardini, segretaria, Maria Antonietta Coscioni, presidente, Elisabetta Zamparutti, tesoriera. E’ una notizia bella e importante per tutti». Lo ha detto la Ministra per i Diritti e le Pari Opportunità, Barbara Pollastrini commentando la conclusione del Congresso radicale. «Non posso far mancare loro il mio augurio di buon lavoro – ha aggiunto la Ministra – in particolare a Rita che ho avuto modo di conoscere bene durante la comune battaglia per il referendum sulla fecondazione assistita». Al vertice rosa del partito, il ministro Emma Bonino regala una rosa che le è stata donata da una donna del Kuwait: «Questo congresso non mi è molto piaciuto, ma se non avessimo affrontato queste difficoltà non saremmo riusciti, credo, a inventarne questa splendida conclusione». E nota: «Le persone contano, le campagne si muovono su facce, mani e occhi, anche in questo i Radicali sono particolari:non è mai successo in Italia che l’intera leadership di un partito fosse femminile». Già preoccupata, la tesoriera Elisabetta Zamparutti. «La situazione dei Radicali è difficilissima. Ho molte paure perché in discussione non ci sono solo io, ma ho delle responsabilità verso le vostre aspettative. Sono messa poco meglio di Padoa-Schioppa…»