C’è una legge la n.80 del 2006, seguita da un decreto attuativo, che in larga misura è disattesa; il terzo comma dell’articolo 6, prevede semplificazioni significative in materia di adempimenti amministrativi per le persone con disabilità. Una legge che individua le condizioni patologiche per le quali si è esclusi da qualsiasi visita di controllo, perché purtroppo, da certe malattie non si guarisce. Una legge che le Regioni ignorano o applicano con il contagocce.
C’è una responsabilità di chi è tenuto a garantirne la massima pubblicità. Fatto è che almeno tre milioni e mezzo di disabili (sto parlando di coloro a cui è stata riconosciuta l’indennità di accompagnamento) sono costretti a sottoporsi a una lunga e inutile, spesso avvilente trafila, per sentirsi dire quello che sanno già, che sono malati, non guariranno, e hanno diritto all’assistenza. II risultato di questa burocrazia del dolore senza senso, sono i costi per l’intera collettività: da una parte gli assegni sono corrisposti con gravi ritardi; dall’altra comporta un aggravio di spesa perla Pubblica Amministrazione che deve rimborsare gli assistiti, e con gli interessi maturati. L’Associazione Nazionale Infezioni Osteoarticolari, in uno studio, ha calcolato i costi: dal momento in cui il paziente presenta la domanda per l’accertamento della sua condizione, al riconoscimento dei suoi diritti, trascorrono tra i 180 e i 700 giorni, da sei mesi a oltre due anni! Se viene riconosciuta un’invalidità superiore al 75%, l’istituzione sanitaria mette in mora una somma da erogare; ma il verbale non viene recapitato prima di 360 giorni!
Se tutto fila liscio, il paziente intasca la somma di cui ha diritto dopo circa 700 giorni, dopo due anni. Facciamo un rapido calcolo: i 3500 euro annui, possono diventare 9mila, quasi il triplo! Non è raro il caso che un paziente, che si vede negato il suo diritto, apra un contenzioso legale; quasi sempre gli viene riconosciuto con una sentenza. Nuove spese per l’Inps. Le regioni virtuose, che applicano il decreto in modo più che soddisfacente sono la Valle d’Aosta, la Sardegna e la Liguria. Fanalino di coda risulta essere l’Umbria: il 65% delle Asl interpellate ignorerebbe il decreto. Una situazione che, secondo il presidente dell’ANIO Girolamo Calsabianca, giustifica l’apertura di un procedimento per chi avrebbe dovuto informare i cittadini e non lo ha fatto. Ho presentato con urgenza, al ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali 2 interrogazioni. Non ho ricevuto ancora risposte. Ma è possibile che grazie alla attenzione che “Salute Repubblica” presta a questa incredibile vicenda, qualcosa possa finalmente muoversi.