In occasione dell’ultima seduta il Comitato nazionale per la Bioetica ha preso atto con soddisfazione dell’entrata in vigore, il 3 maggio 2008, della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità promossa dall’Onu, sollecitando l’Italia, che l’ha sottoscritta, di provvedere nei tempi più rapidi all’approvazione della legge di ratifica ed esecuzione del documento giuridico internazionale vincolante (per gli Stati che lo hanno sottoscritto) a tutela dei diritti delle persone con disabilità, che nel mondo sono 650 milioni. La Convenzione è straordinariamente importante: si muove da una nuova base culturale, con il superamento del vecchio modello medico assistenziale, che considera la disabilità come malattia, concentra l’intervento sulla protezione sociale del disabile, basata sui diritti umani con impegni politici, economici e organizzativi, così da promuovere il rispetto per la loro intrinseca dignità. Vengono definite "persone con disabilità" quanti sono colpiti da menomazioni fisiche, mentali, intellettuali o sensoriali a lungo termine che in interazione con varie barriere possono impedire la loro piena ed effettiva partecipazione nella società su di una base di uguaglianza con gli altri. E "la discriminazione sulla base della disabilità" è indicata come qualsivoglia distinzione, esclusione o restrizione causata dalla disabilità che abbia l’effetto di pregiudicare il riconoscimento, il godimento e l’esercizio di tutti i diritti umani e delle libertà fondamentali in campo politico, economico, sociale, culturale. civile. Una protezione che viene rivolta con particolare attenzione alle donne e ai bambini in considerazione della loro particolare vulnerabilità. É messa in evidenza la doppia discriminazione delle donne, determinata non solo dalla disabilità, ma anche dal genere e proposte strategie e misure appropriate per superare la loro invisibilità e la loro povertà di diritti (art. 6). La tutela del bambino è, poi, assicurata fin dall’inizio della vita, prendendo posizione in merito al problema dell’occultamento, dell’abbandono, della segregazione e prevedendo che gli Stati Parti assicurino che i minori con disabilità abbiano pari opportunità e diritti per quanto riguarda la vita in famiglia (art. 7). Diritti e pari opportunità dovranno poi essere garantiti nel settore dell’istruzione, della sanità e del lavoro, così come dovrà essere assicurata la partecipazione alla vita pubblica e politica, culturale sportiva.
Alla Convenzione si affianca un Protocollo opzionale che prevede e regola la possibilità per singoli individui o gruppi di individui di comunicare ad un Comitato di monitoraggio la violazione da parte degli Stati parte dei diritti previsti dalla Convenzione. Il Comitato può portare all’attenzione dello Stato interessato le lamentele ricevute, richiedere che vengano prese le misure necessarie per evitare danni ulteriori alle presunte vittime e, se necessario e previo consenso dello stesso Stato inadempiente, predisporre un’inchiesta sui fatti. Anche per questa Convenzione, come per la maggior parte delle altre, riscontriamo un’assenza di coercizione nei confronti dello Stato firmatario che ha violato gli impegni assunti. D’altronde, a livello internazionale le strutture che possono accertare la violazione delle norme contenute nelle Convenzioni, lungi dal costituire un meccanismo indipendente dalla volontà degli Stati firmatari, si affidano unicamente alla buona disponibilità di questi ultimi, i quali rimangono pur sempre liberi di sottoporsi ai controlli internazionali che essi stessi hanno posto in essere.
L’Italia può vantare di essere una delle prime firmatarie di. questa Carta e di avere svolto fin dall’inizio un ruolo di partecipazione al processo di redazione. Il testo della Convenzione riflette molte delle proposte avanzate dal nostro Paese in fase di negoziazione con particolare riferimento ai principi generali, agli obblighi e agli obiettivi. L’attuale legislazione in materia vigente in Italia risulta coerente con le finalità della Convenzione e l’impostazione dei suoi temi principali (istruzione, lavoro, accessibilità, ecc.). Tuttavia, in concreto la realtà è diversa e la nostra posizione fortemente si ridimensiona quando dalle dichiarazioni astratte di principio si passa alla verifica concreta di ciò che è stato fatto per favorire con efficaci iniziative il concreto inserimento delle persone con disabilità nella vita sociale. Per capirlo, basta verificare il modo in cui è tutelata la mobilità del portatore di handicap in Italia, una situazione che conferma come il problema non è tanto quello di aumento delle risorse ma di "miglioramento dei servizi". Ancor più grave del trasporto è, per il disabile italiano, la situazione in fatto di accesso al mercato del lavoro, se è vero che nella categoria dei disabili, secondo le più recenti statistiche, la disoccupazione raggiunge e supera il livello del 76%. Appare allora appropriato l’invito del Comitato nazionale perla Bioetica che, «dopo la ratifica, il Governo conseguentemente dia tempestiva e puntuale attuazione all’impegno di promuovere attraverso una rivisitazione delle leggi e delle politiche attive, le misure necessarie ad assicurare che i diritti e le libertà dei disabili siano effettivamente riconosciuti e tutelati».
