Jose Saramago, Marzo 2001
I lettori de l’Unità conoscono meglio di altri quell’ «uomo reso muto da una malattia terribile» che si rivolse alla comunità internazionale in occasione delle elezioni del 2001. Il sostegno internazionale al candidato radicale Coscioni non bastò ad impedire che Berlusconi e Rutelli – in questo uniti – invocassero la «libertà di coscienza» per sbarazzarsi dei temi della libertà di ricerca scientifica e dell’eutanasia, mentre il grande show di Celentano si scagliava senza contraddittorio contro «la strumentalizzazione dei malati» e l’eutanasia.
Nei mesi successivi, il Parlamento italiano, che 30 anni prima con Loris Fortuna aveva approvato il divorzio e poi l’obiezione di coscienza, la legge sui transessuali e l’aborto legale, si è trasformato nel Parlamento della controriforma proibizionista, culminata con l’approvazione della legge 40 che vieta la ricerca sulle cellule staminali embrionali e chiude le porte della fecondazione assistita a intere categorie di cittadini, in particolare persone affette da malattie genetiche. L’annullamento dei referendum di giugno è sembrato spazzare via le speranze dei malati e l’impegno della quasi totalità della comunità scientifica. Quelli per i quali «sulla vita non si vota» (dopo aver votato loro in Parlamento) e «sono temi troppo complicati» (dopo che la Corte costituzionale aveva rimosso la semplicità del referendum di abrogazione totale) si sono invece trovati in mano una vittoria ambigua. Pochi estremisti clericali rivendicano la crociata astensionista, che sembra ritrovare un senso solo nelle nuove ambizioni temporali del Vaticano, che occupa istituzioni e televisioni nell’indifferenza di tanta parte dei laici «per bene» (non «laicisti»!), per i quali il problema è sempre «ben altro», così da restar liberi di non occuparsi di nulla.
Il filo sottile della vita di Luca Coscioni è stato strattonato, più che dalle sconfitte, soprattutto dalla negazione di identità e conoscenza. Ora hanno forse smesso di parlare di strumentalizzazione dei malati, di fronte al fatto che è Luca stesso a voler fare del proprio corpo uno strumento di lotta. Hanno per ora smesso anche di travestire gli embrioni da persone e di farne bandiere, e infatti li lasciano marcire inutilizzati nei congelatori senza batter ciglio, senza più mobilitare in loro difesa fantomatiche associazioni intitolate ai malati «buoni», rimasti a loro volta inutilizzati. Ora il fuoco si è spostato sull’aborto, che deve restare chirurgico e senza RU486, sull’omosessualità, incompatibile con la famiglia e con l’abito talare, sull’eutanasia, che deve restare selvaggia e clandestina.
Nel frattempo, la «forza nuova» sprigionata da Coscioni non è andata dispersa. Non ha cercato né lucrato sul compatimento del «caso umano» ma ha investito nelle idee nelle proposte del «caso politico». Da quando Luca ci condusse nell’impegno per la libertà di ricerca e di coscienza un movimento è cresciuto, dai laboratori e dalle università, in Parlamento e tra le persone ammalate; sono divenuti 100 i premi Nobel che in questi anni si sono schierati a sostegno dell’associazione Coscioni che, per prima al mondo, lanciò con il Partito radicale la campagna internazionale per impedire che il Vaticano mettesse a segno anche in sede di Nazioni Unite i suoi propositi proibizionisti sulla cosiddetta «clonazione terapeutica». Sono iscritti 45 parlamentari italiani di ogni schieramento, centinaia di scienziati e accademici, direttori di centri di ricerca e di laboratori, di istituti e centri di fecondazione, oltre 2.600 cittadini che hanno versato spesso centinaia di euro.
Venerdì 2 dicembre, Luca Coscioni aprirà il Quarto Congresso dell’associazione nella sua Orvieto, ricominciando a comunicare dopo molto tempo grazie a un sistema digitale che gli consentirà di «parlare con gli occhi», di comporre le parole con il movimento dello sguardo su un monitor. Si tratta di tecnologie che, se soltanto la politica avesse la forza di occuparsene e di renderle disponibili per chi ne ha bisogno, potrebbero ridare la libertà di parola a migliaia di persone nelle sue stesse condizioni, o ridare a chi non può vedere possibilità di lettura, rendendo accessibile la versione digitale di libri e pubblicazioni.
A Orvieto proporremo, insieme a Luca e a Maurizio Turco, che l’associazione Coscioni continui a promuovere il nuovo soggetto della Rosa nel Pugno. Al tempo stesso chiediamo alla politica, agli schieramenti, ai partiti e ai candidati, che si assumano impegni concreti affinché la priorità della nuova legislatura sia quella di governare con la legalità e i controlli, ma senza proibizioni repressive, sia la ricerca scientifica sulle staminali embrionali, che la fecondazione assistita, che l’eutanasia, contro il fenomeno di massa dell’eutanasia clandestina denunciato da Umberto Veronesi. Su Questi temi – ricerca, fecondazione e eutanasia – presenteremo a Orvieto delle proposte di legge sulle quali impegnarsi fin d’ora.
La nuova grande questione sociale della malattie e della disabilità in una società che invecchia, della ricerca e della scienza per il progresso civile ed economico, è tema ineludibile per chiunque si appresti a governare il nostro Paese. La ricerca di un’«etica condivisa» evocata dal Segretario Ds Fassino sarebbe condivisibile solo come tentativo di creare il massimo consenso su proposte laiche, a patto che non ci si nasconda la necessità di realizzare l’alternativa all’Etica di Stato promossa dal governo Berlusconi, che pur ha trovato consistenti sponde a sinistra. L’invito che giunge da Fausto Bertinotti e da tanta parte dei vertici della sinistra ad evitare scontri ideologici con la Chiesa – come se attaccare i privilegi vaticani fosse sinonimo di attaccare la comunità dei fedeli – sarebbe utile se portasse con sé la disponibilità immediata ad occuparsi innanzitutto dei temi del corpo, della salute, della malattia e della morte, ma non sarebbe accettabile se, per evitare lo «scontro», questi temi venissero di nuovo accantonati e affidati ai compromessi di corridoio nei palazzi romani e vaticani.
Il Quarto Congresso dell’Associazione C oscioni ci porterà «dal corpo dei malati al cuore della politica», per far uscire la malattia dal ghetto pietista dell’assistenzialismo, e imporre al cuore ideale ed elettorale della politica un’alternativa laica, fatta di libertà e responsabilità senza dogmi, fatta di umile ricerca nel grande mistero della vita in cui siamo immersi. Sarebbe ora che quella «luce della ragione e del rispetto umano» evocata da Saramago tornasse a illuminare anche le nostre istituzioni.