De Michelis: al referendum voto sì e dirò di farlo anche al polo

“Non abbiamo bisogno di una guerra di religione. Anzi, i continui attacchi che nelle ultime settimane i Radicali hanno fatto alla Chiesa rischiano di essere controproducenti per la causa del referendum, di allontanare gli elettori, di non farci raggiungere il quorum. Ognuno ha il suo stile politico, ma sarebbe meglio moderare i toni. Tanto più che se avessimo ascoltato i Radicali, con il quesito per l’abrogazione totale della legge bocciato dalla Corte costituzionale, il referendum non ci sarebbe proprio stato».

Gianni De Michelis è il segretario del Nuovo Psi, partito della Casa delle libertà, che ha aderito al comitato promotore dei referendum per la modifica della legge sulla fecondazione assistita e già al momento del voto in Parlamento aveva detto il suo no. Nel Berlusconi bis il partito è stato promosso, conquistando un ministero. Un riconoscimento al nuovo Psi. Ma forse anche a una posizione, quella sulla fecondazione, che nella Cdl è minoritaria. Quasi un ripensamento, visto che molti considerano quella legge una delle cause della sconfitta elettorale del centrodestra e, in particolare, del calo di preferenze per Forza Italia. De Michelis non è d’accordo: «Non penso che questo tema abbia influito sulle Regionali. Come sì spiegherebbe allora il successo della Margherita che pure ha appoggiato quel provvedimento? Non credo nemmeno che si tratti di un riconoscimento tardivo perché in tutti e due i poli le posizioni non sono omogenee come è normale sulle questioni di coscienza».

Il 12 giugno De Michelis andrà a votare e voterà si: «Invitiamo i nostri elettori a fare altrettanto e non ci rivolgiamo solo a quelli del nuovo Psi ma a tutti quelli della componente laico riformista». Difficile dire quale peso abbia questacomponente all’interno dell’elettorato di centrodestra: «Più del peso che deputati o senatori di quell’area — spiega De Michelis — hanno nei rispettivi gruppi parlamentari. Con la fine della Democrazia cristiana i politici cattolici si sono sparpagliati fra i partiti e, paradossalmente, sono più adesso che allora. Non solo. Dimostrano con più generosità il loro zelo cattolico proprio perché non hanno più quel partito alle spalle. Ecco, il rischio è proprio questo». E qui De Michelis, 64 anni, torna con la memoria ai referendum sul divorzio e sull’aborto. «Anche allora la Chiesa e la Dc – ricorda – diedero precise indicazioni di voto ma i cittadini si espressero in modo diverso perché erano più avanti della classe politica che li rappresentava. Sono certo che, dopo 30 anni, questa distanza sia ancora più ampia».

Ma quando parla della Chiesa De Michelis misura le parole: «L’appello all’astensione del cardinal Ruini è legittimo. Dispiace solo che faccia leva su un trucco perché punta a sommare due volontà diverse: quella di chi si astiene perché contro le modifiche alla legge e quella di chi a votare non va per tradizione oppure perché questa volta non può. Dall’altra parte, invece, la volontà è solo una: cambiare questa legge. Due contro uno, così il risultato può essere falsato».