Le nuove cellule, battezzate «staminali derivate dal liquido amniotico», si isolano facilmente (dall’amniocentesi), si moltiplicano in fretta (raddoppiano in 36 ore) e sembrano versatili come quelle dell’embrione, potendo trasformarsi in cellule adulte muscolari, ossee, sanguigne, nervose, di grasso, epatiche, la cui funzionalità rigenerativa è stata poi sperimentata con successo in vitro e su animali. «Sapevamo che nel liquido amniotico ci sono molti diversi tipi di cellule progenitrici derivanti dall’embrione in sviluppo», spiega Atala, «ma ci siamo chiesti se potevamo isolare vere cellule staminali. E la risposta è sì».
Teoricamente, secondo Atala, una banca con 100 mila esemplari di queste staminali potrebbe supplire alle necessità del 99% degli americani con perfetta compatibilità genetica per il trapianto. «La nostra speranza è che queste cellule rappresentino una valida risorsa per la riparazione dei tessuti e anche per la creazione di nuovi organi», ha spiegato Atala, direttore dell’istituto di medicina rigenerativa alla Wake Forest University (Nord Carolina).
SETTE ANNI DI RICERCHE – Lo studio settennale è iniziato prelevando liquido amniotico da donne incinte. I medici già sapevano che il liquido in cui cresce il feto contiene una grande quantità di cellule immature, ma non era chiaro se vi fossero anche staminali vere e proprie. Gli scienziati hanno appurato che circa l’1% delle cellule immature del liquido amniotico è rappresentato da vere staminali.
Nel giro di qualche anno queste cellule sono state fatte crescere e sono diventate muscoli, nervi, grasso e cellule di fegato. Per esempio, racconta Atala, le cellule nervose prodotte a partire dalle nuove staminali, impiantate nel cervello di topolini malati hanno ripopolato le aree cerebrali degenerate. Le cellule ossee hanno ricostruito il tessuto osseo in topi e quelle epatiche si sono dimostrate capaci di produrre urea.
SPERANZA – «Questa scoperta apre una speranza concreta di superare il grande scoglio della ricerca sugli embrioni», spiega Carlo Alberto Redi, direttore del laboratorio di biologia dello sviluppo dell’università di Pavia e direttore scientifico del Policlinco San Matteo di Pavia.