«Dal Comitato scelta improvvisata, vince il relativismo».(Intervista al vescovo Fisichella)

Il vescovo Fisichella: su temi come questi non si negozia. Bene l’Intergruppo dei cattolici ma si apra anche ai laici

ROMA – La posizione presa ieri dal Coordinamento Amato è «contraddittoria» e induce a «temere per i futuri appuntamenti» con le questioni bioetiche. Cresce una posizione «relativistica» che perde di vista i «principi non negoziabili» e riduce tutto a una «questione di metodo» che non può che portare a «soluzioni al ribasso».

I cattolici devono avvertire che «l’appartenenza ecclesiale non è secondaria rispetto a quella politica». L’intergruppo che li collega «è una buona iniziativa» e dovrebbe «aprirsi ai laici». La Chiesa «non darà deleghe a nessuno» e continuerà a parlare «pubblicamente» su questi temi, senza temere di appiattirsi sulla destra perché «si atterrà ai principi» e perché è «ben consapevole» che i cattolici sono presenti in «ambedue gli schieramenti».

Così il vescovo Rino Fisichella, collaboratore del cardinale Camillo Ruini, valuta l’acceso dibattito politico di questi giorni sui temi etici. Eccellenza, che dice della prima risoluzione adottata dal Coordinamento Amato?

«La trovo contraddittoria e tale da sollevare serie preoccupazioni per l’alto grado di improvvisazione a cui sono sottoposte questioni così importanti per il nostro futuro.
Ciò che emerge a me sembra una concezione relativistica che non ha nulla a spartire con la libertà di avere diverse opinioni politiche, perché qui sono in gioco principi non negoziabili, indispensabili a una società pluralistica. È necessario fare qualcosa perché quella non negoziabilità venga avvertita».

Non crede che il Coordinamento Amato possa svolgere una funzione positiva di raccordo all’interno del governo?

«Non sono la persona giusta per dire di che cosa abbia bisogno il governo, ma stando alla mia formazione risponderò con l’adagio medievale: Non sunt moltiplicanda entia sine necessitate (non vanno moltiplicati gli enti quando non ce n’è necessità)».

Sono in gioco principi non negoziabili, d’accordo: ma la politica dovrà abdicare? Decide la Chiesa?

«In politica la mediazione è pane quotidiano, tuttavia non la si può invocare quando sono in gioco principi essenziali ai quali va riconosciuta una validità universale. Questo lo dico per tutti, mentre per i cattolici aggiungo che è urgente un recupero di consapevolezza che l’appartenenza ecclesiale non è secondaria rispetto a quella politica».

Insisto: quando ci si trova di fronte a diverse interpretazioni dei principi – per esempio quello della «difesa della vita» – che si fa? Non si media?

«Nel dibattito di queste settimane non si evidenziano diversità di interpretazioni e applicazioni, ma un vero e proprio relativismo dei principi, nonché il ricorso ad altri principi che non hanno fondamento universale, ma sono frutto di un’ideologia relativista più attenta al mercato che ai valori».

Che fare dunque?

«I cattolici devono realizzare una maggiore coesione tra loro, perché la divisione toglie credibilità. Deve poi crescere il loro impegno per mostrare che quei principi non sono confessionali, ma appartengono alla ragione umana. Lo si è visto nel referendum che si tenne giusto un anno addietro, quando il 75% dell’elettorato ebbe modo di esprimere in maniera inequivocabile la propria convinzione».
Si trattò di un 75% raggiunto per astensione e non per voto…
«Questo è nominalismo! Gli italiani fecero una scelta coraggiosa e consapevole».

Che dice dell’Intergruppo parlamentare tra cattolici che si va costituendo in maniera
trasversale rispetto ai due poli?

«È una buona iniziativa, che può aiutare il confronto e quella coesione che dicevo, purché non resti “tra cattolici” e sappia aprirsi a componenti laiche realmente disponibili al confronto».

La Cei avrà qualche rapporto con l’Intergruppo?

«No, è meglio che il loro lavoro resti libero e autonomo. Cosa c’entriamo noi con la concertazione parlamentare? Del resto è ben chiaro che su questi temi non deleghiamo nessuno e faremo sempre sentire la nostra voce pubblicamente».

L’insistenza sui principi non negoziabili non porterà la gerarchia a schierarsi con la destra?

«No, perché i principi sono su altro piano rispetto a quello dello schieramento e perché siamo ben consapevoli che i cattolici sono presenti in ambedue gli schieramenti».