Un sì, quello della 74enne moglie di Raimondo Vianello, che nasce da due motivi.
«Primo, sono donna, e questo voto riguarda anzitutto noi. Secondo, non ho avuto figli, e io so cosa ho patito. Ho capito d’istinto il nocciolo del problema: questa legge non aiuta chi non può avere figli, e tanto mi basta». Per il momento i sì certi sono tre. Il dubbio è sul quesito per la eterologa: «Se chi dona il seme è un amico di famiglia, di cui si conosce tutto a partire dallo stato di salute e dalla situazione dei consanguinei, bene. Se è un estraneo che può avere chissà quali problemi genetici, allora proprio no».
Certo, se ai tempi ci fosse stata l’opportunità, ne avrebbe discusso col marito: «Conoscendolo non so se sarebbe stato d’accordo, ma almeno avremmo considerato l’ipotesi. Nel caso avrei avuto anche un nome: Umberto Veronesi. Scherzo, ma neppure troppo: siamo amici dall’infanzia, è uno scienziato di fama mondiale, una persona dalla mentalità aperta come la mia». La campagna per l’astensione non la scandalizza: «Sono cattolica, ma in casi così bisogna pensare prima alla propria felicità. Ma la Chiesa saprà evolversi: in fondo pochi anni fa a chi si faceva cremare neppure concedevano il funerale religioso».