«Donne e malati sono stati immolati sull’altare della disinformazione e dell’illegalità». Lucido, ma non rassegnato: Luca Coscioni, presidente dei radicali e simbolo della lotta per la libertà di ricerca – lui, condannato da 10 anni sulla sedia a rotelle dalla sclerosi laterale amiotrofica, niente più parole nè gesti, solo gli occhi per cercare di comunicare col mondo, con gli altri -, legge il disastro del referendum: «Il fallimento è inequivocabile e non ci sono scusanti per i segnali precisi che ci vengono dal corpo della società italiana».
Il corpo, appunto, i diritti, le libertà. Lo Stato di diritto, la laicità compromessa, contaminata. Il cardinal Ruini ha appena posto il sigillo sulla vittoria con quel semplice «ho fatto solo il mio dovere», ribadendo la sua difesa di «tutti i temi della vita». «Ma quale vita? La vita con la ‘vi maiuscola” a scapito delle vite concrete». Non sono bastati gli appelli, mesi di battaglia per spiegare, far vedere, misurare la distanza tra la tutela degli embrioni e quella dei malati in carne e ossa e delle donne che sperano nella maternità. Ha vinto la crociata astensionista, «il popolo tenuto al guinzaglio dall’indifferenza, dalla mediocrità, dalla superstizione, dalla disinformazione, dalla moralità di chi usa la Croce di Cristo come arma contundente anziché genuflettersi ai suoi piedi per interrogarla sulla sofferenza e sulla malattia». Un paese piegato, a un punto che era difficile immaginarsi. Coscioni usa una metafora: «L’Italia è oggi, ancor di più, come la penisola descritta da Josè Saramago nel suo libro La Zattera di pietra. Un paese che, con la legge 40, si è staccato dal resto del continente europeo, dal resto del mondo, apparentemente senza cataclismi e senza vittime. Sulla zattera ci sono anche coloro che con l’astensione pensano di aver vinto la partita ma che in realtà imponendo un divieto in più, hanno fatto perdere al paese una libertà fondamentale».
Il risultato di ieri chiude la porta in faccia a tante persone, sommerse per di più da una non-scelta di quasi 38 milioni di italiani, un’astensione indotta ma anche in buona parte spontanea, naturale. Una indifferenza tiepida. Contro la quale Coscioni non si rassegna: «Ora bisogna organizzare una azione politica che riesca a intensificare gli sforzi di una resistenza sistematica laica e non violenta, quanto mai necessaria e non procrastinabile». L’appuntamento è per l’Assemblea dei Mille organizzata dai radicali il 17, 18 e 19 giugno a Roma. «Vogliamo rispondere alle attese di chi oggi si sente di non riconoscersi in questo risultato e di porre le basi di una speranza di vita e di vite che altrimenti sarebbe soffocata». Aspettando il Parlamento – chissà – per una modifica, comunque, della legge 40, l’impegno di Luca Coscioni resta convinto. E con lui quello di tanti altri malati per cui l’orizzonte della guarigione sembra oggi allontanarsi: «Dobbiamo tener duro e non mollare proprio ora che tutto sembra perduto».