Dice Giorello: «Libertà, in senso filosofico, è assenza di vincoli. Naturalmente non sto parlando di assenza assoluta, perché in un mondo senza i vincoli espressi, per esempio, dalle leggi della fisica probabilmente non potremmo vivere. Diciamo che è relativa a certi insiemi di vincoli piuttosto che a certi altri. Sarei portato a dire che la libertà è assenza di vincoli in particolari famiglie di vincoli. Io sono preoccupato di tutti quelli che agli esseri umani vengono posti soprattutto da altri esseri umani. Quindi, libertà per me è una maggiore capacità di reazione alle malattie, possibilità di aumentare i propri spostamenti, di godere del proprio corpo, libertà intellettuale e di espressione».
Sul tema della libertà hanno discusso ieri sera a Cortina Edoardo Boncinelli (Rodi, 1941), biologo molecolare, professore ordinario all’università Vita-Salute di Milano, e Giulio Giorello (Milano, 1945), ordinario di filosofia della scienza all’università degli studi di Milano. Il faccia a faccia è stato il secondo atto, dopo il primo dedicato all’etica, di La parola contesa , la manifestazione nazionale ideata due anni fa, e concretizzata con il contributo dell’Enel, da Massimiliano Finazzer Flory (Monfalcone, 1964), giornalista e scrittore, che ne è anche il conduttore e moderatore. Il doppio evento ampezzano (all’interno della rassegna culturale Cortina in con tra ) ha voluto coniugare il sapere umanistico e il sapere scientifico, puntualizza. «La scienza deve essere libera di fare ricerca, sia pura sia applicata. La filosofia deve essere libera di incalzare, interrogare, criticare la scienza».
Sulla libertà di John Stuart Mill (1806-1873) è un testo che ha influenzato il dibattito filosofico in Occidente. Nel suo saggio, il filosofo ed economista inglese afferma che lo Stato è legittimato a intervenire per regolare la condotta degli individui soltanto quando le loro azioni danneggiano altri individui. Chiedo:
E’ un postulato ancora valido?
Boncinelli: «Dipende da chi risponde. Io sono molto in linea con questo discorso, perché vedo la convenienza di dare moltissima libertà all’individuo fino al punto in cui, ovviamente, la libertà di uno non danneggia un altro. Mi trovo perfettamente d’accordo con Mill, anche se il mondo è cambiato tantissimo».
Giorello: «E’ da lì che traggo l’idea di cui ho parlato all’inizio, perché il filosofo inglese scrive, in un passo, che ogni vincolo in quanto tale è male. Poi non dice che certi vincoli non debbono esserci. Sulla libertà si radica in una tradizione molto più antica: può risalire ai greci e ai romani. Ma il rispetto dell’altro è anche un grande tema di una tradizione diversa, che è quella ebraica, e dopo cristiana. Secondo me ricorre già molto bene nel Vecchio Testamento e nell’insegnamento di Gesù. Mill si inseriva in un grande filone delle tradizioni occidentali. Anche se qualcuno ha successivamente sostenuto, Amartya Sen, che si ritrova in tradizioni diverse dall’Occidente. Mi pare un atteggiamento, non un postulato, ancora interessante: anzi necessario, per poter parlare di libertà. Se lo Stato interviene là dove non c’è danno palese all’altro, non è più uno strumento al servizio degli individui, ma sono gli individui che diventano suoi strumenti. Ritengo che questo di Mill sia una specie di rasoio che ci serve per tagliar via le intromissioni, gli interventi del collettivo, del comunitario, sul singolo, perché oggi abbiamo a che fare non soltanto con lo Stato: oppressivi, per la libertà individuale, possono essere i partiti, le chiese, alcuni gruppi etnici, alcuni movimenti. Il suo criterio è più attuale che mai».
Nei casi di danni procurati a se stessi, di scelte individuali autolesive, quale deve essere l’atteggiamento dello Stato?
Boncinelli: «E’ una questione molto spinosa e molto dibattuta. Vale il principio che ho già espresso: dare la massima libertà possibile all’individuo fintanto che dimostra di essere capace di intendere e di volere. Anche suicidarsi, tutto sommato, è una scelta rispettabilissima. Quando invece, come nel caso di un drogato, o di un incidente, si riscontra che le facoltà mentali sono intaccate, eh, allora, in qualche maniera bisogna sostenere l’individuo».
Giorello: «Sono dell’idea che lo Stato non possa essere guardiano della salute fisica, morale o anche spirituale di nessuno. Se uno si fa dei danni, peggio per lui: non vedo perché lo Stato debba intervenire a salvarlo controvoglia».
Cosa intendete per libertà procreativa? Negli atti procreativi lo Stato è autorizzato a interferire?
Boncinelli: «Non ho mai usato l’espressione “libertà procreativa”. Un dibattito molto importante è quello sulla infertilità o sulla sterilità: se cioè sia una malattia. Se è una malattia, va curata anche con il sostegno dello Stato. Qualcuno sostiene che, in realtà, fare figli non è obbligatorio. Ed è una questione molto discussa. Io sono in una via di mezzo: farei tutto il possibile, ma non l’impossibile. Perché si può anche vivere senza figli».
Giorello: «Penso che uno Stato che selezioni sulla base dei propri criteri chi può riprodursi o chi non può, sostanzialmente applica una politica di tipo “eugenetico”. Quindi da questo punto di vita la famosa Legge 40, che si voleva abrogare e non si è riusciti ad abrogare, secondo me è una legge eugenetica, nel senso duro, tremendo, che seleziona chi può adire alle nuove tecniche messe a disposizione dal progresso scientifico e chi no. Mentre io sono dell’idea che, in una società aperta, ognuno abbia il diritto di adire a certe tecniche piuttosto che a certe altre».
Che cosa pensate del testamento biologico?
Boncinelli: «Non è un argomento su cui ho riflettuto molto e su cui amo riflettere. Mi sembra, a naso, un’ottima cosa perché quando la persona è capace di intendere e di volere lascia le sue volontà. Ripeto: non ci ho mai pensato molto. Ma non mi pare che leda alcun diritto».
Giorello: «Sono favorevole. Ho più volte espresso solidarietà alle posizioni dell’avvocato Giuliano Pisapia».
La ricerca scientifica deve essere assolutamente libera?
Boncinelli: «Fintanto che lo scienziato sta in laboratorio e fa uno, due, tre esperimenti, non vedo proprio che senso abbia controllare. Quando esce, e la sua ricerca diventa applicabile a tanta gente, allora lo Stato, i cittadini devono intervenire».
Giorello: «La parola “assolutamente” non ha senso. La ricerca scientifica è vincolata da tutta una serie di fattori ovvi, fra cui per esempio il suo costo. Ma, fatto salvo soprattutto il vincolo dell’assenza di danni agli altri, non capisco perché debba essere coartata in maniera artificiosa. Ho parlato apposta di principio dell’assenza di danni agli altri per tagliar fuori i casi tipo quello famoso, successivo alla seconda guerra mondiale, di quei neri ammalati di sifilide che non furono curati, pur potendolo essere, perché i medici potessero vedere cosa accadeva a un sifilitico se non veniva curato. Infatti sono morti quasi tutti… Evidentemente non considero scienziati i medici nazisti: li considero delinquenti… Chiarito questo, non vedo perché dovrebbero esistere altri vincoli di una qualche particolare etica, o morale, o religione, tanto più che sul sommo bene le varie morali, le varie religioni sono tutt’altro che d’accordo: per secoli si sono scannate e continuano a scannarsi anche oggi».