Staminali – L’allarme parte dalla Mangiagalli: a rischio cure e ricerca per leucemie, talassemie e altre patologie del sistema immunitario
Sempre più madri li conservano solo per i propri bimbi. I medici: pensate anche a chi è malato
In via della Commenda il 2008 è stato l’anno del raddoppio. Dalle 300 autorizzazioni si è passati alle 600 e più attuali La moda di tenerlo per i propri figli l’hanno lanciata neomamme celebri come la principessa Letizia di Spagna, l’attrice Ambra Angìolini, la showgirl Federica Panicucci, la moglie di Fiorello, Susanna Biondo.
Ma adesso la clinica Mangiagalli, la fabbrica dei bambini della Lombardia con i suoi settemila nati l’anno, lancia l’allarme: «L’aumento vorticoso della conservazione del sangue placentare per uso personale (autologo) in banche estere rischia di mettere in crisi le donazioni importanti per curare bambini già malati di leucemie, linfomi, talassemie e malattie del sistema immunitario». In via della Commenda il 2008 è stato l’anno del raddoppio. Dalle 30o autorizzazioni per portare il cordone ombelicale fuori dall’Italia firmate nel 2006 si è passati alle 6oo e più attuali. Di qui la decisione di potenziare l’informazione diretta alle donne in gravidanza, argomento al centro in questi giorni di riunioni tra gli esperti della Mangiagalli e quelli del Policlinico, sede della banca per la crioconservazione gratuita del sangue placentare. «L’obiettivo è triplicare l’inventario odierno», spiega Paolo Rebulla, alla guida della Milano Cord Blood Bank, attiva dal ‘93 per il prelievo, la conservazione e la distribuzione del sangue placentare destinato ai trapianti (7.500 le donazioni disponibili, 40o quelle distribuite finora in tutto il mondo, prevalentemente per curare le leucemie e dei linfomi nei bambini). «Nessuno vuole mettere in discussione la libertà di scelta dei genitori – sottolinea Basilio Tiso, direttore sanitario della Mangiagalli -. Ma siamo preoccupati che il boom di richieste di conservazioni autologhe possa mettere in seria difficoltà le donazioni, un atto di solidarietà importante per la collettività. Lo stesso vale per la ricerca». Sempre nel 2008 le donazioni hanno raggiunto quota 706 (contro le 488 del 2007). Ma non basta, perché due cordoni ombelicali su tre vengono scartati per scarso contenuto di cellule staminali. «Avere numerosi campioni di sangue placentare è importante perché aumenta la probabilità dei malati di avere una donazione compatibile – dice Rebulla -. Così si riesce ad aumentare del 20% la sopravvivenza». Oggi in Italia la conserva- zione autologa è ammessa solo in caso di malattie genetiche in famiglia o di esistenza di una patologia già accertata nel nascituro. L’argomento sarà oggetto, però, di nuove linee guida del ministero della Salute attese per fine febbraio. Nel frattempo in Mangiagalli comincia una campagna di sensibilizzazione per le donazioni. Di più: a fine gennaio si svolgerà un corso per i5o ostetriche promosso dal Pirellone. Mettere da parte il cordone ombelicale del proprio bebè viene considerata dai più un’assicurazione sulla sua vita (con un costo iniziale dai 1.500 ai tremila euro, più il mantenimento): «Ma gli ultimi studi a livello internazionale ritengono inutile la conservazione personale – osserva Rebulla -. La donazione può aiutare tutti, i propri figli e quelli degli altri».