Concorsi: nessuno fa i nostri pasticci

La stampa
Piergiorgio Strata

La principale causa della crisi della nostra Università sta nel fatto che non vi è mai stata una seria valutazione che avrebbe dovuto essere contestuale all’avvento dell’autonomia. La valutazione riguarda tre punti chiave: il reclutamento dei docenti, il finanziamento ordinario ed il finanziamento dei progetti di ricerca. Il primo punto ha finora risentito negativamente dell’immissione in ruolo tramite una ope legis mascherata di 30.000 docenti (legge 382 del 1980) e successivamente delle procedure concorsuali locali. L’attribuzione dei finanziamenti alle Università in base al merito è iniziata solo in tempi recenti, e con tentennamenti attraverso il CIVR, mentre le valutazioni per i finanziamenti dei progetti di ricerca sono tuttora deludenti in assenza di un chiaro e sistematico riconoscimento del merito scientifico.

La nuova Agenzia Nazionale per la Valutazione dell’Università e della Ricerca (ANVUR) ha visto recentemente la nomina del suo Consiglio Direttivo che risulta composto da 7 membri di alta qualificazione con un prestigioso Presidente. Stiamo dunque affrontando il punto più critico del sistema ricerca del nostro Paese.

Il 22 giugno l’ANVUR ha emanato un documento con i criteri per l’ammissione ai concorsi di abilitazione nazionale dei professori universitari e successivamente ha risposto in un blog ad una serie di critiche e commenti sollevati dalla platea, un ottimo metodo mai usato prima. Per l’ammissione si stabiliscono soglie di accesso basate su indici di valutazione numerici che si assume siano oggettivi. Questi criteri possono essere utili per eliminare chi vale molto poco, ma anche privilegiare chi lavora in grandi gruppi senza essere un leader ed eliminare giovani eccellenti che pubblicano poco, ma bene. Inoltre, è lecito dubitare dell’oggettività e dell’affidabilità di indici influenzati dall’eterogeneità degli argomenti di studio, da mode talvolta transitorie e da altri fattori poco o punto collegati alla qualità scientifica. Non mi risulta che vi siano Paesi al mondo che adottino simili criteri. Ma è anche vero che siamo gli unici a gestire i concorsi come è avvenuto finora. Si deve dunque concludere che siamo un paese speciale che necessita di leggi speciali? Ritengo invece che anche il nostro Paese debba allinearsi a ciò che succede nei paesi più sviluppati dove la valutazione si basa soltanto sulla qualità scientifica recente e su altri indici appropriati a valutare il merito, la creatività e l’indipendenza di un ricercatore. Il Premio Nobel Sydney Brenner scrive: “prima di sviluppare una pseudoscienza delle analisi delle citazioni dobbiamo ricordarci che è assolutamente importante giudicare il contenuto scientifico di ogni lavoro e che nulla può sostituire la sua conoscenza e la sua lettura. Dobbiamo anche riconoscere che la citazione spesso ci dice di più sulla sociologia della scienza che sulla scienza stessa”.

Per garantire il successo nel reclutamento è anche essenziale agire in maniera coerente sui meccanismi alla base del finanziamento delle Università. Su questo l’ANVUR ha reso pubblica la versione preliminare del bando (VQR 2004-2010) ed i criteri appaiono affidabili. La legge Gelmini ha abolito il ruolo delle Facoltà ed ha creato, come centro operativo centrale dell’impianto universitario, il Dipartimento. Sarebbe essenziale che l’ANVUR decidesse che una parte consistente del finanziamento ordinario finora destinato soltanto alle Università, sia assegnato direttamente a queste strutture assieme ad altri incentivi finanziari. Ciò avrebbe una ricaduta molto positiva sul difficile problema dei concorsi con l’effetto di costringere i Dipartimenti, ai quali spetta il reclutamento del corpo docente, a scegliere eccellenze per sopravvivere e svilupparsi. Questo sarebbe l’inizio di un auspicabile processo per selezionare strutture che si dedichino prevalentemente alla ricerca scaricando sulle altre gran parte dell’attuale pesantissimo carico didattico derivante in buona parte dall’introduzione delle lauree triennali. Chi fa della buona ricerca, specialmente se è giovane, non deve avere compiti didattici troppo impegnativi.

Infine, rimane il problema del finanziamento dei progetti di ricerca. Qui si può soltanto sperare che l’alta qualificazione del Consiglio Direttivo dell’ANVUR e la sua indipendenza riesca a fare quello che Associazioni private come Telethon sono riuscite a fare con successo. Il Ministro Fazio ha ottenuto ottimi risultati nel far valutare al NIH le domande di finanziamento di due bandi emanati dal Ministero della Salute. È auspicabile che la comunità scientifica italiana impari ad essere capace di valutare professionalmente ed equamente se stessa. Tuttavia, il coinvolgimento di giudici stranieri è comunque una strada salutare e un metodo molto usato nel mondo.

 

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