I «cloni» realizzati provengono da cellule di una scimmia macaco (Macacus Rhesus), di dieci anni. Si tratta di primati che possono essere considerati, sulla scala evolutiva, «parenti prossimi» dell’uomo. In altre parole, il metodo messo a punto dal gruppo di Mitalipov non è che l’anticamera della clonazione umana. I ricercatori riferiscono inoltre di essere stati in grado di estrarre cellule staminali da alcuni degli embrioni clonati, e di aver estratto, da essi, cellule che si sono trasformate in tessuti cardiaci e nervosi.
È la prima volta che gli scienziati riescono a creare embrioni clonati vitali da una scimmia adulta. Avrebbero anche provato, senza successo, a impiantare embrioni clonati nell’utero di macachi femmina. Non sono seguite nascite, ma occorre ricordare che undici anni fa per clonare la pecora Dolly, primo clone di un mammifero adulto, furono necessari centinaia di tentativi. La notizia del conseguimento da parte dei biologi americani era già da tempo diffusa negli ambienti specializzati. Ora, dopo essere stata menzionata in un rapporto Onu, è stata confermata da Alan Trouson della Monash University in Australia, specialista delle tecniche di clonazione. Lo stesso Mitalipov durante un convegno alcuni mesi fa aveva anticipato di essere riuscito a ottenere cellule staminali da embrioni clonati.
Trounson sottolinea che il metodo di Mitalipov costituisce il «salto di qualità», visto che finora nessuno finora era riuscito a produrre embrioni di primati da cellule adulte mediante la clonazione. Ora si sa che anche i primati (e quindi l’uomo) possono essere oggetto di clonazione.