Chantal Sébire riapre in Francia il dibattito sulla eutanasia

a cura di Carlo Troilo, della direzione dell’Associazione Coscioni

Sotto il titolo «Una donna chiede alla giustizia il diritto di morire», «Le Figaro» ha pubblicato, venerdì 14 marzo, l’articolo che segue.

«Sfigurata da un tumore, Chantal Sébire, una madre di famiglia di 52 anni, ha presentato al tribunale di Digione una domanda di eutanasia. Il suo avvocato, Gilles Antonowicz, spiega le ragioni della richiesta, «eccezionale ma tuttavia legittima», della sua cliente, che chiede alla giustizia di poter morire. La signora Sébire, già insegnante scolastica e madre di tre figli, soffre di un «Esthesioneuroblastoma», una rara forma di tumore evolutivo del seno frontale e della cavità orale, che la sfigura e le procura intense sofferenze, senza speranza di remissione.

Dopo una apparizione in televisione alla fine di febbraio, venerdì 7 marzo Chantal ha consegnato il suo dossier alla «Associazione per il diritto di morire con dignità – ADMD».

Nella intervista a «Le Figaro», il suo avvocato spiega che in base alla legge Leonetti – votata nell’aprile del 2005 a seguito della vicenda di Vincent Humbert – Chantal ha una sola possibilità : «Chiedere la sedazione terminale, cioé essere portata ad un coma artificiale senza nutrimeno né acqua, fino alla morte» : una scelta che la signora rifiuta, «per se stessa e per i figli, perché giudica questa agonia indegna».

Per l’avvocato di Chantal, la legge Leonetti «pecca per umanità : é una legge che, a forza di voler soddisfare tutti, presenta delle ambiguità perché autorizza l’eutanasia passiva e il suicidio medicalmnte assisito, ma sotto una sola forma».

La richiesta depositata al tribunale di Digione – che ha annunciato una decisione entro pochi giorni – tende a costituire un precedente giudiziario. Chantal Sébire si augura di «beneficiare di un suicidio medicalmente assistito secondo un metodo esistente all’etero», in Belgio, in Olanda e in Svizzera. In pratica, la richiesta mira a permettere a un medico volontario di prescrivere a Chantal Sébire del Penthotal, che ella potrebbe assumere al momento della scelta. «Chiedo al tribunale di rispettare la dignità della persona», spiega l’avvocato di Chantal. Se non riuscirà ad ottenere una giurisprudenza sull’argomento, l’avvocato intende «intepellare il legislatore». «Chiediamo semplicemente al magistrato di autorizzare Chantal ad addormentarsi confortata dall’affetto dei suoi» e di dar prova di umanità – conclude l’avvocato, che afferma di voler andare fino in fondo nel dibattito sulla eutanasia. La settimana scorsa, Chantal Sébire aveva inviato una lettera a Nicolas Sarkozy, per chiedergli di completare la legge Leonetti.

La vicenda di Vincent Humbert e la "legge Leonetti"

24 settembre 2000. Vincent Humbert, diciannove anni, ha un terribile incidente stradale che, dopo nove mesi di coma, lo lascia tetraplegico, muto e quasi cieco, ma drammaticamente lucido. .Novembre 2002. In preda a continue, indicibili sofferenze, Vincent detta a un’infermiera – sfruttando l’unica parte di sé che riesce a muovere, il pollice destro – una lettera aperta per Chirac, in cui manifesta per la prima volta pubblicamente la volontà di morire. "A lei, che ha il diritto di concedere la grazia, io chiedo il diritto di morire." Ma Chirac non può aiutarlo, anzi, lo incita a vivere. A Vincent non resta che pregare Marie, sua madre, di donargli la più grande prova d’amore: procurargli la morte. Vincent non leggerà mai il libro che ha dettato e che si intitola "Io vi chiedo il diritto di morire" (edito in Italia da Sonzogno).

Così ha ricostruito la vicenda "L’Humanité" del 12 marzo 2007.

"Per tre anni, giorno dopo giorno, dopo un incidente di macchina che aveva reso suo figlio Vincent tetraplegico, cieco e muto, una madre, Maire Humbert, amministrò dei barbiturici al figlio, che però non morì, come lei aveva sperato, ma cadde in coma profondo. Due giorni più tardi, una équipe medica diretta dal dottor Chaussoy decide di staccare il respiratore ed inietta del cloruro di potassio, un farmaco mortale, a Vincent. Era il 26 settembre del 2003. La madre e il medico vengono imputati per somministrazione di sostanze tossiche e per avvelenamento con premeditazione. Il 28 febbraio del 2006

Il giudice Anne Morvant, su raccomandazione degli stessi procuratori, assolve la madre di Humbert ed il dottor Chaussoy affermando che i due hanno agito in circostanze estreme, il che "li esonera da qualsiasi responsabilità penale".

L’emozione suscitata dalla vicenda rilancia il dibattito sulla eutanasia. Una commissione parlamentare presieduta da Jean Leonetti organizza una serie di audizioni con medici, esponenti politici, religiosi, giuristi ed associazioni dei malati. Sono organizzate visite conoscitive nei Paesi Bassi ed in Svizzera. Si raggiunge un accordo nella Commissione, che il 28 novembre del 2004 approva all’unanimità i 15 articoli del disegno di legge "relativo ai diritti dei malati ed alle scelte di fine vita", che riconosce un diritto a "lasciar morire". Il 22 aprile del 2005 la legge Leonetti viene pubblicata sulla Gazzette Ufficiale. La legge prevede che "gli atti medici non devono essere attuati per una ostinazione irragionevole" ed al fine di consentire "il solo mantenimento artificiale della vita". L’aiuto alla respirazione, l’alimentazione e l’idratazione artificiali sono considerate come trattamenti medici. Il "lasciar morire" può quindi significare il lasciar morire di fame o di sete. Il medico deve tenere conto della volontà del paziente o fare riferimento alla persona di fiducia designata dal malato. Nel caso di un malato che non è in fin di vita ma rifiuta un trattamento che metta la sua vita in pericolo, il medico "può fare appello ad un altro membro del corpo medico". E in tutti i casi, il malato deve reiterare la sua decisione dopo un lasso di tempo ragionevole. La legge permette anche la somministrazione, da parte dei medici, di trattamenti antidolore che possono avere "per effetto secondario quello di abbreviare la vita".

Se questa legge costituisce un reale progresso, essa non permette di rispondere a situazioni eccezionali come quella in cui si trovava Vincent Humbert. Attorno a sua madre, le associazioni dei malati reclamano una "legge Vincent Humbert" e la depenalizzazione della eutanasia. L’Associazione per il diritto di morire con dignità (ADMD) si augura la legalizzazione del suicidio assistito".

 

 

 

Il dibattito sulla eutanasia fino alla vicenda di Chandal Sébire

 

In Fancia, l’eutanasia é da anni un tema molto dibattuto.

Nel 2002, l’istanza di un "aiuto attivo" ("aide active") viene scartata dal candidato socialista alle elezioni presidenziali, Lionel Jospin, malgrado che sua madre, Mireille, fosse una militante storica dell’Associazione per il diritto a morire con dignità (ADMD) e si fosse data la morte il 6 dicembre 2002.

Il dibattito si riaccende a partire dall’ondata emotiva sollevata dal caso di Vincent Humbert, il giovane tetraplegico che sua madre aiutò a morire nel 2003.

In occasione delle elezioni presidenziali del 2007, la proposta di legalizzare l’eutanasia entra ufficialmente nel programma presidenziale del Partito Socialista: "Presenteremo in Parlamento – dicono i socialisti francesi – il <disegno di legge Vincent Humbert> sull’assistenza medicalizzata per morire con dignità; la legge dovrà consentire ai medici, nel rigoroso rispetto della volontà del loro paziente, di dare un aiuto attivo alle persone in fase terminale di malattia incurabile o che si trovino in uno stato di dipendenza che essi giudicano incompatibile con la loro dignità". Se Segolène Royal non si e’ mai espressa pubblicamente in proposito, non ha però mai nemmeno smentito l’idea di una nuova normativa. Al contrario. Il 24 agosto 2006, rispondendo alla lettera di un delegato di ADMD, affermava di "essere in totale accordo con il progetto" del suo partito.

La questione delle scelte di fine vita divide anche oggi nettamente il paesaggio partitico. Favorevoli alla depenalizzazione dell’eutanasia sono i socialisti e i Verdi, mentre nel PCF e’ un tema ancora discusso; i partiti di destra, con qualche distinguo, sono ostili ad ogni proposito di messa in discussione della sacralità della vita e considerano adeguata la legge Leonetti. "Questa legge ci sembra sufficiente per morire con dignità. Se le cure palliative sono adeguate, non c’é necessità di ricorrere all’eutanasia", spiega Jean-Luc Prehel, responsabile per la Sanità dell’Union Pour la Démocratie.. Una posizione non condivisa da Henriette Martinez, deputata del partito di Nicolas Sarkozy, l’UMP, membro dell’associazione ADMD ed autrice di una proposta di legge sull’aiuto a morire. La signora Martinez considera la legge Leonetti una prima tappa, ma insufficiente. "Ho misurato il carattere inumano della legge quando ho perso mio padre; dopo la sospensione dei trattamenti ci ha messo più di una settimana a morire", spiega con emozione. "Perché allora non avere il coraggio di fare un gesto attivo, se il risultato é atteso? Bisognerà pure che la legislazione evolva su una questione etica fondamentale". Ma il leader del suo partito, Sarkozy, alla vigilia delle elezioni presidenziali del 22 aprile 2007, aveva dichiarato di essere contrario a una legge sull’eutanasia e di favorire, invece, il «dialogo» fra medici e famiglie perché «ci sono dei limiti alla sofferenza umana».