“Alleanza con i Teocon per la riconquista cristiana dell’Italia”
Oggi in Vaticano prima assemblea generale dei vescovi guidata dal nuovo presidente. Le “truppe” e gli obiettivi della Chiesa.
Monsignor Angelo Bagnasco si presenta oggi con la sua relazione all’assemblea plenaria dell’episcopato. C’e un’atmosfera nuova. La Cei si sta muovendo secondo uno schema a tre punte. C’e il Pastore, il Politico, l’Eminenza grigia. Bagnasco ha il compito di forgiare il programma pastorale della Cei. In questa sessione presenterà una “nota pastorale” per indicare il cammino della Chiesa italiana dopo il grande convegno di Verona dell’autunno scorso, seguendo le indicazioni di papa Ratzinger.
Al primo posto sta la missione di evangelizzare la società, tenendo conto come ha raccomandato Benedetto XVI delle convergenze con le forze laiche, che proclamano la difesa dei valori cristiani dell’Occidente: i teocon di Marcello Pera, per capirsi, e gli ambienti che gravitano intorno al Foglio di Giuliano Ferrara (mobilitatosi entusiasticamente per il Family Day). Con Bagnasco a Genova è cresciuto il ruolo del segretario generale della Cei, monsignor Giuseppe Betori. Il suo discorso, a Gubbio, ha avuto accenti squisitamente politici. Betori ha spiegato che c’è una “battaglia” in corso e che la Chiesa intende vincerla: embrioni, aborto ed eutanasia sono le questioni su cui la Conferenza episcopale agirà con determinazione in futuro. E si tratta di cose molto concrete. Impedire l’uso della pillola abortiva negli ospedali, bloccare l’impiego della pillola del giorno dopo, vietare qualsiasi sperimentazione sulle cellule staminali embrionali, negare l’autodeterminazione al malato per quanto riguarda il testamento biologico. In proposito la linea della Cei è che deve decidere una commissione, scavalcando la volontà individuale del paziente. Inedito è il ruolo che il cardinale Ruini continua a svolgere dietro le quinte come interprete della linea papale. Prima del Family Day il cardinal vicario ha contattato il direttore generale della Rai per suggerirgli come trattare l’avvenimento. All’arrivo di Benedetto XVI dal Brasile ha incontrato il ministro Bindi a Ciampino, invitandola ad essere “saggia”. Insomma Ruini, ben lontano dall’avere abbandonato il campo della politica, agisce come da suggeritore sullo sfondo. Il 12 maggio ha rafforzato l’ala interventista della Cei e la sua volontà di determinare la legislazione nel campo cosiddetto “etico”, sbarrando il passo a qualsiasi proposta non gradita alla gerarchia ecclesiastica. La mossa del leader Ds Fassino, disposto a discutere di una modifica del codice civile per tutelare i diritti dei conviventi, ha dato ragione a chi al vertice della Chiesa ha sempre propugnato la tesi che l’Ulivo su questi temi può muoversi solo all’interno del perimetro stabilito dall’istituzione ecclesiastica. La Cei aveva indicato che l’unica soluzione doveva essere trovato nell’ambito del codice civile e così deve essere senza alcun tipo di mediazione. Ciò che la Chiesa intende assolutamente impedire è di dare dignità al “sodalizio” creato dalla coppia di conviventi. In Parlamento la Cei e il Vaticano hanno ormai una sponda più che solida nell’UDC di Casini, nell’Udeur di Mastella (gratificato, nel vivo del braccio di ferro sulle unione civili, da una telefonata personale di Benedetto XVI) e nella pattuglia dei teodem dell’Ulivo, che non hanno mai nascosto il desiderio di buttare a mano i Dico. Sotto tiro, da parte ecclesiastica, sono i cattolici democratici della Margherita. La novità più rilevante è il progetto di mantenere in vita il “movimento” del Family Day come mezzo di pressione sul governo e sui partiti. Poco importa che i manifestanti del 12 maggio rappresentino soltanto una parte delle tendenze presenti nel mondo cattolico. Savino Pezzotta ne sta facendo una sorta di “sindacato” informale del cattolicesimo, orientato dall’episcopato. “La piazza di San Giovanni non smobiliterà –ha dichiarato subito dopo la manifestazione – e i cattolici saranno in campo ogni volta che saranno in gioco i valori della vita, della dignità e della libertà della persona”. C’è un valore “politico” della piazza, fa sapere, che i politici devono ascoltare. Parole molto generiche, ma lasciano intravedere un movimento a struttura leggera, che Pezzotta potrebbe guidare, benché abbia dichiarato dopo la manifestazione la fine del suo compito di portavoce del family Day. Nel corso dell’assemblea della Cei verrà eletto uno dei vicepresidenti. Sarà interessante per cogliere il vento che spira nell’episcopato.
Oggi in Vaticano prima assemblea generale dei vescovi guidata dal nuovo presidente. Le “truppe” e gli obiettivi della Chiesa.
Monsignor Angelo Bagnasco si presenta oggi con la sua relazione all’assemblea plenaria dell’episcopato. C’e un’atmosfera nuova. La Cei si sta muovendo secondo uno schema a tre punte. C’e il Pastore, il Politico, l’Eminenza grigia. Bagnasco ha il compito di forgiare il programma pastorale della Cei. In questa sessione presenterà una “nota pastorale” per indicare il cammino della Chiesa italiana dopo il grande convegno di Verona dell’autunno scorso, seguendo le indicazioni di papa Ratzinger.
Al primo posto sta la missione di evangelizzare la società, tenendo conto come ha raccomandato Benedetto XVI delle convergenze con le forze laiche, che proclamano la difesa dei valori cristiani dell’Occidente: i teocon di Marcello Pera, per capirsi, e gli ambienti che gravitano intorno al Foglio di Giuliano Ferrara (mobilitatosi entusiasticamente per il Family Day). Con Bagnasco a Genova è cresciuto il ruolo del segretario generale della Cei, monsignor Giuseppe Betori. Il suo discorso, a Gubbio, ha avuto accenti squisitamente politici. Betori ha spiegato che c’è una “battaglia” in corso e che la Chiesa intende vincerla: embrioni, aborto ed eutanasia sono le questioni su cui la Conferenza episcopale agirà con determinazione in futuro. E si tratta di cose molto concrete. Impedire l’uso della pillola abortiva negli ospedali, bloccare l’impiego della pillola del giorno dopo, vietare qualsiasi sperimentazione sulle cellule staminali embrionali, negare l’autodeterminazione al malato per quanto riguarda il testamento biologico. In proposito la linea della Cei è che deve decidere una commissione, scavalcando la volontà individuale del paziente. Inedito è il ruolo che il cardinale Ruini continua a svolgere dietro le quinte come interprete della linea papale. Prima del Family Day il cardinal vicario ha contattato il direttore generale della Rai per suggerirgli come trattare l’avvenimento. All’arrivo di Benedetto XVI dal Brasile ha incontrato il ministro Bindi a Ciampino, invitandola ad essere “saggia”. Insomma Ruini, ben lontano dall’avere abbandonato il campo della politica, agisce come da suggeritore sullo sfondo. Il 12 maggio ha rafforzato l’ala interventista della Cei e la sua volontà di determinare la legislazione nel campo cosiddetto “etico”, sbarrando il passo a qualsiasi proposta non gradita alla gerarchia ecclesiastica. La mossa del leader Ds Fassino, disposto a discutere di una modifica del codice civile per tutelare i diritti dei conviventi, ha dato ragione a chi al vertice della Chiesa ha sempre propugnato la tesi che l’Ulivo su questi temi può muoversi solo all’interno del perimetro stabilito dall’istituzione ecclesiastica. La Cei aveva indicato che l’unica soluzione doveva essere trovato nell’ambito del codice civile e così deve essere senza alcun tipo di mediazione. Ciò che la Chiesa intende assolutamente impedire è di dare dignità al “sodalizio” creato dalla coppia di conviventi. In Parlamento la Cei e il Vaticano hanno ormai una sponda più che solida nell’UDC di Casini, nell’Udeur di Mastella (gratificato, nel vivo del braccio di ferro sulle unione civili, da una telefonata personale di Benedetto XVI) e nella pattuglia dei teodem dell’Ulivo, che non hanno mai nascosto il desiderio di buttare a mano i Dico. Sotto tiro, da parte ecclesiastica, sono i cattolici democratici della Margherita. La novità più rilevante è il progetto di mantenere in vita il “movimento” del Family Day come mezzo di pressione sul governo e sui partiti. Poco importa che i manifestanti del 12 maggio rappresentino soltanto una parte delle tendenze presenti nel mondo cattolico. Savino Pezzotta ne sta facendo una sorta di “sindacato” informale del cattolicesimo, orientato dall’episcopato. “La piazza di San Giovanni non smobiliterà –ha dichiarato subito dopo la manifestazione – e i cattolici saranno in campo ogni volta che saranno in gioco i valori della vita, della dignità e della libertà della persona”. C’è un valore “politico” della piazza, fa sapere, che i politici devono ascoltare. Parole molto generiche, ma lasciano intravedere un movimento a struttura leggera, che Pezzotta potrebbe guidare, benché abbia dichiarato dopo la manifestazione la fine del suo compito di portavoce del family Day. Nel corso dell’assemblea della Cei verrà eletto uno dei vicepresidenti. Sarà interessante per cogliere il vento che spira nell’episcopato.