Caro Cappato, io resterò al mio posto. E ho già preparato il testo da cui ripartire

di F. Bassoli

Nel replicare a Marco Cappato, dico subito che gli darò due delusioni. La prima: non intendo presentare le mie dimissioni da relatrice ai disegni di legge all`esame della commissione Sanità del Senato, ma anzi rivendico il metodo con cui ho affrontato la discussione su un tema così delicato. La seconda: il lavoro parlamentare non è affossato, ma riprenderà – come da tempo annunciato – dopo l`esame della Finanziaria, sulla base di un testo unificato che io ho preparato. Credo che l`attacco frontale e personale che Cappato mi ha rivolto non sia altro che una testimonianza del permanere di un metodo vecchio di fare politica, quello che privilegia lo scontro frontale, in particolare sui temi etici. Ma entriamo nel merito delle questioni. Non è vero che sul testamento biologico la discussione in Commissione Sanità va avanti da più di un anno, come Cappato dice. In realtà, da quando mi è stato affidato l`incarico di relatrice nel luglio 2006, la commissione ha svolto una serie articolata di audizioni che è durata fino alla primavera di quest`anno. E che è stata fondamentale per ascoltare medici, studiosi, ricercatori, associazioni, strutture che si occupano della questione del «fine vita». A giugno 2007 ho integrato la relazione illustrando gli altri disegni di legge che nel frattempo erano stati presentati.

Quindi, tra luglio e settembre, abbiamo dovuto esaminare provvedimenti in scadenza, come quello sull`intramoenia, una legge attesa da 10 anni. Dopo di che è arrivata la Finanziaria, che ha la precedenza su tutto. I disegni di legge attualmente all`esame del Parlamento sono 11. Già il numero è il segno evidente che tutte le forze politiche hanno espresso la volontà di trovare una soluzione legislativa alle questioni del consenso informato, delle dichiarazioni anticipate di volontà, del trattamento del paziente in fine vita. Da questa volontà politica sono partita per evitare il riproporsi del bipolarismo etico e per approdare a una buona legge. Che lo scontro sui temi etici sia inutile lo prova, a mio avviso, l`iter della legge sulla fecondazione assistita, per la quale la contrapposizione netta si è verificata prima in Parlamento e poi nel Paese. Io penso che il Pd abbia colto l`importanza di vincere la sfida dell`innovazione politica, partendo dalla proficua contaminazione tra matrici politiche e culturali diverse. Come dirigente politica e parlamentare, non sono un`esecutrice – come dice Cappato – ma una protagonista di questa visione, con tutti gli altri che hanno deciso di far parte di questa partita.

Innovare significa anche e soprattutto cambiare il metodo di fare politica. Per questo ho ritenuto di non assumere un testo base, che avrebbe comportato subito l`emersione dei distinguo, ma di partire da ciò che c`era di comune nelle molte proposte legislative presentate, per mettere in evidenza i punti condivisi come punti di forza di una legge che possa essere sostenuta da un ampio consenso. Legiferare in materia di testamento biologico non significa solo garantire il rispetto di un diritto, ma vuol dire accompagnare il paziente sempre, e in specie nella fase di fine vita. Il punto di partenza deve essere il rafforzamento del consenso informato, che negli anni si è trasformato in un adempimento burocratico, e la valorizza- zione della relazione medicopaziente nel processo di cura. Nell`estendere il consenso informato alle condizioni di incapacità del paziente, il medico non può e non deve essere solo un notaio ma, insieme al fiduciario, deve garantire l`attuazione delle volontà dell`ammalato in relazione alla sua reale situazione, momento per momento, fino all`ultimo. Anche chi decide di interrompere le cure non deve essere abbandonato a se stesso. Nel Paese che registra il primato negativo per la carenza di cure palliative e adeguate terapie del dolore, ciò non è per niente scontato, e questa legge deve farsi carico del problema. La credibilità della politica e delle istituzioni sta nella capacità di costruire regole che, per quanto riguarda i temi della vita e della morte, non solo siano ampiamente condivise perché toccano valori etici e morali che stanno alla base della convivenza civile, ma anche che definiscano diritti realmente esigibili.

Per leggere l’articolo di M. Cappato a cui la senatrice Bassoli ha risposto:  link articolo Cappato