Il primo parla in quanto presidente della Cei ed è giusto che dia delle indicazioni precise, anche se mostro qualche riserva sul modo in cui le sta dando. Le parole del Papa, invece, sono molto più generali, con richiami a dati acquisiti dalla teologia cattolica in tema di bioetica”. Franco Cardini storico di matrice cattolica, ha molte perplessità sull’invito all’ astensione da parte dei vertici della Chiesa.
Come si deve comportare un credente?
“Sulla fecondazione assistita ho molti dubbi e, nonostante abbia cercato di documentarmi, non tutto mi e chiaro. Penso che alla fine molti voteranno più che altro perché spinti dalla simpatia».
Ma un cattolico deve seguire l’invito all’astensione?
“Quando è incerto un cattolico deve seguire le indicazioni del magistero della Chiesa. Non mi vergogno a dire che io voterò per disciplina e saranno quattro no”.
La disciplina, però, sarebbe non andare a votare.
“Da cattolico dico che dal cardinale Ruini avrei voluto una indicazione cogente, un obbligo all’astensione. So bene che nel caso di un referendum non c’è alcun dovere di andare a votare, ma come per qualsiasi consultazione sento che ho comunque l’obbligo morale di pronunciarmi. Disertare è un gesto non civico e invitarmi a farlo è menomarmi nelle mie funzioni e nei miei obblighi verso lo Stato. Se Ruini vuole che io non vada a votare me lo deve ordinare; se, invece, mi consiglia di astenermi, non accetto questo consiglio”.
Avrebbe preferito una indicazione netta per il no?
“Rifiuto commistioni con astensioni che saranno dettate da mancanza di senso civico, di preparazione adeguata, di senso di responsabilità. Se il 70% degli elettori disserterà le urne, nessun cattolico chiunque sia potrà dire in buona fede che il referendum è fallito per l’astensione dei cattolici. Non sapremo quanti hanno seguito l’indicazione di Ruini e quanti si sono totalmente disinteressati della materia, così come si sono disinteressati dell’Iraq e di molte altre cose. Se la consultazione fallirà sarà piuttosto perché la società civile è malata di menefreghismo, perché ha carenze di informazione e scarso senso civico. I cattolici non possono cavalcare questo comportamento vergognoso”.
Anche il presidente del Senato Marcello Pera sostiene l’astensione.
“Trovo preziosi i consigli di Pera, perché quando dà una indicazione faccio il contrario e mi sono sempre trovato bene”.
C’è chi a sinistra parla dl ingerenza della Chiesa negli affari interni di uno Stato
“Questa è una stupidaggine laicista. I cattolici italiani sono come i metodisti italiani, come gli ebrei italiani; hanno il diritto di discutere di qualsiasi problema e le gerarchie hanno il diritto di indicare linee di comportamento. Non vi è ingerenza se si pensa alla storia della chiesa cattolica, una grande organizzazione universale che ha, però. un ruolo particolare a Roma. E’ evidente che il capo della chiesa cattolica deve parlare di problemi che toccano tutti. E questo perché la religione cattolica non è intimista e individualista, come può esserlo il buddismo, ma spinge a fare delle scelte, a entrare a contatto con il prossimo e occuparsi di cose che i laici ritengono politica, ma questa è la politicità dell’essere cattolico”