C’è chi teme che si apra un varco per riformare la legge 40

di Marina Valensise
Dallapiccola alla Bellini spiegano i rischi che corre la normativa sulla fecondazione assistita (e la difesa della vita).

Esiste un fronte trasversale che si sta formando per federare centrodestra e centrosinistra, in base al principio di non negoziabilità della vita e della salute umana? La domanda non se la pongono solo i politici che assistono a fatti nuovi, come la decisione annunciata dall’assessore alla Sanità della regione Piemonte di sospendere la somministrazione della RU486, per il mancato rispetto del protocollo voluto dall’ex ministro Francesco Storace, o come l’incarico da parte dell’attuale ministro della Salute, Livia Turco, a Maura Cossutta per rivedere le linee guida del regolamento di attuazione della legge 40 sulla fecondazione assistita. E’ una domanda che si pongono innanzitutto gli scienziati che seguono da vicino e con una certa apprensione l’evolversi della politica italiana e i suoi bizantinismi.

Bruno Dallapiccola, per esempio, il grande genetista presidente del comitato Scienza e vita che da tempo si batte per ottenere dai responsabili politici il massimo della trasparenza su questioni delicatissime e vitali, non ha dubbi. E’ convinto che se si mette mano alla legge 40, come l’Osservatore romano e il quotidiano della Cei sembrano paventare dopo la nomina di Maura Cossutta, s’alzerà un fronte sia nell’area del centrosinistra sia in quella del centrodestra, non disposto a sacrificare il valore dell’embrione. “L’Udeur e la Margherita — dice Dallapiccola — si troverebbero con un pezzo di Udc, di Forza Italia e di An e finirebbero per federarsi com’è successo tre anni fa”. Eppure, Dallapiccola non pensa a un cambiamento tanto significativo rispetto al partito trasversale che ha portato tre anni fa all’ approvazione della legge 40 e alla stragrande maggioranza di astenuti al referendum popolare. “Non penso che ci sia la volontà di mettere mano alla legge.

Romano Prodi l’ha detto chiaramente e io credo che sia opportuno astenersi per la salute dell’ attuale governo”. Certo, è vero che è la stessa legge a prevedere la revisione del regolamento di attuazione. E infatti le tanto contestate linee guida oggi in vigore verranno a scadere nella prossima primavera. Ed è anche vero che secondo Dallapiccola “sarebbe opportuno incaricare del compito una commissione di esperti e non solo di politici”. Resta però che, a suo dire, “non si può pretendere di modificare il contenuto di una legge attraverso il regolamento. Il regolamento precisa e perfeziona il dettato della legge, ma nessuno si illude che possa cambiarlo”, dice Dallapiccola, esprimendo un parere opposto a quello, per esempio, di un’altra pasionaria della bioetica, come Luisa Santolini, che teme invece “un totale stravolgimento”.

Al centro c’è la diagnosi preimpianto

Al centro della questione c’è la diagnosi preimpianto che la legge 40 finalizza al solo scopo terapeutico, curare cioè con una terapia fetale ad hoc l’embrione impiantato che dovesse risultare per esempio affetto da talassemia, escludendo ogni possibilità di eliminarlo attraverso la selezione eugenetica. E’ il portato della cosiddetta “diagnosi osservazionale”, previsto dal regolamento per le grandi atipie della divisione embrionaria. “Il concetto è semplice”, spiega Dallapiccola. “Se invece di far penetrare una cellula uovo da un solo spermatozoo, dando luogo ai 46 cromosomi del dna, la fecondazione in vitro produce un soggetto triploide non vitale, concepito cioè con 69 cromosomi, per un errore della membrana cellula re patologica dell’uovo che non riesce a bloccare la penetrazione degli spermatozoi, la diagnosi osservazionale consente di stabilire che quell’embrione non vitale è inutile andarlo a impiantare”.

Benissimo, ma è proprio su questo punto che i ricercatori radicali, come Giulio Cossu del San Raffaele, cercano di aprire una breccia per spezzare il fronte della sacralità della vita. Gli embrioni malformati, è questo l’argomento, non danno origine a nuovi individui: perciò, come la chiesa accetta la donazione degli organi, così dovrebbe accettare il prelievo della parte sana di un organismo morto come l’embrione malformato. Ma a replicare è un altro scienziato. “Vogliono spacciare la diagnosi preimpianto per curativa, mentre è una forma di selezione eugentica. Oggi gli embrioni si eliminano per tanti motivi, perché femmine, perché hanno anomalie dentarie, perché non hanno predisposizione alla musica. Si parla di prelievo di staminali senza distruggere l’embrione. Ma i bambini nati da embrioni concepiti in vitro sono ancora troppo piccoli, e sino a prova contraria nessuno di noi sa veramente a cosa serviva quel singolo blastomero, la cellulina che abbiamo tolto dal gruppo di otto cellule che formano l’embrione, per analizzarla. E quand’anche fossero embrioni malformati, come vuole Cossu, siamo davvero tornati così indietro al punto da pensare che valgono meno di altri? “.

E’ quello che si domanda Carlo Bellieni, il neonatologo del Policlinico di Siena che cura bambini prematuri di 23 settimane, che pesano meno di un chilo e sono grandi quanto una mano. “Una volta alla nascita venivano gettati via. Ora noi li curiamo, li accarezziamo, li facciamo stare coi genitori e riusciamo a farli vivere”. Per sottrarli all’inquinamento acustico ed elettromagnetico e ai danni connessi, il professore ha appena brevettato un sistema d’insonorizzazione e di pannelli schermati da mettere nelle incubatrici. Dunque, la tutela della salute è per Bellieni il terreno d’intesa sul quale federare un fronte trasversale sia in difesa della legge 40 e del divieto di sperimentazione sugli embrioni sia in difesa della sospensione della Ru486. “La vera domanda non è se giova o meno a una certa morale o a un’ideologia, ma se giova o no alla salute. Considerando il rischio e i danni collaterali di una donna che vede l’espulsione del prodotto di concepimento, la risposta è no. Ci siamo riappropriati del concetto della dignità degli esseri umani che vale indipendentemente dalla persona o dall’età e dovremmo rinunciare a tutelare la salute dell’embrione o dell’anziano, che hanno lo stesso corredo cromosomico e fanno parte della specie umana?”.