A Bruxelles le buone ragioni della ricerca scientifica

Giuseppe Terranova

Si sono aperti giovedi 5 marzo, i lavori del secondo Congresso mondiale per la libertà di ricerca scientifica, promosso dall’Associazione Luca Coscioni, presso la sede del Parlamento europeo di Bruxelles.

Numerosi gli interventi di importanti esponenti della comunità scientifica mondiale, ma anche politici ed rappresentanti del mondo accademico e dei mass-media. Preciso, incisivo e molto interessante l’intervento del Ministro della Salute spagnolo, Bernat Soria.

Si noti tra l’altro che il Ministro prima di essere arruolato in politica con il governo socialista di Zapatero è stato un ricercatore di clara fama a livello mondiale. Soria ha sottolineato l’importante ruolo della ricerca scientifica, definendola "un volano che si ripercuote su tutti gli aspetti della vita quotidiana", in grado di generare benessere.

Naturalmente impressionanti per un osservatore italiano i dati relativi alla ricerca scientifica in Spagna, dal 2004 ad oggi sono stati avviati 65 progetti di ricerca sulle cellule staminali e numerosi progetti relativi ai cosiddetti "farmaci orfani", ovvero programmi in cui le grandi aziende farmaceutiche non sono interessati perché relativi a un bacino ristretto di utenti.

A tal proposito il Ministro ha concluso rilevando l’importanza degli investimenti pubblici nella ricerca scientifica, perché solo attraverso di essa è possibile tradurre i risultati della ricerca in benessere diffuso, evitando la sudditanza agli interessi delle grandi industrie farmaceutiche.

Il vice-presidente del Senato italiano Emma Bonino ha espressamente dichiarato lo stato di degrado dell’Italia in merito alla ricerca scientifica, soprattutto se la si paragona con il resto d’Europa e del mondo. Non si può, inoltre, non citare l’intervento del Professore Pervez Hoodbhoy, del Dipartimento di Fisica dell’Università di Quaid-e-Azam, in Pakistan. Hoodbhoy, infatti, ha offerto alla platea un interessante squarcio sui rapporti tra scienza e Islam, ricordando, nostalgicamente, il nobile passato del popolo musulmano in grado di coniugare questi due elementi in modo proficuo per il mondo intero.

Evidentemente sconfortante il quadro fornito dal Professore sull’Islam del nuovo Millennio, caratterizzato da Università appositamente prive di biblioteche, emblema dell’assoluta assenza di un dibattito culturale e nella fattispecie scientifico. Non altrettanto onesta intellettualmente l’analisi delle cause di tale involuzione, rinvenibile, osserva il Professore, esclusivamente nelle nefaste scelte politiche del mondo occidentale e americano in particolare.

In ogni caso, al di là dei singoli intereventi, il Congresso, promosso dall’Associazione Luca Coscioni, offre in questi giorni un apprezzabile momento di riflessione su tematiche di grande attualità. La vetrina offerta dal Parlamento europeo è senza dubbio prestigiosa, ma data l’assoluta assenza di simili momenti di dibattito e riflessione in territorio italiano, si ha quasi la sensazione di dover ricorrere all’esilio per per far valere le ragioni della scienza.

Eppure persino chi aveva redatto la Costituzione italiana, ormai oltre sessanta anni fa, aveva avuto la lungimiranza di ribadire all’ articolo 9 "la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica (…)" e all’articolo 33 "l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento", come aveva già ricordato l’Europarlamentare e Segretario Generale dell’Associazione Luca Coscioni, Marco Cappato in occasione dell’apertura del Primo Congresso Mondiale per la libertà scientifica, nel 2006.

Forse un giorno anche l’Italia, rileggendo semplicemente la Carta Costituzionale, cambiare passo, abbandonando quello del gambero!