«Sono furibonda e anche mio marito Piergiorgio lo sarebbe. Questa circolare è un insulto, un ricatto, un’ umiliazione per chi come lui ha lottato perché venisse riconosciuto il diritto a sospendere le cure quando la vita diventa impossibile, senza dignità. Quando completamente paralizzato me lo chiedeva battendo le palpebre», dice Mina Welby.
Un insulto? «Sì, uno sfregio ai diritti dei cittadini che davanti a un governo che non fa una legge hanno cominciato a muoversi per far valere le loro ultime volontà attraverso i registri. Bocciarli non ha senso. Ma come gli viene in mente di poter decidere sulla mia vita, sulla mia fine? Su quella decido io. Sicuramente non un ministro, il capo del governo o dello Stato. Lo dice la Costituzione: abbiamo libertà di scelta nella cura, nell`accettarla o rifiutarla
». E perché parla di ricatto? «Perché la circolare ventila possibili ritorsioni contro i comuni che attiveranno registri, che hanno già accettato di raccogliere le volontà della gente, e sono amministrazioni di sinistra». I ministri ipotizzano un uso improprio di persone e risorse. «Non è stata spesa una lira per i registri del testamento biologico. Io e gli altri abbiamo portato in comune le buste con le nostre volontà e pagato le tasse previste per il servizio». Dicono che i registri sono illegittimi perché non c`è una legge. «Prendano esempio dalla Germania. La legge c`è da pochi mesi ma nel Paese, nel corso degli anni, erano già stati stilati ben otto milioni di testamenti biologici in un database. La legge è arrivata sull`onda della volontà popolare». E in Italia? «Non si può andare avanti così, senza rispetto perla persona e le sue scelte. Io ho una dignità anche quando perdo i sensi e non posso dire quali sono le mie volontà. Io non sono un corpo in mano a un ministro che decide cosa fame».
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