Biotestamento, Casini apre al Pd “Meglio una legge più condivisa”

Il manifesto
Daniela Preziosi

Eugenia Roccella passeggia in Transatlantico finalmente sfaccendata. La kombat – sottosegretaria alla salute, con un blitz a poche ore dalla fine del suo mandato, ha varato le nuove linee guida della legge 40, stabilendone un’interpretazione se possibile ancora più oscurantista.
Lo zelo tradizionalista di Roccella presto tornerà a farsi sentire. Ma nella nuova era politica, i cattolici centristi potrebbero esserne meno entusiasti sostenitori.
La notizia è che ieri il leader Udc Casini, fin qui pasdaràn della legge sul testamento biologico ferma al senato, dà un colpetto di freno.
Nei discorsi programmatici il premier Monti ha fatto spesso riferimento ai “valori” ma si è tenuto religiosamente a distanza dai temi etici. Il suo governo ha ricevuto la benedizione d’Oltretevere.
E si capisce, infarcito com’è di cattolici di diverse parrocchie: Ornaghi, rettore della Cattolica di Milano; Riccardi fondatore della Sant’Egidio; Balduzzi, del Movimento ecclesiale.
Ieri all’alba, prima ancora di prendere la fiducia alla Camera, il professore si è scapicollato all’aereoporto di Fiumicino per accompagnare Benedetto XVI alla scaletta dell’aereo che lo portava in Benin.
Un primo saluto, organizzato in fretta e furia. Eppure Monti sa che per la sua maggioranza bipartisan le questioni etiche e i diritti civili sono un campo minato. Meglio stare alla larga.
L’esatto opposto di quello che invece vuole il cardinal Bagnasco, il presidente della Cei che ieri ha pronunciato una lectio magistralis dopo un’ora esatta dal voto di fiducia.
E c’è chì giura che il dibattito nell’aula di Montecitorio è stato convocato molto presto (alle 9 e 45) per dare la possibilità ai politici invitati di ascoltare la “lezione che apriva il convegno di Scienza e vita.
I politici sono: Casini, Bersani, Alfano e Maroni, che però ha declinato.

“Larghe intese contro i diritti in attesa: coppie di fatto, divorzio breve, testamento biologico, fecondazione assistita, ricerca scientifica”, dicevano fuori dalla sala i radicali e l’associazione Luca Coscioni.
“Nessuna lezione di democrazia e bioetica può venire dalla Cei e da Scienza e Vita, ovvero dai due protagonisti del sabotaggio al referendum sulla legge 40”, secondo il segretario radicale Mario Staderini, “ai politici che sono dentro dico che non servono larghe intese in salsa vaticana, bensì i diritti civili che milioni di italiani aspettano da troppi anni”.
Dentro, naturalmente, tira tutta un’altra aria.
“La vita umana è considerata uno di quegli argomenti divisivi di cui è meglio non parlare”, lamenta Bagnasco, descritto in queste ore come l’alta porpora che dal nuovo governo avrebbe preteso di più, in quanto a posti chiave per i cattolici.
Ma i cristiani, continua il cardinale, “offrono il loro contributo senza per questo dover mettere tra parentesi la propria coscienza”, una coscienza che è “eco della voce di Dio”. E dice, l’eco e la voce, che “la vita umana è il primo valore, dal suo concepimento alla sua fine naturale”. Neanche tanto felpato il riferimento al testamento biologico.
“Vita, persona, famiglia e sussidiarietà. Questi sono i nostri valori, e da questi valori s’è mossa la nostra azione politica”, rivendica subito Angelino Alfano. “Ragioniamoci insieme”, chiede, quasi implora Pier Luigi Bersani.

“Non possiamo rifiutare di parlare dei temi etici solo perché sono divisivi. Un parlamento non può decidere come deve morire una persona. Io sono segretario di un partito di credenti e non. Da noi è in corso una ricerca per trovare una base comune che io chiamo umanesimo forte”. Qui, a sorpresa, arriva la mezza apertura di Casini. Più che una ciambella di salvataggio per il Pd è però una messa in sicurezza del governo Monti.
Sembra persino una richiesta all’indirizzo del Vaticano: quella di non calcare la mano, almeno per ora. L’esecutivo “non poteva affrontare nel programma le questioni etiche”. Ma “non perdiamo l’occasione che abbiamo oggi, quando queste questioni vengono affrontate solo con l’intento di creare maggioranze di fatto non si consolidano nella gente. Ora dobbiamo fare di tutto perché la base di condivisione su questi temi si ampli sempre di più”.

 

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