Il primo a mostrarsi sensibile verso la supplica era stato il Presidente Giorgio Napolitano. Ieri l’Associazione Luca Coscioni ha raccolto in casa radicale il parterre des rois della bioetica italiana.
C ‘era Federico Sciarra, lo pneumologo che segue Welby, Demetrio Neri ordinario di Bioetica all’Università di Messina, Vittorio Angiolini il giurista che segue Beppe Englaro (il padre di Eluana, in stato vegetativo dal ’92), Mario Sabatelli, neurologo della Cattolica di Roma, Franco Henriquet, della Fondazione Gigi Ghiorotti per l’assistenza ai malati di cancro, Ignazio Marino Ds, presidente della commissione Affari sociali del Senato. Il loro responso ma qualcuno li accuserà d’essere di parte e che staccare la spina si può. Anzi in alcuni casi sì deve.
Ma per Welby non si può parlare di eutanasia ha spiegato Mario Sabatelli, ricercatore dell’Istituto di neurologia dell’Università Cattolica di Roma il paziente ha diritto a rinuncia re ad una cura che non tollera più. Anche la Chiesa accetta questa eventualità. Di cure di fine vita parla con trasparenza Franco Heriquet, fondatore della Fondazione Gigi Ghirotti per l’assistenza ai malati di cancro –
Il rispetto della volontà e fondamentale anche da parte di un medico cattolico-.
Il segreto di pulcinella
L’eutanasia non è sconosciuta in Italia. E’ il segreto di pulcinella della sanità , dice Carlo Flamigni, Università di Bologna. – I medici hanno sempre applicato una forma di pietosa solidarietà: si accentua la situazione, si somministra qualche farmaco di più, e piano piano il sonno diventa definitivo.
– Flamini riconosce riconosce a Piergiorgio Welby molto coraggio: quando si richiama l’attenzione su ai se sì rinuncia a quei privilegi legati allo stare in di sparte. E’ un atto di grande generosità -. Il prof Sabatelli sottolinea che in discussione non c’e l’eutanasia: tra i suoi pazienti, malati di sclerosi laterale amiotrofica, alcuni di quelli ridotti all’immobilità e tracheostomizzati -non tollerano più quella situazione: a quel punto non si tratta più di eseguire una terapia ma di prolungare la sofferenza -.
A quel punto, sottolinea, non e più soltanto lecito, ma è doveroso staccare la spina- Detto dall’alto di una cattedra della Cattolica. Il bioeticista Demetrio Neri concorda. – non si viola nessuna legge né etica ne giuridica: anzi, si rispetta la volontà del paziente». Purtroppo aggiunge una larghissima incertezza legislativa sulla materia, e molto spesso il medico sceglie la strada più sicura dal punto di vista giuridico, che di solito e la più tortuosa per il paziente.
Ignazio Marino, medico cattolico eletto con la Quercia al Senato, non si tira indietro. – Eutanasia attiva, passiva, sono definizioni che creano solo confusione, non dovrebbero essere utilizzate-, dice. Anche perché, dice: il caso Welby non c’entra con l’eutanasia: sì tratta di consenso informato: il paziente, quando ancora consapevole; ha il diritto, conosciute le conseguenze; di scegliere cosa vuole, o non vuole, sia praticato su di se-.
A Radio Radicale: va in onda un filo diretto con Angelo Piazza, capo gruppo della Rosa nel Pugno in commissione affari costituzionali alla Camera, quando telefona una ascoltatrice da Roma. Vorrei chiedere una cosa. In tanti hanno paura dell’eutanasia, e poi scopriamo che cinquantamila persone l’anno che chiedono di essere curate ci rimettono la vita per gli errori del personale negli ospedali. La medicina non dovrebbe aiutare a stare meglio tutti?