Bioetica, la nostra voce arriva all’estero, ma qui nessuno ci ascolta.

La prima persona dalla quale sentii parlare "politicamente" di esperimenti con cellule staminali embrionali dei topi fu Luca Coscioni. Era l’ottobre del 2000, e Luca si candidava alle elezioni online dei Radicali per lottare contro gli ostacoli che in vari Paesi impedivano la ricerca scientifica sulle staminali embrionali umane. Nell’ottobre 2007, il Premio Nobel viene assegnato a tre ricercatori che hanno lavorato sulle staminali embrionali dei topi: tre scienziati che hanno subito preso posizioni nettissime contro le proibizioni della ricerca sulle staminali embrionali umane. Dice l’americano di origini italiane Mario Renato Capecchi che quelle proibizioni sono "insensate", perché colpiscono e impediscono la lotta contro malattie terribili.
Capiamo così meglio, oggi, come Luca sia stato un leader politico, e perché 100 Premi Nobel ne abbiano negli anni sostenuto l’azione. E forse oggi possiamo capire meglio alcuni fatti del nostro presente.

Primo fatto: Stephen Minger, lo scienziato che vuole fare ricerca sugli embrioni ibridi uomo-animale è venuto in Italia a spiegare i suoi esperimenti. Con lui c’era Emily Jackson, membro dell’Autorità britannica per l’embriologia e la fertilità, l’organismo che ha condotto la campagna di informazione e consultazione coinvolgendo l’opinione pubblica britannica, divenuta quindi massicciamente favorevole al via libera alla sperimentazione. Minger e Jackson sono venuti in Italia, ma non ospiti del Ministero della ricerca o della Salute, e meno che mai del Comitato Nazionale di Bioetica (CNB). Sono stati contattati e convinti a venire in Italia da Giulia Innocenzi, dell’Associazione Luca Coscioni.

Secondo fatto: il Presidente del Consiglio Prodi ha autorizzato il Presidente del CNB, Francesco Paolo Casavola, a disfarsi dei suoi vicepresidenti: la scienziata che ricerca sulle staminali embrionali Elena Cattaneo (co-promotrice del Congresso Mondiale per la libertà di ricerca) e la bioeticista Cinzia Caporale. Le motivazioni espresse, nero su bianco, da Casavola nella lettera indirizzata a Cattaneo e Caporale (e a Luca Marini, l’ultra clericale aggregato all’epurazione sol perché un suo salvataggio non sarebbe stato giustificabile), sono degne più di un "tribunale del popolo" che non di un Presidente emerito di Corte Costituzionale: "Mi rendo conto – ha scritto – che la vicinanza di due di Voi con lo schieramento cui appartengono i miei tre accusatori (i "coscioniani" professori Corbellini, Flamigni e Neri, ndr) non poteva non causarVi oggettivo imbarazzo": e quindi, rimovendole, le ha tolte dall’imbarazzo. Impegnato all’esegesi settimanale dei diktat vaticani, questo Presidente non ha realizzato una sola iniziativa di coinvolgimento dell’opinione pubblica su rischi e opportunità delle nuove frontiere della biomedicina. Non gli è passato nemmeno per la testa il fatto che forse i Minger, i Capecchi (e persino gli anti-Minger e anti-Capecchi, più difficili da trovare ma pur sempre, volendo, rinvenibili) in Italia avrebbe dovuto invitarli lui.

Terzo fatto: il Presidente della Commissione Sanità del Senato, Ignazio Marino, ha chiesto a Walter Veltroni di pronunciarsi sui casi Welby e Nuvoli. Non lo ha sollecitato a esprimere una posizione astratta, e perciò inutile, del tipo "no all’eutanasia – sì al testamento biologico", che può voler dire tutto e nulla. No: gli ha sottoposto il caso di due volontà concrete, due corpi, due malattie, due morti ben concreti. Veltroni, lanciato verso l’"incoronazione", ha ritenuto opportuno schivare. Come immancabilmente hanno sempre fatto Prodi, Rutelli, Berlusconi e gli altri "leader", contro Luca Coscioni e i Radicali.

Quarto fatto: la sentenza della Cassazione sul caso Englaro e le motivazioni del Tribunale che ha assolto Mario Riccio sul caso Welby hanno aperto nuovo spazio all’affermazione dei diritti e delle libertà individuali. Ora il legislatore non potrà ignorare l’esistenza del diritto costituzionale all’autodeterminazione del malato, e l’obbligo per lo Stato di rispettarne la volontà. E diventa anche più chiaro che una legge che volesse rimettere in discussione tale diritto non sarebbe accettabile.

Quinto fatto: a Boston c’è ed opera il nucleo promotore di una cellula Coscioni. Lo animano gli scienziati Andrea Ballabeni, Andrea Boggio e Massimo Merighi. Essi hanno partecipato alla conferenza annuale della Coalizione per il Progresso della Scienza Medica, in quegli Stati Uniti dove la partenza del Presidente Bush determinerà con ogni probabilità la caduta del veto presidenziale ai finanziamenti federali diretti alla ricerca sulle staminali embrionali. E’ un piccolo evento, quella partecipazione, quel dibattito scientifico: ma consideriamolo come un segnale positivo, una direzione di marcia per l’Associazione Coscioni.